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La vita umana è fantasia di sparizione Stampa E-mail

di Massimo Fagioli

Tutti dicevano che la lunga estate sarebbe morta. Così sembra infatti ogni anno, quando la terra, forse attratta dall’antico amore, si avvicina al sole. Mi misi a scrivere pensando che l’estate, vista con i sensi della coscienza nella pienezza e gloria della luce e del calore fu, in verità, investita da tempeste provocate da un vento freddo. La capacità di immaginare, forse impoverita, mi faceva vedere nugoli di milioni di cavallette divoratrici di carne umana. Ma non ero sereno per aver realizzato l’intelligenza senza coscienza, ovvero la sapienza che la ragione ha sempre tentato di distruggere accusandola di bestialità perché non avrebbe realizzato l’identità umana. Pensai a miliardi di microbi che causavano la disgregazione dell’organismo ma, ugualmente, la divertente creazione della voce della mente ignota mi fa sentire il suono che dice: non è. Si compose l’immagine senza disegno che non erano neppure parole perché il termine virus si era spezzettato nelle sue lettere che, senza poter riuscire, tentava di dare un nome alla particella piccola, piccola, piccola della materia. E non so perché l’hanno chiamata neutrino facendo pensare ai termini:maschile e femminile e neutro.
Forse fu l’ascolto del Requiem, che Mozart fece mentre stava morendo, che creò il pensiero senza parole che tutti gli esseri umani hanno quando, allo stimolo del fotone che tocca la rètina, fanno la fantasia di sparizione. E così rimasi a pensare alla particella biologica detta virus ed alla particella detta neutrino. Mi dicono che il virus, che porta le malattie che uccidono, è molto più grande perché non attraversa la materia ed è stimolo che determina una reazione dell’organismo. E non so se sentii quel sussurro, il cui suono non esiste, che dice: “i neutrini penetrano e passano attraverso la realtà materiale”. E, forse, vidi il candore immacolato delle barriere che impediscono alla luce di stimolare la rètina quando il feto è immerso nel liquido amniotico.

E la notizia venne su tutti i giornali “il neutrino è più veloce della luce!”. Poi dissero “non ha ostacoli va ed è dappertutto”.  Ma io, già da allora, sentivo e sapevo che il pensiero cattivo, che faceva l’ipotesi che entrassero nell’ambiente endouterino e stimolassero la rètina, erano parole astratte perché senza rapporto con la realtà umana. Poi, dopo che altri momenti del tempo erano svaniti, seppi che i neutrini,  con un piccolissimo nucleo, non hanno carica elettrica e non hanno il dono di costituire stimolo per la sorella materia. Ed io, ignorante ed ingenuo pensai: “ma allora i neutrini esistono?”. Ma, forse, ero un po’ euforico perché, nella calma impossibile, la fermezza aveva ondeggiato di fronte alle parole che, per me, non avevano senso pur avendo un significato. Ma, forse, l’attimo senza tempo di incertezza non era dovuto all’interrogativo sull’esistenza o non esistenza dei neutrini, quanto al metodo del pensiero che portava alla conoscenza realtà non conosciute. Ma, forse, sto scrivendo banalità perché tutta la scienza è basata sul conoscere cose non conosciute. Ovvero portare le percezioni della realtà materiale al pensiero verbale e dare un nome alle cose viste, udite, odorate, gustate, toccate. Ed io pensai che gli scienziati hanno bisogno della percezione cosciente per essere certi che non si tratti di fantasticherie...sine materia. Non hanno studiato la differenza tra percezione delirante psicotica e pensiero che vede realtà non percepite?

Ma, eccessivamente superbo, non riesco a chiedere scusa perché guardo la sicurezza che so, con certezza, di aver sempre avuto nel pensare le realtà invisibili della mente umana. Ma l’incertezza giunge quando compare il pensiero di dire, scrivendo, il movimento invisibile della mente degli ultimi anni quando, nella prassi pressoché quotidiana di psicoterapia di gruppo, venne la domanda: che realtà è quella dei venti secondi di silenzio e di inerzia muscolare del feto che, nascendo, è diventato bambino? E, già nel dire “venti secondi” si rivela un linguaggio verbale in cui il significato letterale delle parole è senza significato. Si dice infatti “venti secondi” ma possono essere 25 secondi, o 20, o 10, o 15. Ed anche se qualcuno dice “il neonato ha pianto subito”, in verità, sono certo, è passato un tempo tra il venire alla luce ed il vagito che rivela l’inizio della respirazione. E, dall’osservazione di un fatto palese ed universale si è passati, abbandonandola, all’attenzione concentrata per scoprire e conoscere ciò che non era percepibile. Ed ora vedo le parole che avevano sintetizzato il lavoro dell’Analisi collettiva. Cura, formazione, ricerca. E la seconda, formazione, si mise da parte e si realizzò il connubio tra cura e ricerca. Di fronte alla domanda “cosa accade, qual’è la realtà invisibile dell’essere umano in quei venti secondi?”, udivo la descrizione delle immagini oniriche che parlavano, ora di crisi, ora di passi giganti nella cura per la guarigione.

