Inchiesta: Il maraffare
Left n.9 del 10 marzo 2006I magistrati di Catanzaro l’hanno chiamata Poseidone. Dietro l’inchiesta sui depuratori finanziati dalla Ue per eliminare la mucillagine dalle coste calabre, una storia di tangenti, consulenze gonfiate, collaudi mai eseguiti. Un affare illecito da 200 milioni che per i giudici porta dritto ai politici.
di Giovanni Vignali
 
Dovevano guarire il mare calabrese ammalato d’inquinamento, ma dopo otto anni ininterrotti di emergenza ambientale, quella del 2005 è passata alla cronaca come “la sporca estate”.  Fra maggio e settembre, centinaia di chilometri di costa erano in condizioni pessime, una cinquantina «permanentemente non balneabili»: una striscia bianca larga 80 centimetri emergeva ogni giorno, respingendo i bagnanti. Per queste ragioni il presidente della Regione Agazio Loiero è stato costretto a chiedere scusa ai turisti, diminuiti del 35 per cento rispetto al 2004. E i politici calabresi responsabili dell’Ufficio per l’emergenza ambientale nel periodo 1997-2004 sono finiti al centro di un’inchiesta dal nome simbolico - Poseidone - condotta dai magistrati di Catanzaro Luigi De Magistris e Isabella De Angelis. Gli avvisi di garanzia hanno seguito l’evolversi di un’indagine (ancora tutta da dimostrare in tribunale) che adesso si è spostata dalla truffa ai danni dell’Ue, per come sono stati utilizzati i fondi, a ipotesi giudiziarie ben più pesanti:  disastro ambientale, associazione a delinquere, corruzione e  riciclaggio.

Tutto inizia con una segnalazione della Corte dei Conti: «Solo il dieci per cento delle opere messe a bilancio è stato collaudato», col risultato di creare «pericolo per la salute pubblica», un pericolo dovuto a rilevanti casi di malattie dermatologiche e gastrointestinali. Nel mare calabrese scaricano rifiuti più di 1.500 fra torrenti e fiumare; uno dopo l’altro, sono stati sequestrati e chiusi i depuratori di Paola, Amantea, Falconara Albanese, Fuscaldo. A Fiumefreddo Bruzio l’impianto, inaugurato a fine luglio, riversava sulla spiaggia quantità di cloro 250 volte il limite di guardia già ad agosto. Nel mirino degli inquirenti sono finite le strutture per la depurazione delle acque a Praia a Mare, Guardia Piemontese, Lamezia Terme e Gizzera, Vibo Valentia, Nicotera, Briatico, Parghelia, Zambrone, Tropea, Ricaldi, Joppolo, Catanzaro Lido, Scalea. Uno dei punti più critici è risultato il mare davanti a Pizzo Calabro: i battelli comprati in fretta e furia per porre rimedio a quello che si profilava come un vero e proprio anno orribile hanno recuperato 16 tonnellate di schifezze (soprattutto plastiche). Secondo i pm De Magistris e De Angelis, l’Ufficio per l’emergenza ambientale in Calabria avrebbe «derogato per diversi miliardi di euro alle procedure comunitarie in materia di appalti», trasformandosi in una centrale di distribuzione di soldi e opere realizzate senza tener conto «delle norme, nazionali e comunitarie, a tutela della concorrenza e della trasparenza». Al momento, dodici sono gli indagati e 69 le perquisizioni effettuate.

