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Esce in dvd Histoire(s) du Cinéma, il testamento di uno dei registi più geniali del XX secolo
«Quando ero un critico mi consideravo già un cineasta. Oggi mi considero tuttora un critico e, in un certo senso, lo sono ancora più di quanto lo fossi in precedenza. Invece di fare critica, faccio film, a costo di introdurvi una dimensione critica. Mi considero un saggista, faccio saggi in forma di romanzi o romanzi in forma di saggi: semplicemente li filmo, anziché scriverli». Così rispondeva Godard in una intervista pubblicata nel dicembre del 1962 sui Cahiers. Da quella data al 1996, quando completò Histoire(s) du Cinéma, la sua monumentale riflessione audiovisiva del cinema, di anni ne erano passati 34 e i cinéphiles potevano constatare che l’ex fondatore della nouvelle vague, insieme a Chabrol, Rohmer e Truffaut, aveva tenuto fede alla vecchia definizione di cineasta-critico e viceversa. Anzi l’aveva radicalizzata, realizzando un’opera unica nel suo genere, che si può apprezzare, tanto per radio quanto sullo schermo, con la differenza, di certo non irrilevante, che nel primo caso è l’ascoltatore a sognare le immagini da aggiungere alla musica e al parlato, mentre nel secondo caso è lo stesso autore a proporle. Ora le Histoire(s) appaiono in dvd a cura della Cineteca del Comune di Bologna, in concomitanza con la proiezione in anteprima italiana di Socialisme, l’ultimo film-saggio di Godard, presentato il maggio scorso al Festival di Cannes nella sezione “Un certain Regard”. Due dischi contenenti gli 8 capitoli, ciascuno col proprio titolo. Secondo Godard, il cinema ha raccontato tutte le storie, “rubandole” alle altre arti, così come quelle desunte dalle semplici cronache dei giornali, dando però la sensazione che le storie fossero una sola e che rappresentassero un “atto di solitudine”. Ma ci sono casi in cui se ne esce con la convinzione che solo il cinema abbia potuto raccontare certe cose, e cita in proposito Buster Keaton. Poi il discorso si fa più astratto, quando spiega in immagini che «nella fisica stessa dell’atto cinematografico c’è qualcosa di fisico e di metafisico», Sono solo alcuni esempi suggestivi di un’opera che stordisce con un’infinità di sollecitazioni, divenendo più affascinante del più scatenato film di avventure. di Callisto Cosulich 23 luglio 2010
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