Avevo ormai una lunga storia di psichiatra che aveva scelto la cura con la psicoterapia basata sulla teoria che aveva compreso la percezione delirante e la teoria della nascita. Sapevo riconoscere la negazione e la pulsione di annullamento basata sull’anaffettività. Con il metodo della mente che pensava senza credere, avevo “visto”, senza verifiche sperimentali, che la vita inizia con lo stimolo della luce che, giungendo sulla rètina, dà il tempo del movimento alla sostanza cerebrale. Prima che il fotone arrivi sulla rètina, c’è un’esistenza che non è vita umana, perché non c’è il pensiero. In altre parole la vita umana si realizza quando dalla realtà biologica, per lo stimolo dei fotoni, emerge la pulsione che, con la vitalità, è fantasia  di sparizione ovvero il primo pensiero. Non avevo fissato l’attenzione sul tempo che intercorre tra ricevere lo stimolo luminoso e la manifestazione esplicita della vita con il respiro ed il vagito. Poi, pensai e pensammo al prima dell’inizio della modificazione della sostanza cerebrale. E venne il termine simultaneo e dissi che la fantasia di sparizione era simultanea al contatto dei fotoni con la rètina. Poi che l’inizio della modificazione era simultanea alla memoria-fantasia dell’esperienza avuta. E vennero ancora pensieri che dissero che la fantasia di sparizione non aveva modificazione biologica. E la domanda “da dove allora viene?”. I termini stimolo-reazione erano padroni del pensiero. Per comprenderli pensai e dissi: la luce stimola la vitalità che era comparsa, nel feto, nel canale del parto, dopo la capacità di reagire.    

La realtà biologica crea il pensiero. È fantasia senza parola ovvero immagine senza il segno dei confini che diventerà linea per la vitalità della mano dell’essere umano. Non ricordo quando venne la fantasia che si espresse nel pensiero verbale “possibilità di vita”. E la memoria non dice  le parole che “vedevano” una vita che non c’era, si accompagnarono all’espressione di un tempo definito: ventiquattro settimane di gravidanza. Ed, in verità, non è definito perché, alla comparsa della possibilità di vita, il feto può aver sviluppato la sua realtà biologica a ventitré o a venticinque o a ventidue o a ventuno; e so con certezza che, prima di questo limite, non è possibile che diventi esistente la possibilità di vita. E, ricordando che a quel tempo si formano le connessioni della rètina con il lobo occipitale, ringrazio gli scienziati che hanno confermato il pensiero che ebbi cinquanta anni fa, ovvero che la vita umana inizia con lo stimolo della luce sulla rètina. Ma perché dicesti che compare la vitalità? Perché, dicesti, diventa esistente la possibilità di vita. Ma, dicono i filosofi, il termine possibilità non indica una realtà esistente. È un sarà che, nel presente, non è.

La fantasia di sparizione stabilisce un momento preciso, non variabile, dell’inizio della vita umana. Essa è quando il fotone giunge sulla rètina e, simultaneamente, si ha la reazione detta fantasia di sparizione. Sappiamo, è stato dimostrato dai fisici che la materia, per modificarsi ed essere viva, ha un tempo di femtosecondi. La fantasia di sparizione è simultanea allo stimolo. Gli scienziati dicono che la fantasia di sparizione non esiste perché non è dimostrabile sperimentalmente. Ed io rispondo: esiste per il pensiero necessario che, se non esistesse la simultaneità all’arrivo del fotone ovvero, se anche per un femtosecondo non ci fosse reazione, il feto non sarebbe vivo.
Ho letto Pettini fisico teorico e mi piace la sfida che sta nelle parole “...ogni nuova teoria scientifica (purché soddisfacente opportuni criteri...) non inficia le precedenti ma le contiene come valide...”. Lascio tra parentesi il termine «scientifico» e guardo le parole che dissero «possibilità di vita» in base ad una realtà storica per la quale si pensa “è sempre accaduto che il feto non può vivere prima delle ventiquattro settimane di esistenza”. E detti il nome di vitalità a questa possibilità. Ma la possibilità chiama il non è dell’esistenza. Il 30 settembre scrissi, trasformando le parole: capacità di reagire.
È una esistenza reale.

 
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