Alle elezioni si è classificato terzo, registrando un successo mai visto. Il leader anti islam Geert Wilders scompagina l’agenda politica dei Paesi Bassi, vittime della sua carismatica propaganda populista di Massimiliano Sfregola
C'era una volta l’Olanda, un minuscolo Paese che faceva parlare di sé mezzo mondo: del suo orientamento liberale in materia di diritti civili, delle generose politiche sociali e dell’approccio tollerante verso l’immigrazione. Ma la magia di un modello perfetto di convivenza - tra religioni, culture e stili di vita diversi - svaniva un pomeriggio di otto anni fa, con la caduta del corpo privo di vita di Pim Fortuyn, freddato con tre colpi di pistola a pochi giorni dalle elezioni. L’emozione provocata dall’omicidio accese la miccia di un “conflitto di civiltà” latente e mentre la crociata contro l’islam faceva proseliti ovunque in Europa, tra gli ultraconservatori nederlandesi del Vvd (Partito per la libertà e la democrazia), si consumava la guerra di successione per raccogliere l’eredità politica di Fortuyn: tra i duellanti ebbe la meglio Geert Wilders, un semisconosciuto parlamentare di Utrecht, ex impiegato nel campo delle assicurazioni. A quattro anni di distanza da quella vittoria, Wilders ne registra un’altra: il suo Partito per la libertà si è classificato terzo alle elezioni del 9 giugno, superando anche i cristiano democratici di Balkenende. E formare un governo, per i vincitori del Partito liberale, non sarà facile. Già falliti i negoziati per dar vita a un esecutivo insieme con lo stesso Wilders, adesso tentano la strada della coalizione “violetta”, quella con gli avversari laburisti e Verdi. Quel che è certo è che il successo del “crociato” Wilders ha scombussolato l’agenda politica dei parlamentari olandesi. Bas Paternotte, editorialista politico del settimanale Hp/De Tijd, conosce bene il leader populista. Di lui dice: «Persona estremamente gentile, educata e dallo spiccato senso dell’umorismo. Ma anche uno che non sa tenere la lingua a freno». Il leader del Pvv, eletto alla Camera Bassa con il Vvd nel 1998, aveva iniziato la sua carriera politica come assistente parlamentare, scrivendo discorsi per il futuro commissario europeo Frits Bolkestein. «Bolkestein fu il primo a sollevare, a metà degli anni Novanta, la questione degli attriti con l’islam. Poi arrivò Fortuyn a radicalizzare lo scontro, e infine Wilders, che ne ha fatta una sua guerra personale. Bolkstein è stato il mentore politico, gli ha mostrato i luoghi e le persone che contano», prosegue Paternotte. «Il processo di radicalizzazione politica di Wilders ha coinciso, da quando vive sotto scorta, con l’inasprirsi della condizione umana di recluso. La protezione è talmente rigida da costringerlo a cambiare domicilio molte volte l’anno e a vivere separato dalla moglie, che incontra solo una volta a settimana. Wilders è oggi un uomo ossessionato dalla guerra all’islam e incattivito dall’impossibilità di condurre una vita normale», conclude il cronista. La scorta gli venne assegnata nel 2004, dopo che l’intelligence olandese aveva sventato un attentato terroristico ai suoi danni. Il piano prevedeva anche l’eliminazione della deputata anti islam di origine somala, Ayaan Hirsi Ali. Lo stesso anno del fallito attentato e dell’avvio del programma di protezione, Wilders lasciò il Vvd, con il quale era ormai in rotta da tempo. E formò il Partito per la libertà (Pvv).
L’opposizione incondizionata ai negoziati per l’ingresso della Turchia nella Ue è stato il suo trampolino di lancio, che di lì a poco avrebbe proiettato la sua popolarità ben oltre gli stretti confini della piccola Olanda. Cinico opportunismo o risposte radicali a problemi concreti? «Posso dire con certezza che Wilders crede nel pericolo dell’islamizzazione dell’Europa. Almeno il Wilders più recente», prosegue Paternotte. «Non penso affatto, al contrario, sia onesto su tutte le altre questioni. Quando lo intervistai per la prima volta, si ispirava in economia al reaganismo più ortodosso mentre ultimamente parla come un leader socialista». Un partito-persona, il suo, senza iscritti, senza struttura, dove i membri non sono autorizzati a rilasciare interviste e il leader partecipa solo a dibattiti televisivi. La campagna elettorale per le politiche si è limitata a una serie di comizi “segreti”: per ottenere l’invito e le coordinate del luogo era necessario inviare un’apposita richiesta corredata di codice fiscale e numero di passaporto. Chi finanzia il partito virtuale? Wilders non ha fatto mai mistero della sua passione per Israele che, dice con orgoglio, ha visitato ben 40 volte. «Ogni speculazione è possibile», dice Paternotte. «Per la legge olandese, i partiti che non accettano finanziamenti pubblici non devono dichiarare l’origine dei propri fondi». Ma il problema, in fondo, è secondario: il segreto del suo successo non è determinato da ingenti investimenti economici ma da scaltre mosse mediatiche del tutto inedite per il panorama politico olandese. «È un eccellente imprenditore politico», secondo Joost Van Spanje, ricercatore di Comunicazione politica all’università di Amsterdam: «Wilders è riuscito a rendersi immune da qualunque critica: più ne riceve e più il suo consenso aumenta. Un sondaggio ha rivelato che nel 2007, quando vennero istruiti i processi contro di lui per incitamento all’odio, la sua popolarità salì vertiginosamente. E nel 2008, con straordinario tempismo, decise di presentare alla stampa il suo documentario provocatorio Fitna, esattamente lo stesso giorno in cui l’ex ministro Rita Verdonk lanciava Trots, un altro partito nazionalista anti islam, potenziale concorrente del Pvv. I media ignorarono la Verdonk, accorrendo alla prima di Fitna».
Il caso del documentario di Wilders, nella bufera ancor prima di essere proiettato per la prima volta, è emblematico: il lungometraggio sugli atti di violenza compiuti da musulmani ha scatenato un putiferio, pur essendo nient’altro che un mediocre assemblaggio di sequenze scaricate dalla Rete. Per Wilders, l’agenda di appuntamenti mediatici per i prossimi mesi è densa: durante l’estate dovrebbe uscire il secondo episodio di Fitna e a ottobre riprenderà il processo a suo carico. In entrambi i casi, il leader del Pvv è pronto a dare battaglia per assicurarsi i titoli dei giornali: il sequel del suo documentario sarà presentato negli Usa mentre al processo vorrebbe a deporre Mohammed Bouyeri, l’assassino del regista Theo Van Gogh: prova schiacciante, sostiene, che le sue tesi anti islamiche hanno un fondamento concreto. 25 giugno 2010
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