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di Massimo Fagioli Ha ali grandi, colorate che si muovono facendo volare un piccolo corpo che, osservato, rende impossibile pensare da dove traggano forza. È portato nell’aria dal movimento delle ali dell’animaletto che chiamiamo farfalla e, sembra, che abbiano forza vitale in se stesse. E di nuovo, come fossi affetto da una lieve narcolessia, la lucidità del pensiero cosciente diminuisce e, nella mente, compaiono immagini indefinite. Ma, riesco a pensare e, forse, a sapere che è la condensazione di due ricordi coscienti. Ed il ricordo della percezione mi fa comprendere che sono le due grandi ali dello studio di via Roma Libera, che si è fusa con il ricordo della metà dell’ellissi che tante persone hanno fatto il 2 luglio, a Caracalla, alla festa dell’Unità. Avevo pensato ad un altro ricordo cosciente, ovvero il bianco teatro di Epidauro, ma ora vedo un’altra immagine che non è definita, perché è la fusione tra una figura del ricordo cosciente, la farfalla, con una immagine inventata, ovvero quella di Cupido che, con le sue grandi ali raggiunge Psiche, di notte. Il dio dell’amore non può essere visto dalla coscienza con gli occhi della veglia, può essere soltanto pensato. Non è un ricordo, è una immagine creata dalla mente addormentata. E ripenso ai presocratici, quando accadde che la mente umana abbandonò le figure inventate e, per pensare al rapporto uomo natura, passò al pensiero verbale. Dissi due settimane fa “Ma i termini scritti fanno nascere il pensiero che: nascita, sviluppo, procreazione, morte sono, non soltanto osservazione e ricordo, ma anche concetto”. Come se, nel passare al pensiero verbale, le figure diventassero molte piccole forme in cui la linea perde il suo... infinito. E scrivo, infatti, per creare nella mente altrui immagini, senza dipingere né scolpire. Non ripeto parole lette o ascoltate, ma uso i suoni uditi nell’infanzia per fare un linguaggio articolato comprensibile perché uguale a quello di tanti altri. Non è, quindi, ripetizione, ovvero l’ecolalia dello schizofrenico che ripete le parole udite perché non comprende né il significato, né il senso. è trasformazione delle immagini che si formano al di fuori della coscienza nel minimo spazio possibile del segno scritto che è movimento della mano umana che realizza ed esprime e rende ad altri esseri simili a se stessi ciò che è, in assoluto, invisibile. è la nascita del pensiero come fantasia di sparizione del mondo non umano, un non è, che crea un essere che è rapporto tra gli esseri umani. Diventano parole percepibili la realtà mentale silenziosa dall’inizio della vita che non ha immagine ma è l’essere del pensiero come capacità di immaginare che diventa “speranza certezza che esiste un altro essere umano”. E la memoria senza coscienza non mi fa vedere quando e perché trovai, nella parola pulsione, il pensiero “fa di ciò che è, ciò che non è; di ciò che non è, ciò che è”. E furono parole che emersero dal pensiero senza parola che è la capacità di immaginare che fa, dell’umano che si forma nel rapporto con la natura non umana, una identità che è rapporto interumano.
Lessi left di venerdì 9 e vidi le parole che avevo udito alla festa dell’Unità “ridire, ripetere, riproporre, rispiegare, rinnovare...”. Per rinforzare la fiducia di insistere senza debolezza don.coc. parla di farfalle e giornali. Osserva, acutamente, che, su due quotidiani, l’Unità e l’Avvenire sono stati pubblicati due articoli che parlano di psiche e anima. E sono due giornali opposti, ovvero uno laico e di sinistra, l’altro cattolico che si ispira alla linea della Cei. E vengono i ricordi e vengono le memorie fatte di immagini che parlano. Ed il ricordo è quello della copertina de La marionetta e il burattino dell’edizione 1981 in cui misi la figura della scultura del Canova in cui l’alato Cupido, con un bacio, toglie Psiche dal sonno mortale. La fanciulla aveva superato le prime tre prove imposte da Venere; poi dopo essere riuscita ad andare e tornare dall’Averno, fallì perché non resistette, ed aprì la scatola in cui ci sarebbe stata la bellezza. C’era il sonno mortale da cui non ci si risveglia più. Ed il ricordo si fonde alla memoria e vedo che, nel 1980, lasciai l’ospitalità dell’Istituto di Psichiatria dell’Università di Roma. Ed il pensiero, oltre le ragioni formali, che l’Analisi collettiva era incompatibile con la psichiatria accademica, fu che la teoria della nascita umana rifiutava l’idea che la malattia mentale fosse lesione fisica della sostanza cerebrale. E compare la memoria di quando, vent’anni prima avevo lasciato l’Ospedale psichiatrico di Venezia per la stessa ragione. Poi diventò evidente la ricerca che diceva che la malattia mentale non era cerebropatia, è alterazione della dinamica delle pulsioni, immagini, affetti nel rapporto interumano. E pensare così aprì la strada alla ricerca del pensiero senza coscienza, quello fatto da immagini e non dal linguaggio articolato. Soltanto così si può scoprire che, nel primo anno di vita, c’è un pensiero senza parola.
