spacer
la notizia al centro,
il cuore a sinistra.

Dir. responsabile: Donatella Coccoli Dir. editoriale: Ilaria Bonaccorsi
è un sito MyCyrano!


Parla con Left


Americhe
Asia
Europa
Africa e Medio Oriente


Trasformazione
Libri
Cinema
Musica
Teatro
Arte

Mercati


Chi siamo
Contattaci
Redazione
Pubblicità
Credits

Abbonamento cartaceo


 
La settimana del 9 luglio Stampa E-mail
Usa
I danni della marea nera

La Bp ha finora speso 3,12 miliardi di dollari per «pulizia, contenimento, perforazioni e pagamento dei danni causati». Lo scrive Usa Today, ricordando che «dal conto mancano i 20 miliardi di dollari richiesti dal presidente Obama». Dall’inizio dello sversamento di petrolio, il 20 aprile scorso, «il gigante petrolifero ha effettuato più di 47mila pagamenti a cittadini, aziende e governi interessati dalla marea nera, per un totale di 147 milioni di dollari». La fuoriuscita di petrolio non si ferma ancora, e dopo lo stop di tre giorni dovuto al passaggio dell’uragano Alex, la Bp sta provando adesso nuovi sistemi: «Tutte le speranze sono riposte nella A Whale, la nave taiwanese in grado di filtrare il greggio in misura 250 volte superiore a quanto avviene ora. Il suo debutto fa ben sperare, anche se non sarà facile ripulire tutto il greggio». La chiazza di petrolio, secondo i media statunitensi, potrebbe in breve raggiungere Miami.

La scelta del generale
«La scelta tra la vita e la morte in Afghanistan a volte è questione di sfumature. Per questo diventa importante sapere cosa farà il generale Petreus». Il Los Angeles Times analizza quali potrebbero essere i cambiamenti sul campo con l’arrivo di Petreus, che va a sostituire il generale McChrystal, costretto alla dimissioni dopo un’intervista al mensile statunitense Rolling Stones. «Petreus ha già detto a Karzai che impedire le morti dei civili resterà una sua priorità ma ha anche rassicurato i soldati: la salvezza degli afgani non andrà a scapito di quella dei militari Nato». Secondo alcuni ufficiali statunitensi, l’eccessiva “cautela” nell’uso della forza «pone a rischio le truppe americane, nonostante il loro addestramento e le loro capacità tecnologiche. Le regole da seguire sono troppe, e questo le rende vulnerabili».

Bolivia
Morales fa la fame

«Il presidente Evo Morales», scrive il quotidiano Los Tiempos, «ha minacciato di entrare in sciopero della fame se l’Assemblea legislativa non approverà, prima del 22 luglio, la Ley Marco de Autonomías, l’ultima delle cinque leggi organiche previste nella Costituzione». Secondo il giornale, la minaccia di Morales non sarebbe la prima: «Il presidente ha fatto questa scelta già il 9 aprile del 2009, per far pressione sul Congresso affinché approvasse la Legge elettorale transitoria, che avrebbe permesso di svolgere le elezioni presidenziali nel dicembre dello stesso anno. In quel caso, lo sciopero della fame durò 5 giorni».
 
< Precedente   Prossimo >
 
Federalismo, governo in bilico
Arsenico e vecchi rubinetti
L'Aquila, e la chiamano ricostruzione
La guerra di Gianfranco
Da Tangentopoli a mani sporche
Fiat, ciao Italia e grazie di tutto
Verbali volant
Protezione civile: Tremonti “azionista”
Fiat, Punto su Belgrado
Cie, diritti “sedati”
Balcani, imperialismo energetico
Agazio Loiero: «È l’ora di cambiare rotta»
Troppe attese per il nuovo Pd
Territorio, Sabina cuore di cemento
Antonio Di Pietro: Bertolaso dica ciò che sa
Gioacchino Genchi: se provano a fermarmi...
Puglia, peggio di Tangentopoli
I servitori infedeli nell’era delle stragi
Obama, la sua Africa
G8, quel che resta di Genova
L’altra faccia dell’Iran


Crociate d’Olanda
Cecenia infinita
L’incognita iraniana
Niger, colpo di Stato democratico
Usa, il domani che verrà
Messico e inferno
Dubai, sogni infranti nella sabbia
Tempo d’India
Derivati, la rivincita
Obama alla corte del Dragone
La sete di Baghdad
Chi ha paura del Balucistan
Africa, in fila per la democrazia
Di carbone e di altre sciocchezze
Un po’ di rosso sopra Berlino
Tutti pazzi per l'atomo
Chernobyl bosniaca
Kurdistan, quale futuro
Gabon, il voto sa di broglio
Afghanistan, aspettando il futuro
Duello al Sol Calante
Iraq, il bottino impossibile


Lombardo, uomo del “fare”
Preti & prede
Nome in codice Oriente
La decapitazione del Gotha
È Mafiagate
La Capitale alemanna
Lo sciopero della fame dei malati di Sla
Calvario Cucchi
Nucleare? Signorsì
Appalti, e il controllore finì sotto inchiesta
La guerra delle pale a vento
Sindona fa sempre scuola
Processi, ora Marcello ha paura
Emergenza casa, business della Chiesa
Berlusconi ha fatto un Boffo
Fiumicino, atterraggio nel Terzo mondo
I veleni di Tito Scalo
I prof di religione non danno voti
Lo Stato fallisce, la mafia fa profitti


L’essere umano al centro della politica
La Pietra dello scandalo
Ulipristal, una pillola tutta da scoprire
Un papato di passaggio
Lo scienziato che cerca l’io
L’avventura chiamata Raistereonotte
Ru486, la piccola Commissione degli orrori
Signori, non siamo la tv
In ricerca di pace
Il flusso libero di Zaha Hadid
Il logos e le donne
Joumana Haddad: donne e libertà
La fabbrica delle donne
La laicità non è una bestemmia
In cerca della Terra gemella
Quando il regime confinò il pensiero
Gobetti, libertà e rivoluzione
L’altra faccia del socialismo
Cartesiani ancora tra noi
La scelta di Rebiya
Dopo Nietzsche, Lilith
La democrazia apparente
Il Dna non è razzista
Cristianesimo, la superstizione vantaggiosa


Euro: né alto né basso, né sopra né sotto
L’autostrada della sola
Il quarto sindacato
La rivolta di Atene
Chiesa radioattiva
I furbetti della crisi
Fondi Fas, uno scippo al Mezzogiorno
Tutti gli abusi delle statistiche
Padrone di casa esentasse
La sostenibile pesantezza del debito
Dove Sacconi separa Brunetta unisce
Una morsa globale stritola la Nortel
Un milione di posti di lavoro. In meno
Innse, i guai non finiscono
Enasarco, la resistenza degli inquilini
L’Italia in paradiso. Fiscale
Fiat, con i quattrini degli altri
Luciano Gallino: il crack coi nostri soldi
I bugiardi dell’ottimismo

Ed. Altritalia soc. coop.
P.I. 06811331005
Libertà Eguaglianza Fraternità Trasformazione
LEFT Avvenimenti © 2009
 
spacer