Il superteste
De Magistris e De Angelis hanno indagato Giuseppe Chiaravalloti (vedi scheda pagina 11), ex magistrato ed ex governatore della Regione in quota Forza Italia, attualmente vicepresidente dell’autorità garante della privacy; Domenico Basile, suo assessore all’Ambiente ed ex parlamentare di An; Giovanbattista Papello, consigliere di amministrazione Anas ed ex subcommissario per l’emergenza rifiuti in Calabria; Roberto Mercuri, amministratore delegato di Pianimpianti Spa, una delle aziende coinvolte nello scandalo. E, con loro, Bruno Barbera, Giuseppe Mazzitello, Claudio Dicembrini, Giuseppe Scordo, Emanuela Democrito, Pasquale Torquato, Francesco Manduca, Vincenzo Restuccia, Santo Lico. Ciò su cui si indaga adesso potrebbe essere ben più grave di quanto si potesse supporre soltanto pochi mesi fa: impianti usati come copertura per distribuire tangenti; consulenze gonfiate per strutture rimaste solo sulla carta, collaudi mai eseguiti, costi spropositati, progetti incompleti. Un affare illecito da 200 milioni secondo i pubblici ministeri, con una selva di società intersecate fra loro secondo il classico sistema delle scatole cinesi, in cui figuravano persone che facevano parte delle strutture pubbliche, o loro prestanome. Secondo la ricostruzione di un superteste - la cui identità risulta tuttora sbarrata dagli omissis - il denaro che da Bruxelles arrivava a Reggio Calabria si fermava, in percentuali dal 3 al 7 per cento, fra mani piccole e grandi, calabresi e romane. Una ricostruzione ritenuta attendibile, con tanto di nomi e cognomi di referenti politici di calibro nazionale. Fabio Schettini, già assistente del vicepresidente della Commissione europea Franco Frattini, attivissimo coordinatore dei club azzurri a Roma; lo stesso Papello, stretto collaboratore del viceministro delle Infrastrutture Ugo Martinat (An). Senza dimenticare che il vicepresidente della Pianimpianti Spa, la società di cui è amministratore delegato Roberto Mercuri, risultava essere sino al 29 novembre scorso Franco Bonferroni: sottosegretario ai tempi della Dc negli ultimi governi della prima Repubblica, attualmente consigliere d’amministrazione Finmeccanica, già sotto processo con l’attuale segretario nazionale dell’Udc Lorenzo Cesa per la storia delle tangenti all’Anas (entrambi furono dapprima condannati e, successivamente, prosciolti con formula piena). Come ha spiegato al Giornale di Reggio Emilia l’avvocato dello stesso Bonferroni, il politico Udc non è indagato, ma il suo appartamento è stato perquisito. La Pianimpianti viene descritta negli atti come società centrale, aggiudicataria di appalti importantissimi, e risulta aver riconosciuto all’indagato Papello «diversi assegni per un importo complessivo di oltre un milione di euro».

Due uomini in fuga
Prima di sfiorare i palazzi del potere, l’inchiesta per truffa  ambientale sui denari provenienti dall’Ue è dovuta transitare per Domodossola. Era il 18 maggio 2005: il treno 220 partito da Milano e diretto a Parigi viene fermato alla frontiera. Gli uomini della guardia di finanza a bordo controllano Giuseppe Mercuri (ex capo dell’ufficio viaggiatori della dogana di Chiasso) e il figlio Cesare. Dicono di non avere denaro oltre al poco contante che si trova nei loro portafogli. Basta un’ispezione più accurata per far saltare fuori una busta di plastica. Dentro si trovano 6.708 banconote da 500 euro, per un totale di 3 milioni 354mila euro. I risparmi di una vita? Difficile da credere, visto che nel 2004 Giuseppe Mercuri aveva dichiarato un reddito complessivo lordo di poco più di 38mila euro. A nessuno, in Procura a Catanzaro, è sfuggita invece la parentela dei due (rispettivamente padre e fratello) con Roberto  Mercuri, il dirigente di Pianimpianti risultato in contatto con altre società coinvolte nello scandalo. Né sono apparsi casuali i rapporti telefonici di quest’ultimo, nei giorni precedenti, con altri indagati, le numerose operazioni bancarie fra la fine del 2004 e i primi mesi del 2005, quando l’inchiesta della Procura stava prendendo forma. Quel viaggio verso il Lussemburgo dei due uomini intercettati dalla guardia di finanza non è avvenuto in un giorno qualsiasi: 24 ore prima le perquisizioni ordinate dai magistrati erano andate a segno.

