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In un circolo di Casablanca, guardando i Mondiali, un immigrato italiano umilia un magrebino. Vincono gli azzurri ma la partita della tolleranza è persa.
Il circolo degli italiani è un angolo d’Italia a Casablanca, il posto per eccellenza dove gustare pasta e pizza. È frequentato da una clientela mista, italiana e marocchina. I Mondiali in Germania sono stati l’occasione per molti che si trovano in vacanza per andare al circolo a fare il tifo per la squadra azzurra, in un’atmosfera familiare e conviviale. Nell’euforia del calcio e della vittoria italiana però, la mia delusione è stata profonda. Sono stato testimone del comportamento riprovevole e razzista che un italiano ha tenuto nei confronti di un giovane marocchino, anche lui venuto per sostenere gli azzurri. Mentre la sala del ristorante era piena di tifosi accorsi per vedere la partita, l’italiano in questione ha preteso un tavolo esclusivamente per lui. Una volta accomodatosi, ha appoggiato i piedi su un’altra sedia per impedire che il giovane marocchino occupasse la sedia libera accanto a lui. Quando il giovane gli ha chiesto spiegazioni in italiano (lingua che conosce perfettamente), l’altro gli ha risposto in francese, ribadendo che quello era il suo posto e che il suo spazio era stato invaso ingiustamente. Come se non bastasse, una donna di mezza età è intervenuta in soccorso del “povero signore alla ricerca dello spazio perduto”, per rimproverare il giovane marocchino del disturbo arrecato al “padrone-ospite”. Quest’immigrato italiano, che vive in Marocco da tempo, dovrebbe impegnarsi a rispettare le leggi e i valori in uso nel paese che gli garantisce l’accesso al lavoro e il suo investimento economico. I Mondiali si sono conclusi con una meritata vittoria degli azzurri, ma la partita della tolleranza e del comportamento responsabile contro i pregiudizi è dura da vincere. È un lungo percorso che richiede rispetto reciproco, a vari livelli e in tutte le classi sociali
Mustapha Azaitraoui |