Il guru dell’informatica Richard Stallman attacca Microsoft e spiega quali sono i vantaggi del software libero. «Installare il nuovo Windows è come andare a vivere in uno Stato in dittatura». di Pierpaolo De Lauro e Paolo Tosatti
«Sono da qualche parte sulla Terra. Per quanto rispondere alla vostra e-mail mi interessi, sono ben al di fuori del sistema solare». è il primo impatto con Richard Stallman: una risposta generata automaticamente dalla sua casella di posta elettronica. Da uno dei primi hacker e rivoluzionari dell'informatica, studioso di intelligenza artificiale, è difficile aspettarsi altro. Quello che non prevedi è che preferisca incontrarti faccia a faccia anziché risponderti via mail. Capelli lunghi, barba incolta, aria a metà tra un guru indiano e un giovane Marx. Questo è Stallman, una vita passata davanti a uno schermo, a forzare sistemi informatici e crearne di nuovi. Poteva diventare un altro Bill Gates, ma un giorno, abbandonato il Mit di Boston, decide che il sapere va condiviso e che solo con l’aiuto di tutti si migliorano le cose. Elabora allora il concetto di copyleft che si contrappone a quello di copyright, fonda la Free software foundation e inizia a diffondere nel mondo il software libero: programmi informatici completamente accessibili, che ognuno può modificare o migliorare. Negli anni 80 dà vita al sistema operativo Gnu, dalla cui costola nascerà Linux, il sistema operativo libero più diffuso al mondo. Lo incontriamo dopo una lunga sessione di lavoro alla Fao, con l'inseparabile computer portatile a tracolla e la spilletta del Free software movement attaccata alla maglia. Sembra uscito da un romanzo cyberpunk di William Gibson. Finché non inizia a parlare, carezzandosi la lunga barba.
Mister Stallman, qual è l’importanza del free software nella crescita e nello sviluppo della rete? Il software libero è essenziale sia se hai internet che se non lo hai. È un tipo di software che rispetta le libertà dell’utente di poterlo modificare e adattare. Un software è veramente libero se ti garantisce quattro libertà fondamentali, equiparabili ai diritti umani: la libertà di far funzionare il programma come desideri; studiare il programma e modificarlo secondo le proprie necessità; ridistribuire copie del programma quando e come desideri, e la libertà di ridistribuire versioni modificate del software e rendere così partecipe gli altri dei tuoi passi in avanti. Tutto il software dovrebbe rispettare queste regole. Questo offrirebbe benefici indiretti, incoraggiando la crescita e lo sviluppo nel campo economico e informatico ma, prima di tutto, rispetterebbe i diritti fondamentali della persona: la libertà di espressione, di pensiero, di parola e di condivisione del sapere.
Quale sarà la prossima tappa per lo sviluppo e la diffusione del software libero? Mi dispiace, ma non riesco a prevedere il futuro. La comunità del software libero è profondamente decentralizzata, non c’è nessuno che pianifichi il prossimo passo o che eserciti un controllo. Piuttosto ci sono molte persone che lavorano separatamente a molti differenti progetti e idee, che poi vengono condivisi. È questa la sua forza.
Molti, sbagliando, considerano il free software e l’open source la stessa cosa. Può spiegarci le differenze tra i due sistemi? Il termine free software genera spesso confusione in italiano, anche perché può venire tradotto con l’espressione “software gratuito”. Perciò è meglio utilizzare “software libero”. Il movimento è basato sui valori della libertà e della condivisione. Nel 1984 abbiamo iniziato a sviluppare un sistema operativo libero, il sistema Gnu (acronimo di Gnu is not unix), per dare ampia libertà a tutti gli utenti di modificarlo e adattarlo alle proprie esigenze. Il sistema Gnu è stato completato nel 1992 dal kernel Linux; la combinazione Gnu/Linux è stato il primo sistema operativo completamente libero a funzionare su un pc. Negli anni 90, Gnu/Linux è diventato molto popolare tra i tecnici che hanno focalizzato la loro attenzione sui suoi vantaggi pratici: era un sistema potente, affidabile, adattabile a tutte le tipologie di utilizzo. Ma in questo modo si evidenziavano solo i benefici secondari, senza alcun riferimento all’etica della libertà contro l’oppressione delle grandi compagnie che tentavano di imporre i loro software proprietari non modificabili in nessun modo. Dalla metà degli anni 90 la nostra comunità si è divisa in due campi filosofici: quelli che ponevano l’attenzione sul valore della libertà e quelli che evidenziavano esclusivamente i vantaggi tecnici del software libero. Nel 1998 questi ultimi hanno adottato il termine di “open source”. Un errore comune è legare il mio nome, Gnu e Gnu/Linux, con l’open source. Chiariamo, però, che sebbene queste due comunità abbiano differenti visioni filosofiche, spesso cooperano allo sviluppo dei software.
Microsoft ha annunciato il lancio di Windows Vista come una rivoluzione, soprattutto economica, per il mercato europeo. Lei cosa ne pensa? Gnu/Linux è la vera rivoluzione: Windows Vista, come tutti gli altri sistemi operativi proprietari, può essere paragonato a un colpo di stato militare col quale Microsoft progetta di avere un controllo senza precedenti su tutto quello che puoi fare con il tuo computer. Il loro obiettivo è rendere impossibile far fare al computer quello che loro non vogliono. Installare Vista nel tuo pc è quasi come scegliere di andare a vivere in una nazione il cui governo imprigiona le persone senza processo, che spia tutti e invade gli altri paesi.
E' un punto di vista molto critico. Quali sono le sue opinioni sul Digital right management? Prima di tutto io lo chiamerei Digital restriction management, perchè si riferisce ai software costruiti per porre restrizioni agli utenti. Esempi di programmi che supportano il Drm includono real player, iTunes e Windows Vista. Questo è ovviamente un abuso, possibile perchè il software che consente l’applicazione del Drm non è libero così qualsiasi difetto o vincolo che gli sviluppatori scelgono di imporre, gli utenti non lo possono rimuovere. Alcune persone evidenziano come queste restrinzioni garantiscano una maggior protezione e stabilità del sistema. Ma ciò equivale ad accettare una legge imposta da un giudice robot che non ammette alcun tipo di appello o obiezione. È sbagliato che i nostri computer siano controllati in questo modo.
Lo scorso anno si è discusso molto sull’eventualità di una direttiva europea per la brevettabilità dei software. Che conseguenze potrebbe avere? Un brevetto sui software significa un brevetto su idee e progetti che possono essere tradotti in software. Si prenda il programma usato per scrivere: esso combina ovviamente una serie di idee, che messe insieme consentono di dar vita al software di scrittura. L’imposizione di un brevetto porterebbe a una situazione paradossale, in cui ogni sviluppatore che lavora a un nuovo programma sarebbe costretto a violare centinaia di brevetti sulle idee. È assurdo e porterebbe benefici solo a alcune grandi compagnie, quelle che si troverebbero ad avere il controllo su tali brevetti.
Come immagina lo sviluppo della rete nei prossimi venti anni? Non è facile fare
previsioni. Quello che possiamo immaginare sono due possibili scenari contrapposti. Da una parte una rete come risorsa aperta e condivisa utilizzabile da chiunque per comunicare e scambiarsi idee, progetti, pensieri, libri, musica e qualsiasi altra cosa. Dall’altra quella di una rete chiusa, controllata dalle leggi scritte dalle grandi compagnie. |