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La settimana del 23 luglio |
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Usa America top secret Il Washington post inaugura sul suo sito web «la più ampia raccolta di articoli, analisi, inchieste e dati» sul sistema di controllo statunitense. «Il nostro», spiega l’editoriale del quotidiano, «è un progetto nato due anni fa, per capire come siano cambiate le cose dopo l’11 settembre 2001. Quando si tratta di sicurezza nazionale, vengono spesi troppi soldi e fatte poche domande, con il risultato che nessuno è in grado di conoscere tutto». Il Washington post spiega di aver comunque accettato di far visionare il contenuto del sito ai Dipartimenti interessati prima di renderlo pubblico: «Abbiamo chiesto se avessero preoccupazioni specifiche, ma finora non ci è stato detto nulla. Non vogliamo mettere a repentaglio nessuno: il nostro obiettivo è fornire più informazioni possibili, affinché i nostri lettori abbiano la consapevolezza della vastità e della portata dell’America top-secret in cui viviamo».
Biden a tutto campo Il vice presidente Joe Biden non crede affatto che i Tea party siano razzisti, e lo ribadisce in una intervista televisiva riportata da Usa Today: «Alcuni dei rappresentanti di questo movimento possono aver pronunciato frasi razziste, ma i Tea party nel loro complesso non lo sono. Molto conservatori, questo sì. Hanno una visione diversa sul governo e su molte cose, ma non sono razzisti». La sua opinione, spiega Biden, «è condivisa dal presidente Obama». Archiviati i temi nazionali, il vice presidente affronta anche quelli internazionali. In Afghanistan «sarà più dura del previsto». L’addestramento dei militari afghani non è ancora stato completato, e soprattutto non è uniforme in tutto il Paese. «Sarà penosamente lento e difficile», dice Biden, che invece si mostra ottimista sull’Iraq: «Siamo sulla buona strada per diminuire entro agosto il numero dei nostri militari fino a portarli a 50.000».
Canada Gli strascichi del G20 Il G8 e il G20 sono stati archiviati a livello mondiale, ma non per la stampa canadese. A tenere banco sono le polemiche sugli arresti effettuati durante il summit. «Diverse organizzazioni hanno lanciato oggi una nuova coalizione arcobaleno», scrive il 19 luglio Le Devoir, «che non solo chiede una inchiesta pubblica, ma vuole sostenere concretamente le persone alle prese con spese giudiziarie e che necessitano di sostegno psicologico dopo il loro soggiorno nelle celle di Toronto». Dalla fine del vertice a oggi si sono susseguite numerose manifestazioni nelle strade della città per chiedere che venga fatta luce su quanto avvenuto. |