spacer
la notizia al centro,
il cuore a sinistra.

Dir. responsabile: Donatella Coccoli Dir. editoriale: Ilaria Bonaccorsi
è un sito MyCyrano!


Parla con Left


Americhe
Asia
Europa
Africa e Medio Oriente


Trasformazione
Libri
Cinema
Musica
Teatro
Arte

Mercati


Chi siamo
Contattaci
Redazione
Pubblicità
Credits

Abbonamento cartaceo


 
Se ti conosco non ti sparo più Stampa E-mail
Nell’estate di guerra e dolore in Medio Oriente, nove giovani arabi e israeliani in Italia per due settimane di lavoro insieme. Conoscersi altrove e imparare a dialogare nella propria terra.

«I dubbi sono gli stessi: la paura di non essere riconosciuti dall’altro, la paura che l’altro neghi la tua esistenza». Mahmoud  è palestinese, Gal è israeliano: sono due dei nove giovani che per due settimane (dal 18 luglio al primo agosto) hanno preso parte al corso per facilitatori promosso dall’associazione internazionale bilaterale (non politica) Windows for peace nel territorio di Sovicille (Siena) grazie al contributo della Comune di Bagnaia, di molti volontari e della Fondazione Monte dei Paschi di Siena.
Negli stessi giorni delle stragi in Libano, del dolore, e della rabbia, arabi e israeliani hanno vissuto, mangiato, parlato insieme, arrivando da mondi diversi: tre sono israeliani di Tel Aviv, tre palestinesi di Tulkarem (Territori occupati), due sono arabi israeliani, uno, in quanto di Gerusalemme Est, è in pratica apolide. Cosa hanno fatto in Italia? Conoscersi come gruppo per portare poi nei rispettivi centri Windows, uno a Tel Aviv e l’altro a Tulkarem, il frutto di questa esperienza. «Incontrarsi è quasi impossibile - spiega Rutie Atsmon, responsabile del progetto e presente al corso -. Mahmoud da anni non riesce a ottenere il permesso di venire in Israele, allo stesso tempo a noi non è concesso di andare a Tulkarem. Allora l’unico modo per incontrarci è ai check point, seduti per terra, con i soldati accanto». Per questo motivo, è nata la “missione all’estero”. I membri della Comune di Bagnaia, uno dei primi villaggi ecosolidali in Italia, da tre anni ospita i ragazzi di Windows, aiutati da molti volontari del territorio. L’obiettivo è incontrarsi, come racconta ancora Mahmoud, «per capire i dubbi dell’altro e dialogare sui problemi, per arrivare ad una accettazione più ampia». «Il dubbio alimenta la paura» continua Gal.
Così, per poter operare nei rispettivi centri Windows, è fondamentale il confronto collettivo. Perché una volta a casa li attende un lavoro capillare tra gli adolescenti. Maya, insegnante di teatro e di canto nelle scuole, Yam e Majed, assistenti e operatori sociali per ragazzi con problemi di tossicodipendenza, alcol ed emarginazione, oltre a Gal e Mahmoud che lavorano a tempo pieno come formatori di Windows, sono coloro che addestreranno altri educatori che poi andranno nelle scuole. Un lavoro lento, passo dopo passo. La rivista Finestre stampata sia in arabo che in ebraico, è intanto un punto fermo; raggiunge circa 40mila lettori e «sta crescendo ogni anno, grazie anche ai contributi dell’Unione europea», dice Rutie. E poi ci sono i video. Dopo la partecipazione nel 2005 al festival di Montone, invitati dalla Coop Centro Italia, l’obiettivo sarebbe realizzare «un videomagazine con lo stesso spirito della rivista, cioè riportare opinioni di entrambi i lati». «È un modo molto positivo - conclude Rutie - per mettere in evidenza i propri sentimenti. E soprattutto quando è difficile incontrarsi, dobbiamo usare lo strumento fornito dalle tecnologie. Perché il nostro lavoro è basato sul solo reciproco dialogo, in modo da rafforzare nei giovani la necessità di assumersi la responsabilità e compiere ogni azione concreta per cambiare la loro condizione. Verso una situazione di giustizia per entrambi».                                      

