spacer
la notizia al centro,
il cuore a sinistra.

Dir. responsabile: Donatella Coccoli Dir. editoriale: Ilaria Bonaccorsi
è un sito MyCyrano!


Parla con Left


Americhe
Asia
Europa
Africa e Medio Oriente


Trasformazione
Libri
Cinema
Musica
Teatro
Arte

Mercati


Chi siamo
Contattaci
Redazione
Pubblicità
Credits

Abbonamento cartaceo


 
Dall’umano al minerale Stampa E-mail
Ne Le quattro volte Frammartino si libera dalla sua rigida impostazione teoretica

L'impostazione dell’opera seconda di Michelangelo Frammartino è molto ardua. Deve illustrare per immagini nientemeno che un antico teorema attribuito alla scuola pitagorica: le quattro vite successive, che l’uomo avrebbe incastrate in sé, l’una dentro l’altra. L’uomo sarebbe un minerale, per via del suo scheletro, formato da sale e da sostanze minerali. Ma è anche un vegetale, perché si nutre, respira, ha un sistema circolatorio, si riproduce. E non solo: è pure un animale, data la sua mobilità e la conoscenza del mondo che lo circonda. Infine è un essere che usa ragione e volontà.
Per dimostrare la validità del teorema, Frammartino bandisce sia musica che parlato. Rimangono solo immagini e rumori. Secondo la psicologia della percezione, nella realtà il soggetto che vede, si sente partecipe dello stesso universo al quale appartengono gli oggetti che rientrano nel suo campo visivo e questa certezza garantisce la continuità fenomenica delle cose. Ma viene a mancare qualora la stessa scena è trasferita dalla realtà allo schermo.

La sensazione che ne consegue è di trovarsi al cospetto non dell’irreale, bensì di una realtà diversa dalla propria ma che sempre realtà rimane, come se il soggetto fosse affacciato a un altro universo, regolato da leggi proprie e, di solito, più suadente del mondo reale. è la teoria dei “filmologi”, quando parlano di “effetto écran”, che Frammartino sembra intuire, in un’intervista, dove dice: «Considero il film un corpo morto, che ha bisogno dello sguardo attivo dello spettatore per prendere vita. Riuscire a connettere il soggetto guardante e l’oggetto, è parte di una vitale tensione affettiva, che con un po’ di retorica potrei dire che ha a che fare con la felicità. Il mio film vorrebbe parlare dell’invisibile che c’è nell’immagine. Nella mia vita concreta non sono mai riuscito a credere all’invisibile ma nell’arte è diverso». Lo spettatore di fronte a un film come Le quattro volte è costretto a una decisione radicale: prendere o lasciare. Se non accetta l’impostazione data al rapporto tra soggetto e oggetto è meglio che abbandoni la sala. Ma se l’accetta, il film esprime un fascino raro: si libera della rigida premessa teoretica e consente a ogni spettatore di gustarlo come meglio gli aggrada.

di Callisto Cosulich

4 giugno 2010

 
< Precedente   Prossimo >
 
Federalismo, governo in bilico
Arsenico e vecchi rubinetti
L'Aquila, e la chiamano ricostruzione
La guerra di Gianfranco
Da Tangentopoli a mani sporche
Fiat, ciao Italia e grazie di tutto
Verbali volant
Protezione civile: Tremonti “azionista”
Fiat, Punto su Belgrado
Cie, diritti “sedati”
Balcani, imperialismo energetico
Agazio Loiero: «È l’ora di cambiare rotta»
Troppe attese per il nuovo Pd
Territorio, Sabina cuore di cemento
Antonio Di Pietro: Bertolaso dica ciò che sa
Gioacchino Genchi: se provano a fermarmi...
Puglia, peggio di Tangentopoli
I servitori infedeli nell’era delle stragi
Obama, la sua Africa
G8, quel che resta di Genova
L’altra faccia dell’Iran


Crociate d’Olanda
Cecenia infinita
L’incognita iraniana
Niger, colpo di Stato democratico
Usa, il domani che verrà
Messico e inferno
Dubai, sogni infranti nella sabbia
Tempo d’India
Derivati, la rivincita
Obama alla corte del Dragone
La sete di Baghdad
Chi ha paura del Balucistan
Africa, in fila per la democrazia
Di carbone e di altre sciocchezze
Un po’ di rosso sopra Berlino
Tutti pazzi per l'atomo
Chernobyl bosniaca
Kurdistan, quale futuro
Gabon, il voto sa di broglio
Afghanistan, aspettando il futuro
Duello al Sol Calante
Iraq, il bottino impossibile


Lombardo, uomo del “fare”
Preti & prede
Nome in codice Oriente
La decapitazione del Gotha
È Mafiagate
La Capitale alemanna
Lo sciopero della fame dei malati di Sla
Calvario Cucchi
Nucleare? Signorsì
Appalti, e il controllore finì sotto inchiesta
La guerra delle pale a vento
Sindona fa sempre scuola
Processi, ora Marcello ha paura
Emergenza casa, business della Chiesa
Berlusconi ha fatto un Boffo
Fiumicino, atterraggio nel Terzo mondo
I veleni di Tito Scalo
I prof di religione non danno voti
Lo Stato fallisce, la mafia fa profitti


L’essere umano al centro della politica
La Pietra dello scandalo
Ulipristal, una pillola tutta da scoprire
Un papato di passaggio
Lo scienziato che cerca l’io
L’avventura chiamata Raistereonotte
Ru486, la piccola Commissione degli orrori
Signori, non siamo la tv
In ricerca di pace
Il flusso libero di Zaha Hadid
Il logos e le donne
Joumana Haddad: donne e libertà
La fabbrica delle donne
La laicità non è una bestemmia
In cerca della Terra gemella
Quando il regime confinò il pensiero
Gobetti, libertà e rivoluzione
L’altra faccia del socialismo
Cartesiani ancora tra noi
La scelta di Rebiya
Dopo Nietzsche, Lilith
La democrazia apparente
Il Dna non è razzista
Cristianesimo, la superstizione vantaggiosa


Euro: né alto né basso, né sopra né sotto
L’autostrada della sola
Il quarto sindacato
La rivolta di Atene
Chiesa radioattiva
I furbetti della crisi
Fondi Fas, uno scippo al Mezzogiorno
Tutti gli abusi delle statistiche
Padrone di casa esentasse
La sostenibile pesantezza del debito
Dove Sacconi separa Brunetta unisce
Una morsa globale stritola la Nortel
Un milione di posti di lavoro. In meno
Innse, i guai non finiscono
Enasarco, la resistenza degli inquilini
L’Italia in paradiso. Fiscale
Fiat, con i quattrini degli altri
Luciano Gallino: il crack coi nostri soldi
I bugiardi dell’ottimismo

Ed. Altritalia soc. coop.
P.I. 06811331005
Libertà Eguaglianza Fraternità Trasformazione
LEFT Avvenimenti © 2009
 
spacer