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Brotherhood, una travolgente passione omosessuale nata in un contesto estremo
Non può esserci amore fraterno, cioè Brotherhood, in una travolgente passione gay, che si sviluppa tra due membri di una setta omofoba, come quella dei naziskin, che riserva agli omosessuali lo stesso trattamento brutale, usato contro negri, ebrei, musulmani e tutte le altre comunità che, secondo l’aberrante teoria nazionalsocialista, appartengono a “razze inferiori” e dunque inquinano la “purezza” della “razza ariana”. Una setta nostalgica di un passato condannato irrevocabilmente dalla storia, di cui vuole ricordare gli emblemi al punto di tatuarli sulla pelle degli “eletti”. Tuttavia, come dice un detto popolare, al cuore non si comanda. Può capitare, quindi, che una passione gay sbocci tra due componenti della setta e allora sono guai, sia nei confronti del gruppo, sia nei confronti di se stessi, chiamati a scegliere tra i sentimenti e l’ideologia. Hitler, che era un gay, scelse l’ideologia; Lars e Jimmy, i due naziskin protagonisti di Brotherhood, opera prima dell’italodanese Nicolo Donato, daranno invece retta al loro incoercibile sentimento. Schematizzato così, sembra un film tutto “di testa”, preoccupato in primo luogo di dimostrare la validità della propria tesi. Invece, il regista debuttante riesce nell’incredibile impresa di scioglierlo interamente in una vicenda d’amore. Di solito film omofili mantengono una certa riservatezza sull’atto sessuale, glissano sul rapporto puramente fisico, puntando sul sentimento che origina il rapporto stesso. Donato, invece, lo tratta con la stessa disinvoltura con cui il cinema ormai descrive i rapporti tra due amanti di sesso diverso. È un atto di onestà, di cui gli siamo grati, anche se rischia di alienargli la simpatia di una certa parte del pubblico. La cinepresa li inquadra in tutti i piani possibili dalla figura intera al primo piano, si sofferma sui dettagli.
Naturalmente in un simile contesto Donato penalizza il problema naziskin, in Danimarca più preoccupante che altrove. Probabilmente è questa la causa delle flessioni che il film subisce nel finale, quando i due amanti riusciranno a vivere tranquillamente insieme. di Callisto Cosulich 9 luglio 2010
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