Papello: conti, diamanti e intercettazioni
Il bel mare calabrese messo a rischio inizia a puzzare quando l’inchiesta Poseidone comincia a far saltare fuori di tutto dalle case di alcuni degli indagati. Perché, ad esempio, a casa di Papello (ex subcommissario per l’emergenza rifiuti in Calabria) il 16 maggio scorso furono trovate trascrizioni di intercettazioni telefoniche illegali? Secondo gli appunti rinvenuti, il 15 novembre 2004 un politico del centrosinistra e il presidente dell’Anas Vincenzo Pozzi avrebbero avuto un colloquio. Ma non erano soli: qualcuno li ascoltava e trascriveva la loro conversazione. Per usarla come, ancora non si sa. La circostanza del dialogo fra i due non è confermata ufficialmente dai tabulati telefonici, così come il contenuto. In quell’appartamento, però, c’era di più: le coordinate bancarie di un conto corrente intestato ad Alleanza nazionale, a casa di un politico che nel solo 2003 ha ricevuto 500mila euro da quattro imprese collegate all’emergenza rifiuti. Papello ha replicato: «Ho dichiarato al fisco tutti i compensi, è la legge a prevedere che il responsabile del procedimento, quale io ero, faccia l’ingegnere capo delle opere. Il conto corrente di An lo tenevo perché ero intenzionato a versare un contributo. Le intercettazioni? Sono arrivate in busta anonima, non so chi le abbia fatte. Forse servivano a mettere in cattiva luce Pozzi, nominato dal centrodestra, dimostrando che aveva colloqui con politici del centrosinistra. Avrei voluto parlarne con lui, non ho fatto in tempo». Gli inquirenti sono rimasti sbalorditi davanti al patrimonio di quest’uomo: una villa e un superattico acquistato nel centro di Roma, un’imbarcazione da diporto, le perizie con tanto di polizze assicurative su costosi diamanti, scritture per la compravendita di opere d’arte. E ancora, nelle disponibilità dell’ex subcommissario per l’emergenza rifiuti in Calabria, conti correnti presso undici diversi istituti di credito, da Mediolanum sino a oltre confine,  alla Banque Popolaire Cote d’Azur. A incuriosire ancor di più  i magistrati sono stati i flussi di denaro da una delle società nel mirino dell’inchiesta - la Data General Security di Roma - verso i conti della convivente di Papello (200mila euro). La Data General Security, un gigante nel mondo della sicurezza, ha fra le sue molteplici attività anche quella di bonifica telefonica e ambientale. Il suo proprietario, Salvatore Di Gangi, 59 anni, siciliano, nel 2004 decide di diventare proprietario della maggioranza delle azioni, successivamente rivendute, di una seconda società - la Digitaleco Optical Disc, costituita proprio da Papello (attraverso la convivente, Maria Assunta Lanzetta), Schettini e dall’attuale segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa (quest’ultimo non è indagato, ma contattato da Left Avvenimenti, non ha voluto commentare). «Un business singolare - hanno già scritto Peter Gomez e Marco Lillo sull’Espresso -. Visto che, al termine della complessa operazione, sarà garantito il pagamento del 100 per cento del prezzo pattuito (1milione 750mila euro); solo la Regione Calabria verserà alla Digitaleco un finanziamento da 1.5 milioni di euro». Anche su questo punto Giovanbattista Papello ha fornito la sua versione dei fatti: la cessione delle quote della Digitaleco, sua e degli «amici Cesa e Schettini», avvenne dopo che il numero uno dell’Udc e il braccio destro di Frattini gli presentarono Di Gangi in qualità di imprenditore «estremamente solido».

Viaggi all’estero
Sarà una coincidenza, ma questo incrociarsi e convergere di manager, affaristi e uomini politici all’altezza delle dogane verso la Svizzera e il Lussemburgo è un elemento che si ripete insistentemente, nelle carte dell’inchiesta. Il 24 novembre 2003 Nicolino Volpe (autista del sottosegretario Udc Pino Galateri) veniva fermato al valico di frontiera di Brogeda (Co), proprio in compagnia di Roberto Mercuri. Perché i due erano insieme? E, soprattutto, cosa facevano insieme?
Che Volpe faccia da autista del sottosegretario Pino Galateri (Udc) l’ha scritto Chiara Spagnolo del Quotidiano della Calabria, e Galateri le ha inviato una precisazione limitandosi a dire che non esiste nessun contratto ufficiale fra lui e Volpe. Il 21 gennaio 2005, sempre Volpe veniva fermato di nuovo a Brogeda, stavolta in ingresso in Italia proveniente dalla Svizzera, assieme a Annunziato Scordo, 59 anni, commercialista di fiducia dell’ex governatore della Calabria Giuseppe Chiaravalloti. Di nuovo. I maligni potrebbero chiedersi: perché i due erano insieme?
La moglie di Scordo, tra l’altro, è stata la segretaria particolare di Chiaravalloti, ma soprattutto il commercialista risulta essere il presidente della Pianimpianti, società amministrata da Roberto Mercuri.
Verso il Lussemburgo viaggiavano il padre e il fratello di Mercuri, con oltre 3 milioni di euro in contanti nascosti in una busta di plastica, nello stesso paese ha sede la Recurfin Spa, società finanziaria su cui i pm hanno puntato l’indice. Infine - annotano i magistrati - documenti relativi a cospicui conti esteri lussemburghesi sono stati ritrovati nei locali utilizzati da Giovanbattista Papello. Un intrico di nomi, società e soldi che si inseguono e si rincorrono come nel più impenetrabile dei labirinti: i magistrati catanzaresi hanno deciso di addentrarvisi, e sono pronti a muovere il prossimo passo. Forse già nei prossimi giorni.
 
10 marzo 2006