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Dopo l’assaggio della scorsa estate arriva in Italia l’atteso tour della Dave Matthews band. Con tre date imperdibili
È un appuntamento da non lasciarsi sfuggire il ritorno in Italia della Dave Matthews band (conosciuta anche con l’acronimo di Dmb ndr) una delle jam band più amate al mondo. Dopo la scintilla ravvivata con la splendida esibizione dello scorso luglio sul palcoscenico del Lucca summer festival - mancavano dai nostri palchi da undici anni - il gruppo di Charlottesville torna con tre date (si esibirà il 22 febbraio al Palasharp di Milano, il 23 al Palalottomatica di Roma e il 25 al Palasport di Padova), a testimoniare un ritrovato feeling con il pubblico della penisola. Pur avendo ottenuto fino a oggi un riconoscimento piuttosto dimensionato nel nostro Paese, la Dave Metthews band ormai da quasi vent’anni (il gruppo fu fondato dal vocalist e chitarrista Dave Matthews nel 1991), concerto dopo concerto, ha stregato le platee americane e conquistato la critica che, senza riserva alcuna, annovera i loro live act tra i migliori della storia. Negli Stati Uniti, se dici Dave Matthews il pensiero corre al Central park pieno a perdita d’occhio da cui si leva un canto all’unisono, a centinaia di concerti tutti sold out, e a fatturati da capogiro che mettono la band ai vertici dei tour di più ampio profitto. Sotto la lente della discografia, i risultati sono altrettanto sconvolgenti, basti pensare che un album come Under the table and dreaming, nel 1994, toccò quota sei milioni di copie vendute, ma numeri record vengono anche dagli altri sei dischi in studio e dalla valanga di registrazioni dal vivo lanciate sul mercato. Un melting pot di generi musicali, quello di Matthews e soci. Capace di unire sapientemente rock, jazz e forma canzone, in un mix di poesia ed energia di grande impatto emotivo che trova compimento in un tasso tecnico difficilmente equiparabile.
La tournée europea porterà nel vecchio continente l’ultimo lavoro Big whiskey and the groogrux king, edito dalla Warner Bros (pubblicato lo scorso anno e che ha subito raggiunto la prima posizione in classifica con ben 424mila copie vendute, confermando ancora una volta lo status di star negli States), una perfetta istantanea dei profondi cambiamenti nella storia del gruppo. Uno in particolare dovuto a un fatto doloroso. Durante la lavorazione del disco, purtroppo, è prematuramente scomparso il sassofonista LeRoi Moore. L’incidente accaduto il 19 agosto 2008 è stato un duro colpo per la band che dopo un primo momento di crisi ha deciso di dedicarsi al completamento di questo album al quale il musicista scomparso era molto legato. Un’assenza che ha determinato una variazione di rotta importante, modificando da molti punti di vista gli equilibri interni del gruppo; dal vivo subentra il sassofonista Jeff Coffin (già membro del gruppo di Béla Fleck) e nella sostanza il suono della band subisce modificazioni che portano le chitarre di Tim Reynolds - vecchio compagno di viaggio della band - ad assolvere ruoli più significativi nelle architetture del gruppo. Ma per completezza bisogna dire anche che era dai tempi di “Crash” (datato 1996) che si aspettava dalla Dave Matthews band un album di questo livello, ancora una volta ricchissimo di sfumature. Di fatto, ieri come oggi, è difficile ingabbiare la Dave Metthews band, perché ogni concerto cela un momento unico e difficilmente ripetibile. di Andrea Scaccia 18 febbraio 2010
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