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Breviario di disperazione Stampa E-mail
Pietro è un film nerissimo che mostra un’Italia senza alcun valore positivo

«L'uomo può ovviare ai propri mali solo aggravandoli», scriveva Émile Michel Cioran. Questo pensiero di un pessimismo senza speranze, contenuto ne L’inconveniente di essere nati, uno dei tanti sommari di nichilismo  post nietzschiano composti dallo scrittore francorumeno, potrebbe essere posto in apertura di Pietro, il film di Daniele Gaglianone, uscito in questi giorni nelle sale dopo essere stato presentato e premiato al Festival di Locarno. La sconsolante battuta pare fatta su misura del giovane Pietro, che abita in un appartamento fatiscente della periferia di una Torino da incubo, sebbene l’autore non la nomini mai. Nell’appartamento, che gli è stato lasciato in eredità dai genitori, Pietro vive col fratello Francesco, tossicodipendente, legato mani e piedi allo spacciatore Niki Niki. La sua unica precaria fonte di guadagno sono i volantini pubblicitari, che distribuisce ai passanti e infila tra il tergicristallo e il parabrezza delle automobili in sosta.

Nella prima sequenza lo vediamo su un autobus, dove assiste sgomento al linciaggio di un barbone da parte di un’orda di chiassosi giovinastri. Lì per lì Pietro dà l’idea di un handicappato psichico e la sensazione si accentua dato che il fratello Francesco usa portarlo in un locale, dove lo costringe a fare il buffone davanti ai suoi amici. Finché non incontra una ragazza, ancor più disgraziata di lui, assunta dal suo stesso poco raccomandabile datore di lavoro acciocché vadano a distribuire insieme i volantini. La situazione precipita quando Pietro ha la pessima idea di portare la ragazza nel localaccio frequentato dal fratello e dei suoi amici. Nell’ultima sequenza lo vediamo raccontare in primo piano la propria storia nel comando di polizia. Miracolosamente pare un’altra persona: liberato finalmente dal ruolo dell’handicappato psichico, che egli aveva evidentemente tenuto allo scopo di mantenere un contatto col fratello tossicodipendente. Pietro è uno dei film italiani più belli e importanti usciti nell’ultimo decennio: un film terribile, che sottopone e si sottopone a un trattamento sadomasochistico, pur di sfruttare sino in fondo il proprio tema.

di Callisto Cosulich

27 agosto 2010

 
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