Quindi? è il titolo enigmatico del nuovo lavoro. Max Gazzè parla delle sue storie contro «chi infonde la paura». E della febbre da classifica che dilaga nella discografia italiana
A due anni di distanza dal precedente L’aratro e la radio, contenente “Il solito sesso”, singolo poi passatissimo dalle radio, Max Gazzè, uno dei cantautori nostrani più originali e versatili, torna con un nuovo lavoro, dal titolo assai bizzarro: Quindi?. Un titolo che, confida egli stesso, «allude a quell’attimo di silenzio, d’imbarazzo che c’è tra la domanda e l’attesa della risposta; a quel momento in cui non accade nulla ma ci si aspetta che qualcosa accada». Una scelta, questa, dovuta al fatto che l’artista è «sempre stato affascinato dai punti di domanda e, soprattutto, più che dalle risposte dalla contemplazione che le precede, per cui poi - spiega - ho voluto che il titolo del mio ultimo album si riferisse a questo spazio di “stasi” assoluta».
Allora Max, quindi? Quindi mi accendo una sigaretta (ride)…E dico che il quindi è la pausa che c’è tra una domanda e l’attesa della risposta. Io sono stato sempre affascinato dai punti di domanda e soprattutto dalle attese che precedono le risposte, da quei momenti d’imbarazzo in cui non accade nulla ma c’è un’aspettativa di qualcosa. Il titolo allude a quest’attimo di silenzio.
Quindi? è già al sesto posto nella classifica dei dischi più venduti, come spieghi questo successo a così breve distanza dall’uscita? Ma spesso accade così: quando esce un disco sale ai primi posti in classifica e poi scende inesorabilmente ma io non sono preoccupato dalle classifiche perché è proprio il tentativo di stare sempre ai vertici che poi crea il problema delle classifiche.
Un sano “chissenefrega” della classifica, insomma. Io credo che questo voler stare sempre sulla cresta dell’onda poi crea il problema della classifica. Significa che se non si considera l’onda vera e propria che sta sotto e che sorregge la cresta, e quindi se non s’impara a nuotare, poi si cade e si annega. Ed è ciò che capita in questi talent show tipo “XFactor”, “Amici”, in cui la gente viene posizionata sulla cresta e gli viene fatto credere che sia quello il punto di arrivo. Ma non si può passare dal via senza aver fatto il giro perché poi sarai inevitabilmente buttato giù da quello dell’anno prossimo e così via, di anno in anno. Una logica di numeri nella quale, purtroppo, la discografia è spesso intrappolata. Perciò sono comunque contento che il mio disco vada bene, e non tanto per vanità ma perché credo che possa essere sintomo di un cambiamento che può avvenire, affinché non si prendano i talent show come paradigma assoluto della situazione musicale italiana.
In più tracce esplori il sentimento dell’amore. In “A cuore scalzo”, ad esempio, parli della necessità di essere scalzi, e dunque nudi, nel rapporto di coppia. Certo. In realtà è l’essere sinceri, a cuore aperto, senza premeditazioni né preconcetti, nel vivere il rapporto d’amore con l’altro.
Canti d’amore anche in “Mentre dormi”, singolo che fa parte della colonna sonora di Basilicata coast to coast, film d’esordio, come regista, per Rocco Papaleo. Com’è stata quest’esperienza davanti alla macchina da presa? Davanti alla cinepresa ero Franco Cardillo ma ho vissuto una bella esperienza, legata all’interpretare un ruolo, a essere altro da me nel momento stesso in cui uscivo dal camerino del trucco. A essere io stesso in qualche modo arte. E questo è quello che mi ha affascinato di più.
“Storie crudeli” è il titolo di un altro brano. Cosa è oggi davvero crudele? Questo fare, fin dalla prima infanzia, del terrorismo psicologico ai bambini raccontando storie di orchi cattivi, mostri, tutte cose che da una parte esorcizzano la paura, dall’altra sono il primo tentativo di infonderla affinché poi uno si leghi a chiunque possa salvarci da queste paure, e quindi all’autorità politica e religiosa. di M. Flaminia Attanasio 4 giugno 2010
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