 Dall’Australia un film formato fumetto sulla crisi del ceto medio.
Dopo Three dollars, ecco un secondo film australiano, Tom White, a battere sullo stesso chiodo: la crisi che investe il ceto medio. Nel film precedente, Eddie, funzionario d’alto grado, licenziato dal suo ufficio, si ritrovava a sbarcare il lunario con tre dollari in tasca. Qui il Tom del titolo, architetto di successo, viene escluso dal progetto al quale aveva lavorato per molti mesi. Di conseguenza perde le staffe, prende a male parole dirigenti e colleghi, non si fa vedere più a casa, dove l’attendono la moglie e due figlioletti, si mette a vagabondare per una dark city non meglio identificata, perdendo in breve tempo la precedente identità. Il film è diretto da Alkinos Tsilimidos, nato a Melbourne nel 1966, probabilmente di lontane origini elleniche, il cui primo lungometraggio, Everynight everynight, girato in 16 mm, era stato presentato nel 1994 alla mostra di Venezia nella sezione “Finestra sulle immagini”. Lo citiamo, non per sfoggio di nozionismo, ma perché la sua vicenda era ambientata in un carcere, dove gli agenti di custodia inducevano certi detenuti a “dimettersi dal genere umano, per annullare la loro volontà”. Qui, a dimettere Tom dal genere umano, ci pensano i datori di lavoro e il carcere diviene il mondo in cui vive: un carcere costituito da vari gironi, dove si passa dall’ambiente asettico di uno studio di architetti e dal confortevole focolare domestico, ai bassifondi popolati da vecchi barboni, giovani drogati, donne svitate, bambini che convivono con padri fuorilegge. Anche in Tom White, come in Three dollars, il paragone è con i film degli anni 30, ma quelli della Francia, al “realismo poetico” dei film scritti da Jacques Prévert e diretti da Marcel Carné. L’attore Colin Fields, che interpreta Tom, ricorda anche fisicamente il Jean Gabin disertore nel Porto delle nebbie alla ricerca dell’amore e di una nuova identità. Tuttavia, strada facendo, il film perde di vista questo modello, per atteggiarsi a moderna Odissea, dove il nuovo Ulisse, anziché i Ciclopi, incontra quel campionario di umanità in precedenza citato. Anche a Tom White, come a Ulisse, è concesso il ritorno a casa; ma è un ritorno privo di nostalgia, che potrebbe preludere ad altre puntate. Infatti, il susseguirsi delle situazioni, così come l’uso degli ambienti e delle luci, fa pensare spesso alle graphic novel, quasi a smorzare ogni accostamento presuntuoso con uno dei massimi poemi di tutti i tempi. Il film va visto come un bel fumetto, insomma, e in quanto tale goduto.
di Callisto Cosulich |