La favola di Amore e Psiche. Sembra che venga dall’oriente. Vedo uno scontro con la cultura greca che, per vincere Troia, ha sacrificato una fanciulla, Ifigenia. Una cultura che fu rappresentata dal l’Edipo re. Lo dissi, lo ripeto da tanto tempo che la filosofia, che ha fatto l’identità umana come razionalità, ha ucciso ciò che non è ragione, quel non razionale che è diverso dalla coscienza e dal linguaggio articolato. E la parola “diverso” entra nella mente dell’uomo e lo rende violento perché, non c’è il gemello che è la parola uguale. Allora l’uomo è solo perché i genitali diversi dell’uomo e della donna si trasformano in quell’ “insetto immondo” che dice che bambino e donna non sono esseri umani. Il pensiero verbale che dice “diverso”, secerne il veleno che dice “non è”. Alla nascita c’è soltanto un essere umano; non c’è il maschio e la femmina. Ma la ragione vede soltanto il corpo percepibile; non vede la realtà dell’emergenza del pensiero, uguale per tutti. Ma è difficile, impossibile per la razionalità umana comprendere il senso di parole che sono uguali. “Non è”: alla nascita non c’è un uomo o una donna, c’è un essere umano. è impossibile comprendere perché non conosce il senso delle parole indifferenza ed anaffettività. Il non è, è uguale, ma “non c’è un uomo ed una donna” è rifiuto ed indifferenza per il “concetto” sulla realtà umana basato sulla percezione della coscienza. Guardare soltanto la realtà biologica dell’essere umano non è pensare “è una donna”, ma credere che “non è un uomo”. Ed è la negazione che non vede la verità umana.
Ora, forse, la mano trema perché il pensiero la spinge a ricordare le quattro prove alle quali Venere condanna Psiche ma vedo che, insieme al ricordo, compaiono le parole: nascita, svezzamento, visione dell’essere umano diverso, pubertà. E così le figure dei ricordi nati dalla lettura della favola scompaiono e diventano pensiero verbale. Come il protagonista del film Il sogno della farfalla, in un tempo lontano, rifiutai il pensiero verbale degli antichi perché indicava ciò che i sensi percepivano. Nascita era respiro, svezzamento era separazione fisica dalla mammella. Seppi che erano parole senza senso perché indicavano cose della realtà non umana, animale e vegetale. Avevo, evidentemente, sentito ed intuito che questi quattro momenti della vita umana avevano una realtà invisibile che, non percepita, poteva essere soltanto pensata. Compresi poi ciò che sapevo essere presente e reale quando detti identità alla parola trasformazione che si fuse con le parole nascita umana. Non era il sapere della coscienza che al risveglio, pensa e vede se stessa come un “enorme insetto immondo”. Vidi tutta la stupidità della coscienza che credeva che l’irrazionale era bestia, perché l’aveva detto Platone.
La parola trasformazione era giunta alla corteccia uditiva e visiva, fecondando il pensiero per immagini. E la parola nascita, nata da una memoria senza ricordo che giaceva nel buio della mente addormentata, venne alla luce e non era la stessa che avevo sempre udito e letto. Era stata sempre senza identità perché uguale a quando indicava il parto degli animali o la comparsa, dal terreno, di una pianta. Fusa, come gemella monocoriale, alla parola trasformazione divenne trasparente come l’aria del primo respiro e mi fece vedere che, prima dell’attività dei motoneuroni che muovono il torace, c’era un fenomeno invisibile. Vidi, nell’essere umano che nasce il rapporto con la luce che non è realtà materiale e, da esso, l’emergenza della pulsione dell’essere umano che non può essere percepita, ma soltanto pensata. Vidi l’intelligenza umana che, senza razionalità, “sa” che non potrebbe, neonata, sopravvivere al mondo non umano. Ma il corpo, allo stimolo luminoso, rivendica la sua realtà biologica che trasforma la pulsione di annullamento in fantasia di sparizione; l’anaffettività diventa indifferenza e la realizzazione del neonato si volge all’altro essere umano di cui “sa” l’esistenza, come rapporto esclusivo. Il narcisismo creato ha, in sé, l’intelligenza nuova che sa, senza vedere l’altro essere umano la sua identità. |