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Chiesa: i giorni del condom Stampa E-mail
In Vaticano è in atto lo scontro. Da una parte le aperture pastorali di Barragan, dall’altra la chiusura netta del custode della teologia, Trujillo.
di Giuseppe Di Leo


L’aveva detto il cardinale Javier Lozano Barragan  che il tema sull’uso del preservativo «è un punto che preoccupa molto papa Benedetto XVI». Ma non solo il pontefice. La decisione presa qualche giorno fa da Joseph Ratzinger di valutare, insieme alle ragioni contrarie all’uso del condom, anche quelle favorevoli, ha sparigliato le carte nella Chiesa. E creato una spaccatura all’interno della curia vaticana. Da una parte, infatti, ci sono le ragioni della tradizionale teologia morale, dall’altra le argomentazioni della pastorale sanitaria. Con tanto di pro e contro.

Favorevole a considerare la questione sul piano della misericordia pastorale è il cardinale messicano Javier Lozano Barragan. Che non è proprio l’ultimo arrivato, dal momento che occupa il posto di capo del Pontificio consiglio per la salute (una specie di ministero della sanità) e di cui papa Ratzinger si fida senza riserve. Barragan sa che in Vaticano la posizione contraria al preservativo è ancora maggioritaria. E allora che cosa si inventa? La settimana scorsa convoca in Vaticano circa cinquecento medici e specialisti sulle malattie infettive, facendoli confrontare anche sulla pandemia dell’Aids. Il porporato latinoamericano resta colpito dai dati sulle persone uccise dalla malattia, trasmessa soprattutto per via sessuale, che sono circa 720.000 in Europa occidentale e più di 11 milioni, sommando anche i morti in Africa e in India. Convoca allora la stampa accreditata presso la Santa Sede e, sugli aspetti morali collegati alla propagazione per via sessuale del contagio, rilascia la seguente dichiarazione: «Se esistono colpevolezze non sta a noi giudicarlo. A noi come Chiesa spetta il ministero della misericordia e non delle condanne, che spetta solo a Dio».

Al convegno in Vaticano il cardinale Barragan si è però guardato bene dall’invitare due autorità che, sull’argomento, avrebbero spostato l’orientamento in ben altra direzione. Sia in ambienti della Congregazione per la dottrina della fede che in quelli del Pontificio consiglio per la famiglia si è mugugnato per il mancato invito ai rispettivi capi, i cardinali William Joseph Levada e Alfonso Lopez Trujillo. I due porporati non sono affatto d’accordo con l’impostazione del collega messicano: per Levada e per Trujillo le ragioni pastorali non possono essere anteposte a quelle della tradizionale teologia morale.

Il confronto, dapprima oscuro e sotterraneo, è ormai aperto. Soprattutto per effetto della decisione papale di valutare le ragioni degli uni e degli altri. Grosso modo, la curia è favorevole alle argomentazioni dottrinali dei cardinali Levada e Trujillo laddove la sensibilità “pastorale” di Barragan trova più disposte all’accoglienza le realtà diocesane. In curia un alleato di Barragan è stato, fino alla sua morte, il cardinale Mario Francesco Pompedda. Per molti anni considerato il giurista di Giovanni Paolo II, Pompedda ha polemizzato con il cardinale Trujillo sull’aborto, definito da quest’ultimo «omicidio», e sull’analogia fra la Shoah e la distruzione degli embrioni fatta sempre dal cardinale colombiano. Adesso a sostenere le ragioni pastorali per un’apertura di Santa Romana Chiesa all’uso del preservativo è il biblista e cardinale emerito di Milano, il gesuita Carlo Maria Martini. In un’intervista al medico cattolico Ignazio Marino, attuale parlamentare dell’Ulivo, il porporato si è detto favorevole al condom come «male minore» per quelle coppie che rischiano il contagio da Hiv.

Non è che Barragan (come del resto Martini) sia un rivoluzionario. Tutt’altro. È un tradizionalista, come gran parte dei cardinali attuali di provenienza latinoamericana. E neanche lo si può accusare di fare il gioco delle multinazionali farmaceutiche, che pubblicizzano l’uso del preservativo. Infatti, il cardinale Barragan proprio in quel convegno in Vaticano ha trovato il modo di attaccarle. «La lobby delle multinazionali farmaceutiche ha fatto pressione affinché non si arrivi alla ratifica degli accordi di Doha per la fruibilità dei farmaci e soprattutto rispetto all’accordo che si chiama “Trips”, nel quale si evidenziava come alcuni farmaci non dovessero essere oggetto di brevetti. Queste lobby hanno fatto in modo che alcuni medicinali non siano fruibili in tanti Paesi, praticando prezzi altissimi anche per i Paesi poveri. La conseguenza è che tante persone nel mondo muoiono per mancanza di medicinali». Parola di cardinale.

Ratzinger in questo momento è in Turchia in altre faccende affaccendato, ma al suo ritorno i problemi connessi alla liceità morale dell’uso del condom saranno una delle prossime priorità del pontificato.

1 dicembre 2006

 
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