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Faye, la verità su Heidegger Stampa E-mail
In Francia scoppia la querelle sul pensatore tedesco. Gallimard rifiuta di farne l'apologia. Faye: "I suoi scritti non sono filosofia, ma documenti sul nazismo".
di Livia Profeti


Con un clamoroso dietro-front dell’ultima ora la prestigiosa Gallimard, casa editrice storica di Heidegger in Francia, si è rifiutata di pubblicare Heidegger à plus forte raison, la risposta al libro di Emmanuel Faye Heidegger. L'introduction du nazisme dans la philosophie (Albin Michel, 2005), la cui traduzione italiana è prevista nei primi mesi del 2007 (Asterios) e con il quale l’autore ha cercato di dimostrare che «la radicalità discriminatoria e sterminatrice delle tesi heideggeriane sull'uomo non permettono di considerare la sua opera come filosofica» (Il Riformista del 22.7.06). Per confutare tale accusa François Fédier, traduttore di Heidegger presso Gallimard, ha diretto il lavoro collettivo che poi è stato rifiutato. A causa, sembra, dell’accusa di negazionismo, mossa dallo stesso Faye in una lettera a Le Monde e a Liberation, ai paragrafi in difesa di Jean Beaufret, l’intellettuale che nel dopoguerra introdusse Heidegger in Francia. L’epilogo della querelle è che il testo rifiutato da Gallimard è stato adottato dalle edizioni Fayard, mentre la casa editrice
Le Livre de poche pubblicherà a gennaio la versione economica del libro di Faye, arricchita di una nuova premessa.

Professor Faye, è vero che lei ha fatto pressioni su Gallimard? Pierluigi Panza sul Corriera della sera riporta l’ipotesi di una sua influenza sull’editore.
Mi si attribuisce molto potere pensando che abbia potuto far cambiare idea ad una casa editrice come Gallimard, con la quale in realtà non ho avuto alcun contatto. Stando alle varie opinioni riportate dalla stampa è però possibile che le tesi scandalose di Fédier che mi hanno preoccupato abbiano giocato un ruolo determinante. Questi non solo ha cercato di rendere accettabile il negazionismo di Beaufret che in realtà era d’accordo con Faurisson [“padre” del negazionismo radicale francese, ndr], ma sembra anche aver fatto suo il punto di partenza di tutto il negazionismo: la possibilità di negare l’esistenza delle camere a gas.

Il libro però verrà pubblicato da Fayard, un esito che per Panza è una vittoria della cultura progressista.
Non so se il testo rimarrà così o sarà modificato, ma rimane il fatto che Fayard ha accettato un libro il cui curatore difende posizioni negazioniste. Fédier è il rappresentante in Francia del figlio di Heidegger, Hermann, che ha pubblicato alcune interviste del padre sul giornale dell’estrema destra tedesca Junge Freiheit. Sempre Fédier nel libro afferma che Bardèche, autore nazista particolarmente odioso, rappresenta un «fascismo dal volto umano». Ciò sembra molto lontano dalla cultura progressista abitualmente difesa dal Corriere della Sera.

E’ possibile che quanto accaduto modifichi la diffusione e la ricezione di Heidegger in Francia?
Che il rappresentante della famiglia Heidegger in Francia sia stato respinto dal suo editore tradizionale è un evento molto importante. Però è altrettanto importante denunciare il negazionismo dello stesso Heidegger il quale, nelle terribili conferenze di Brema del ’49, nega profondamente la morte delle vittime dei campi di sterminio perché, egli dice, chi non è «al riparo dell’essere» non può morire in senso umano. Cita solo una volta le camere a gas (senza mai nominare gli ebrei), paragonandole all'agricoltura meccanizzata in quanto uguali manifestazioni della tecnica! Heidegger non ha mai riconosciuto la responsabilità dei nazisti nel genocidio degli ebrei, mentre è stato lui ad appellarsi, fin dal 1933, alla «distruzione totale» (völliger Vernichtung) del nemico interno “innestato” sulle radici del popolo tedesco: un vero e proprio appello all'omicidio degli ebrei assimilati. Per questi motivi sarebbe auspicabile che Gallimard tragga le stesse conclusioni anche per testi come le conferenze di Brema o il corso citato del 1933, che non dovrebbero essere più pubblicati nelle sue collane di filosofia ma al massimo come documenti di storia del nazismo. Con una vera edizione critica fatta da ricercatori non soggetti ad Heidegger e ai suoi aventi diritto e che abbiano finalmente accesso a tutti gli archivi.

 
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