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Il decentrosinistra Stampa E-mail
Left n.30 del 30 luglio 2010Tutti prevedono che si andrà alle urne in primavera. Però l’opposizione sembra lontana dalla conquista di un’unità. Precisazioni, distinguo, sfumature. Parlano il verde Bettin, il dipietrista Rota e il democratico Vita. In cerca di una sintesi
di Marcantonio Lucidi

Dal Pd all’Idv ne sono ormai praticamente certi: «Elezioni anticipate a primavera del 2011», dice Vincenzo Vita, ala sinistra dei Democratici. Identica l’opinione di Ivan Rota, responsabile nazionale dell’organizzazione nel partito dipietrista, l’uomo che andrà nella trincea della prossima campagna elettorale: «Possiamo entrare subito in azione. Abbiamo già fatto 109 congressi territoriali e raccolto due milioni di firme per i referendum contro il nucleare, la privatizzazione dell’acqua e il legittimo impedimento. Noi siamo pronti». Ecco, il punto è questo: sono tutti pronti nel centrosinistra? Perché se per quelli dell’Idv «le urne sono l’unico sbocco», la domanda è: riusciranno i partiti di opposizione a mettere in piedi una coalizione in grado di battere il centrodestra? Il sistema per farcela lo offre un esponente della sinistra che vince, il verde Gianfranco Bettin, assessore all’ambiente del comune di Venezia conquistato dal sindaco Giorgio Orsoni che alle amministrative del marzo scorso a battuto il ministro Brunetta, super candidato Pdl:  «Abbiamo vinto con un programma condiviso da una coalizione plurale che ha generato articolazioni e sfumature ricche e capaci di raccogliere consenso». Formula facile, no? E si può replicare a livello nazionale? «Certamente», risponde l’assessore che però osserva: «Oggi il centrosinistra è troppo diviso su opzioni diverse e non ha sviluppato un metodo per risolvere le divergenze. Bisogna discutere su questo punto, anche perché le primarie potrebbero non bastare».

Quindi l’opposizione non è pronta per eventuali elezioni anticipate e anzi le primarie di coalizione potrebbero essere un’ottima ragione di scontro. Basta chiedere a Ivan Rota cosa pensa del leader di Sel candidato alla guida del centrosinistra: «Vendola ha vinto una competizione importante in Puglia pochi mesi fa. Anche con l’appoggio dell’Italia dei Valori. Adesso la regione non può permettersi di perdere il suo presidente: il mandato di Vendola finisce nel 2015 e ci vuole serietà nei confronti degli elettori. Non si può essere un candidato per ogni elezione». Quindi, Vendola se ne resti a Bari che alle primarie di coalizione si dovrebbe piuttosto presentare (continuazione ovvia del ragionamento di Rota) Antonio Di Pietro: «Lo vedo benissimo  come leader del centrosinistra. Direi che è addirittura un dovere che il capo del secondo partito di opposizione si presenti alle primarie, Qualche milione di cittadini apprezzerebbe la candidatura di Di Pietro contro Berlusconi». Insomma c’è la ressa a farsi avanti a scavare la fossa elettorale al Cavaliere, però c’è chi nel Pd, come Vita, ritiene Vendola una grande opportunità: «Ha governato la sua regione per cinque anni, dimostrando capacità gestionali». Non prova lo stesso fastidio di D’Alema, che ha preso in giro il politico - poeta, per le “nuove narrazioni e i “diversi racconti” vendoliani. «Io stesso in tempi non sospetti dissi “ci manca una narrazione”. Vendola usa termini inaugurati dalla sociologia politica più recente». Insomma, non è farina del suo sacco. E non è certo detto che la “poesia” del governatore pugliese troverà il favore di altri Democratici visto che non solo il nemico D’Alema e il non troppo amico Bersani diffidano, ma anche una buona parte del coro Democrat.  Sottilizza Bettin: «Non è con la sua candidatura che Vendola spariglia, altri si presenteranno alle primarie. Spariglia invece sui contenuti. Con lui, si potrebbe avere per la prima volta, forse, una candidatura che può capitalizzare sui numeri una forza molto grande. Vendola può anche perdere contro un candidato del Pd ma ottenere il 30 per cento e valorizzare i contenuti che porta avanti e che altrimenti sarebbero rimasti marginali. Per esempio l’acqua pubblica e lo stesso nucleare». I rischi veri per l’assessore veneziano sono due: che il Pd non riesca a trasformarsi in un vero strumento di innovazione e allora «finiremo per lanciare un leader dietro l’altro, inseguire illusioni di accordi con questo o quello del centrodestra, impantanarci negli intrighi di palazzo causati da un incrocio mal riuscito di socialdemocrazia e sinistra Dc». Il secondo pericolo è che i vari partiti di opposizione si mettano insieme contro Berlusconi per disperazione senza poi riuscire a governare su un progetto comune. «Eventualità da evitare come la peste», dice.

E qui incomincia l’altro grande problema: ma questa coalizione quanto deve essere larga? Per dirla sinteticamente, quelli dell’Udc dentro ci devono stare oppure no? «L’Udc ha avuto il merito di individuare il punto essenziale, ossia battere Berlusconi e il berlusconismo. Allora dobbiamo preparare un programma condiviso da una coalizione che sia la più larga possibile» è il ragionamento di Vita, il quale però nel caso di scelte definitive e dolorose non avrebbe dubbi: «Dalla torre butterei Casini e non Vendola». Probabilmente quelli dell’Idv butterebbero Casini dalla torre anche se l’alternativa politica fosse Alvaro Vitali: «L’Udc non è amica dell’Idv - sibila Rota - perché noi non siamo ondivaghi e ipocriti. Voglio dire che a loro piacciono quelli che seguono l’onda. Tuttavia non abbiamo preclusioni verso la parte buona e sana del partito di Casini». Insomma, mai con l’Udc dei Cuffaro e dei Lombardo. Più sfumato Bettin: «Senza uno schieramento largo non si vince, dunque è importante il confronto con Casini, ma su una base chiara perché non può chiederci di rinnegare noi stessi».

I dipietristi, che amano definirsi «partito snello con le idee chiare» hanno, contrariamente ai Democratici, una tale voglia di andare alle urne che si erano già fatti i calcoli sulle date e informato il Pd che una sintesi sul programma si può trovare velocemente: «Purtroppo per elezioni in autunno non c’è più tempo - osserva Rota - sarebbe stata la prima volta nella storia repubblicana. Però le contraddizioni nel centrodestra stanno scoppiando. Mangeranno il panettone ma non la colomba».

30 luglio 2010

 
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