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People meet in architecture. Alla Biennale di Venezia nuovi progetti a misura d’uomo

di Simona Maggiorelli

Non vuole che si dica che quella che apre il 29 agosto è una Biennale dal segno decisamente femminile. L’architetto giapponese Kazuyo Sejima non ne fa una questione di genere, piuttosto di idee, di contenuti. Ma non pare del tutto casuale che la prima Biennale di architettura diretta in laguna da una donna faccia d’un tratto piazza pulita dei colossali progetti da archistar per lasciare spazio a nomi giovani o emergenti (in tutto 46, da ogni parte del mondo) con proposte che guardano alla qualità della vita, a un incontro armonico fra costruzione e ambiente e, soprattutto, a soluzioni abitative che facilitino le persone a incontrarsi oppure, perché no?, a vivere momenti di solitudine creativa. Così, con la sua People meet in architecture, la schiva ed elegante Sejima rompe gli steccati fra le discipline e lascia che il linguaggio necessariamente rigoroso dell’architettura s’incontri con quello meno prevedibile della scultura, dell’installazione e perfino della performance. Tanto che Smiljan Radic e Marcela Correa, da una pietra del terremoto del Cile hanno ricavato un pensatoio per una persona alla volta.

A ispirarli, hanno detto i due sudamericani, è stato il disegno Il bambino nascosto in un pesce dell’artista David Hockey. Ma fra le proposte  che tingono la progettazione di aperture visionarie e futuribili ci sono anche le pareti porose di Toyo Ito che aboliscono la classica divisione dentro-fuori e le strutture mobili, componibili, di Studio Mumbai che cercano un’osmosi fra architettura e natura. Mentre nei padiglioni del Sudest Asiatico, e della Malesia in particolare, s’ncontrano progetti che ridisegnano in modo immaginifico intere aree urbane. Sul versante della provocazione poetica, invece, è già famosa la nuvola che Transsolar ha creato a tre metri da terra, dotandola di scala, per chi volesse ficcarci la testa. Osa ancora di più il giovane studio giapponese Ishigami +Associates con un rendering che tenta di disegnare l’infinito. «L’architettura oggi deve essere capace di comunicare nuovi valori, di anticipare sogni e direzioni di una società in movimento». Parola di Kazuyo Sejima.

27 agosto 2010

 
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