Il governo mette mano alla Sogin, la società che gestisce i rifiuti radioattivi in Italia. Già con la Finanziaria. Parla il ministro Bersani. di Daniela Preziosi
Il governo è pronto a intervenire subito per la riorganizzazione della Sogin, la principale società che in Italia gestisce gli impianti elettronucleari, le scorie e i rifiuti radioattivi. In più, con la fine dell’anno si chiude la fase dell’emergenza e dei poteri starordinari del commissario, quelli che tante polemiche hanno suscitato da Scanzano a Saluggia, e si torna alle procedure ordinarie. Parola di Pierluigi Bersani, ministro dello Sviluppo economico, al cui dicastero spetta, per legge, il compito di dare gli indirizzi operativi dell’azienda (le azioni sono del ministero dell’Economia). Il provvedimento che taglia il consiglio di amministrazione da nove a tre membri è stato inserito nel maxiemendamento alla Finanziaria (al comma 166 del nuovo articolo 18) e prevede la nomina dei nuovi vertici entro 45 giorni dalla entrata in vigore della legge. Quindi entro i primi dieci giorni del febbraio 2007 la Sogin avrà i nuovi vertici. Bersani non si spinge oltre, ma sembra evidente che l’era del generale Carlo Jean alla gestione delle scorie radioattive e dell’emergenza nucleare sia ormai agli sgoccioli.
Negli ultimi mesi nel sito nucleare dell’Enea Casaccia, alle porte di Roma, si sono verificati due incidenti che hanno riaperto il dibattito sulle procedure di sicurezza utilizzate dalla Sogin, come raccontato da Left nel numero scorso. Su questo, e in generale sul riordino di tutta la materia del decommissioning nucleare, il governo pensa di intervenire? È da oltre quindici anni che sono stati arrestati gli ultimi impianti nucleari in esercizio e ne sono passati più di quarantacinque dalla messa in esercizio dei primi. In questo intervallo di tempo va collocata la nascita di tutti gli impianti nucleari italiani. È quindi evidente la loro obsolescenza. Una vecchiaia che può comportare qualche incidente che, se pure piccolo, finisce per avere un’immediata risonanza, considerato il settore di cui stiamo parlando. Senza contare che anche le contestazioni frequenti di cui è oggetto la Sogin accentuano l’eco di questi eventi. Ma non credo che ci siano ragioni di allarme: gli impianti, anche se vecchi, sono gestiti in sicurezza e gli incidenti non possono arrecare danno né all’ambiente, né alle popolazioni. È chiaro, comunque, che c’è ancora molto da fare, visto che solo pochissimi impianti, del tipo sperimentale o di ricerca, sono stati smantellati. Il governo ha senz’altro intenzione di intervenire nel settore per creare le condizioni affinché il decommissioning degli esiti del nucleare avvenga nelle migliori condizioni di sicurezza, con tempi ragionevoli, anche al fine di limitarne i costi per la collettività.
Sta per scadere il decreto per l’emergenza nazionale sul nucleare. Sarà rinnovato? A dicembre scade il quarto anno dell’emergenza relativa all’attività di smaltimento, in condizioni di sicurezza, dei rifiuti radioattivi italiani. Emergenza istituita con decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 14 febbraio 2003, che ha creato una protezione fisica più efficace attorno ai siti nucleari. Ma è chiaro che queste attività si realizzano solo con il concerto delle popolazioni dei siti dove si trovano i rifiuti e gli impianti e non con strumenti di comando e controllo.
Il suo governo ha già ricevuto quattro interrogazioni parlamentari, due da Rifondazione comunista e due dai Ds, sugli incidenti alla Casaccia e, allargando il problema, sulla gestione di Sogin che, negli anni, ha suscitato perplessità e polemiche. C’è anche una richiesta di istituire una commissione di indagine su Sogin. Qual è il suo orientamento? Le contestazioni alla Sogin vanno al di là delle interrogazioni parlamentari, visto che la stessa Autorità per l’energia elettrica e il gas ha ritenuto di non riconoscere maggiori costi per 4,8 milioni di euro, dato il consistente rallentamento delle attività e della rilevante incidenza, sia assoluta che relativa, dei costi di struttura sul totale delle attività. L’Autorità, inoltre, non ha riconosciuto ulteriori costi per 3 milioni di euro quando ha determinato gli oneri nucleari a consuntivo per le attività svolte nel 2005. Questo dà la misura del livello di efficienza non troppo alto in cui si trova la Sogin. Ma è opportuno evidenziare che si è intravisto un segno di miglioramento.
Il governo procederà al cambiamento dei vertici di Sogin, presto in scadenza? Nella Finanziaria 2006 abbiamo proposto di ridurre da nove a tre il numero dei consiglieri di amministrazione. Credo che questo sia un segnale di attenzione verso la riconsiderazione della missione della società e del suo grado di efficienza.
Dopo le proteste a Scanzano, resta aperto il problema dell’individuazione di un sito nazionale di stoccaggio dei rifiuti radioattivi opportunamente trattati. È un nodo delicato, ma che prima o poi il governo arriverà affrontare. Il suo ministero sa già come? Abbiamo in testa una procedura che confronteremo con le Regioni. Si tratta comunque di un percorso che riprenderà aggiornando l’impostazione che seguimmo nel 2001, nel quale emergeranno non solo i vincoli, ma anche le opportunità che sono connesse e che hanno rilevanti aspetti tecnologici. Penso che per il futuro sia opportuno ritornare a procedure ordinarie, ripartendo da un accordo di programma fra Stato-Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano analogo a quello abbandonato alla fine del 2001. In ogni caso stiamo parlando di un sito “provvisorio” di superficie. E non certo del sito geologico che inopinatamente fu previsto a Scanzano.
24 novembre 2006 |