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La settimana del 30 luglio |
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Usa Wiki Afghanistan «Un altro duro colpo per gli americani in Afghanistan. A sferrarlo, l’ormai lanciatissimo sito wikileaks, che pubblica un rapporto militare in cui si afferma che il Pakistan permette ai rappresentati del suo servizio di spionaggio (Isi) di incontrarsi con i Talebani per organizzare la resistenza contro gli americani. «Islamabad avrebbe dato l’ok a quelle azioni dell’intelligence» scrive il New York Times. «dirette ad assassinare leader afgani. Il rapporto indica che i soldati Usa sarebbero inondati di resoconti sulla rete di collaboratori pakistani che dalle aree tribali del loro Paese si spingono fino a Kabul. E nonostante molte delle informazioni tendano a demonizzare il governo di Islamabad perché raccolte dall’intelligence afgana, tradizionalmente ostile al Pakistan, alcune ricostruzioni sono confermate dagli accadimenti sul terreno».
Canada Non si spara sui feriti Il comitato militare canadese si dovrà pronunciare questa settimana sull’entità della pena da infliggere al capitano Semrau. Lo scrive Le Devoir. «Il militare è stato riconosciuto colpevole di aver sparato, al termine di una battaglia, contro un insorto afgano disarmato e ferito. Tuttavia, prima di conoscere la sua sorte, il capitano Semrau dovrà attendere la pronuncia di un giudice militare, che dovrà stabilire se nel processo siano stati violati i suoi diritti». Se il dibattimento verrà riconosciuto corretto, Semrau potrebbe subire una condanna fino a 5 anni di prigione, da scontare in parte in un carcere militare. La giuria ha rigettato l’accusa più grave, quella di tentato omicidio.
Colombia I rimpianti di Uribe «Me ne vado con la tristezza di vedere che i terroristi hanno ancora la capacità di fare danni, e dall’estero». Alvaro Uribe, che il 7 agosto cederà la presidenza della Colombia al suo ex ministro della Difesa Juan Manuel Santos, affida al quotidiano El Tiempo le sue riflessioni di “fine mandato”. «Non capisco perché, essendo chiare le norme del diritto internazionale, i terroristi che si trovano in Venezuela non siano stati catturati», lamenta Uribe. Ma frena sulle operazioni in territorio straniero: «La priorità è che sia sempre rispettato il diritto internazionale. Un bombardamento come quello realizzato contro Reyes nel marzo 2008 è un atto giustificato dallo “stato di necessità”, per difendere il popolo colombiano, ma non è consigliabile ripeterlo, perché può essere male interpretato». |