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La settimana del 2 luglio Stampa E-mail
Usa
Scettici e malfidati

Regna lo scetticismo in America sulle prospettive di un accordo di pace in Afghanistan orchestrato dal Pakistan. «Sia la Casa Bianca che il Pentagono», scrive il New York Times, «hanno mostrato poca fiducia nella possibilità che Islamabad faccia negoziare il governo di Kabul con alcuni militanti talebani. Da una parte il presidente Obama ha ribadito la necessità di coinvolgere nei colloqui parte degli insorti, ma con cautela. Dall’altra il direttore della Cia Leon Panetta ha espresso dubbi sulla volontà di riconciliazione dei cosiddetti talebani moderati: “Non abbiamo prove che abbiano intenzione di lasciare le armi, né che vogliano denunciare i membri di al Qaeda”».  

Salvador
Violenza senza risposta

Manifestazione contro la violenza armata in Salvador, dopo un brutale omicidio di massa avvenuto nel dipartimento di Mejicanos. Lo racconta il Diario de Hoy. «Il 27 giugno centinaia di persone provenienti dai diversi settori della società hanno espresso il loro rifiuto della violenza, a una settimana esatta dall’ultimo terribile episodio, l’incendio di un bus di linea nel quale sono morti carbonizzati quindici passeggeri, tra cui un neonato». Nella stessa pagina il quotidiano ospita un duro editoriale contro il governo. «Il nostro Paese ha vissuto uno dei drammi più terribili della storia recente», scrive Evangelina del Pilar del Sol, «ma nessuna parola si è levata da parte del Procurador de los derechos humanos. Non abbiamo sentito nulla sui diritti delle 15 vittime del bus, come nulla era stato detto dopo l’assassinio del ragazzo scambiato per un fotoreporter o dopo che due ragazzi sono stati squartati. Ma quando c’è convenienza politica», conclude il giornale, «allora si mediatizza tutto, anche il più piccolo episodio. Dobbiamo dunque augurarci di morire nel momento giusto, per sentire la sua voce?».

Canada
Restare a Kandahar

Potrebbero restare oltre il loro mandato i militari canadesi in Afghanistan. Lo sostiene Le Devoir. «La pressione si fa sempre più forte sul primo ministro Stephen Harper affinché mantenga i nostri soldati in Afghanistan anche dopo il luglio del 2011, data prevista per il ritiro delle truppe. Secondo informazioni ottenute dal nostro giornale, buona parte della pressione viene dall’interno del partito conservatore». I militari canadesi sono dispiegati nella provincia di Kandahar, e da tempo l’opinione pubblica chiede il loro rientro. Ma il governo non può rispondere picche alle richieste di aiuto di Obama. 
 
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Arsenico e vecchi rubinetti
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Fiat, Punto su Belgrado
Cie, diritti “sedati”
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Territorio, Sabina cuore di cemento
Antonio Di Pietro: Bertolaso dica ciò che sa
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Derivati, la rivincita
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Di carbone e di altre sciocchezze
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Chernobyl bosniaca
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Gabon, il voto sa di broglio
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Preti & prede
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Lo sciopero della fame dei malati di Sla
Calvario Cucchi
Nucleare? Signorsì
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I veleni di Tito Scalo
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L’avventura chiamata Raistereonotte
Ru486, la piccola Commissione degli orrori
Signori, non siamo la tv
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In cerca della Terra gemella
Quando il regime confinò il pensiero
Gobetti, libertà e rivoluzione
L’altra faccia del socialismo
Cartesiani ancora tra noi
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Dopo Nietzsche, Lilith
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Cristianesimo, la superstizione vantaggiosa


Euro: né alto né basso, né sopra né sotto
L’autostrada della sola
Il quarto sindacato
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