di Donatella Coccoli
 
< Precedente   Prossimo >
 
Federalismo, governo in bilico
Arsenico e vecchi rubinetti
L'Aquila, e la chiamano ricostruzione
La guerra di Gianfranco
Da Tangentopoli a mani sporche
Fiat, ciao Italia e grazie di tutto
Verbali volant
Protezione civile: Tremonti “azionista”
Fiat, Punto su Belgrado
Cie, diritti “sedati”
Balcani, imperialismo energetico
Agazio Loiero: «È l’ora di cambiare rotta»
Troppe attese per il nuovo Pd
Territorio, Sabina cuore di cemento
Antonio Di Pietro: Bertolaso dica ciò che sa
Gioacchino Genchi: se provano a fermarmi...
Puglia, peggio di Tangentopoli
I servitori infedeli nell’era delle stragi
Obama, la sua Africa
G8, quel che resta di Genova
L’altra faccia dell’Iran


Crociate d’Olanda
Cecenia infinita
L’incognita iraniana
Niger, colpo di Stato democratico
Usa, il domani che verrà
Messico e inferno
Dubai, sogni infranti nella sabbia
Tempo d’India
Derivati, la rivincita
Obama alla corte del Dragone
La sete di Baghdad
Chi ha paura del Balucistan
Africa, in fila per la democrazia
Di carbone e di altre sciocchezze
Un po’ di rosso sopra Berlino
Tutti pazzi per l'atomo
Chernobyl bosniaca
Kurdistan, quale futuro
Gabon, il voto sa di broglio
Afghanistan, aspettando il futuro
Duello al Sol Calante
Iraq, il bottino impossibile


Lombardo, uomo del “fare”
Preti & prede
Nome in codice Oriente
La decapitazione del Gotha
È Mafiagate
La Capitale alemanna
Lo sciopero della fame dei malati di Sla
Calvario Cucchi
Nucleare? Signorsì
Appalti, e il controllore finì sotto inchiesta
La guerra delle pale a vento
Sindona fa sempre scuola
Processi, ora Marcello ha paura
Emergenza casa, business della Chiesa
Berlusconi ha fatto un Boffo
Fiumicino, atterraggio nel Terzo mondo
I veleni di Tito Scalo
I prof di religione non danno voti
Lo Stato fallisce, la mafia fa profitti


L’essere umano al centro della politica
La Pietra dello scandalo
Ulipristal, una pillola tutta da scoprire
Un papato di passaggio
Lo scienziato che cerca l’io
L’avventura chiamata Raistereonotte
Ru486, la piccola Commissione degli orrori
Signori, non siamo la tv
In ricerca di pace
Il flusso libero di Zaha Hadid
Il logos e le donne
Joumana Haddad: donne e libertà
La fabbrica delle donne
La laicità non è una bestemmia
In cerca della Terra gemella
Quando il regime confinò il pensiero
Gobetti, libertà e rivoluzione
L’altra faccia del socialismo
Cartesiani ancora tra noi
La scelta di Rebiya
Dopo Nietzsche, Lilith
La democrazia apparente
Il Dna non è razzista
Cristianesimo, la superstizione vantaggiosa


Euro: né alto né basso, né sopra né sotto
L’autostrada della sola
Il quarto sindacato
La rivolta di Atene
Chiesa radioattiva
I furbetti della crisi
Fondi Fas, uno scippo al Mezzogiorno
Tutti gli abusi delle statistiche
Padrone di casa esentasse
La sostenibile pesantezza del debito
Dove Sacconi separa Brunetta unisce
Una morsa globale stritola la Nortel
Un milione di posti di lavoro. In meno
Innse, i guai non finiscono
Enasarco, la resistenza degli inquilini
L’Italia in paradiso. Fiscale
Fiat, con i quattrini degli altri
Luciano Gallino: il crack coi nostri soldi
I bugiardi dell’ottimismo

Ed. Altritalia soc. coop.
P.I. 06811331005
Libertà Eguaglianza Fraternità Trasformazione
LEFT Avvenimenti © 2009
 
spacer