 In “Three dollars” di Connolly va in scena la crisi del ceto medio.
C’è una sequenza in Three dollars, il film dell’australiano Robert Connolly, attualmente in uscita, dove un ex funzionario di alto grado, ridotto sul lastrico, insegna a Eddie, il protagonista della vicenda, che teme di ritrovarsi in tempi brevi nella stessa situazione, come sopravvivere andando a rovistare nei cassonetti dell’immondizia. Semplice: si cerca una busta in buono stato, poi - a esempio - una coscia di pollo leggermente ammuffita; la si mette nella busta e la si porta in un supermercato molto frequentato, con la gente che fa la fila dinanzi alla cassa. Si fa presente alla cassiera di aver ricevuto una porzione di pollo in cattivo stato. La cassiera, perplessa, chiede di vedere lo scontrino. Lui dice di averlo perduto. La gente, che fa la fila, comincia a spazientirsi. La cassiera, a questo punto, fa buon viso a cattivo gioco e tu puoi scegliere tra l’avere restituiti i soldi che in realtà non hai speso, o il farti dare un’altra porzione di pollo, ma in buon stato.
È una delle rare scene divertenti del film; ma Three dollars punta al sentimentalismo, distinguendosi da altri film che affrontano lo stesso argomento: la crisi che investe il ceto medio. Arduo, quindi, il confrontarlo con gli italiani Mi piace lavorare e Volevo solo dormirle addosso. Il ricordo va piuttosto a un film degli anni 30 di John Cromwell con James Stewart, che in Italia si chiamò Ritorna l’amore; oppure al romanzo E adesso, pover’uomo? del tedesco Hans Fallada, che Hollywood nel 1934 portò sullo schermo per la regia di Frank Borzage. Anche nel film di Cromwell, come in Three dollars, c’era una coppia borghese in condizioni sempre più precarie. Il finale ottimistico di Ritorna l’amore, sebbene rocambolesco, si giustificava con lo spirito del New Deal, che negli States stava cancellando, almeno sul piano psicologico, le piaghe della Grande Depressione. Invano cercheresti lo stesso ottimismo in Three dollars, dove la conclusione ricorda semmai quella del romanzo di Fallada, nel cui finale il protagonista, per rimanere onesto, preferiva andare a rubare legna, mentre la moglie lo sorreggeva, guadagnando qualcosa con lavori di cucito. Lì il futuro alle porte era quello del Terzo Reich, sotto il quale i disoccupati avrebbero trovato una nuova ragione di vita, sia pure a spese dei paesi vicini. Il nostro futuro, comunque, rimane quanto mai incerto, come s’intuisce anche dal finale, solo in parte consolatorio, del film di Connolly.
di Callisto Cosulich |