Si chiama Ulipristal ed è un contraccettivo d’emergenza di ultima generazione. Efficace fino a 120 ore dopo un rapporto non protetto, può essere però anche abortivo. Il parere del ginecologo Corrado Melega di Federico Tulli
Appena risolta l’annosa questione della Ru486, un’altra pillola in odor di scomunica minaccia la quiete nelle ovattate stanze dell’Agenzia italiana del farmaco. Introdotta come contraccettivo d’emergenza a marzo 2009 dall’Emea (l’ente che si occupa del via libera al commercio dei medicinali nei Paesi Ue), la pillola dei “cinque giorni dopo” è già stata autorizzata in Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna. In base alle regole Ue dovrà essere venduta anche in Italia e tocca all’Aifa valutare efficacia e sicurezza. Un primo screening era previsto per il 23 marzo scorso ma l’imminenza dell’entrata in commercio della Ru486, che tante e roventi polemiche ha alimentato negli oltre 700 giorni (in luogo dei 90 previsti per legge) impiegati dall’Agenzia per deliberarne l’autorizzazione arrivata il 31 luglio 2009, ha convinto i vertici dell’Aifa «a prendersi una pausa di riflessione in attesa di acquisire il parere degli esperti della commissione tecnico scientifica»», come ha spiegato il ministro della Salute Ferruccio Fazio nel rispondere a una recente interrogazione di Luisa Capitanio Santolini dell’Udc.
La pillola contiene l’ulipristal acetato, un contraccettivo di ultima generazione che funziona fino a 120 ore dopo il rapporto sessuale non protetto (a differenza della cosiddetta “pillola del giorno dopo” levonorgestrel che è efficace entro le 72 ore). I tecnici dell’Aifa dovranno valutare se questo la rende compatibile con la normativa italiana in tema di contraccezione e di aborto. Difatti, a differenza del levonorgestrel che blocca l’ovulazione e non ha alcun effetto sull’impianto, ed è per questo in tutto e per tutto un contraccettivo, per l’ulipristal non ci possono essere le stesse certezze. Specie se preso in prossimità della scadenza del quinto giorno. «L’Emea dice che sulla base degli studi clinici questo farmaco è efficace, e che altera l’ovulazione. Quindi potrebbe essere contraccettivo», osserva il ginecologo Corrado Melega, presidente della commissione Percorso nascita della Regione Emilia Romagna. «Altre indagini - aggiunge - hanno però dimostrato che compaiono modificazioni endometriali non compatibili con l’annidamento dell’uovo fecondato. Questo suggerisce la possibilità che l’ulipristal possa essere considerato anche abortigeno». Ad avvalorare questa ipotesi è lo stesso foglio illustrativo del farmaco autorizzato dall’Emea. «C’è scritto che la pillola dei 5 giorni dopo non deve essere assunta in gravidanza perché la può compromettere», nota Melega nel sottolineare la contraddizione: «Si dice che è un contraccettivo d’emergenza però si presuppone in qualche modo la possibilità che sia un abortigeno. Pensando alla salute della donna, questo vuol dire semplicemente che non c’è alcuna certezza sul meccanismo di azione dell’ulipristal». Cautela dunque, e l’Aifa si prenda tutto il tempo necessario per valutare. Peraltro un’eventuale autorizzazione in tempi brevi potrebbe avere ripercussioni negative anche sulla macchinosa entrata a regime dell’uso della Ru486 negli ospedali italiani, partita a inizio aprile. O peggio ancora, sulla 194/78. «In Italia le forze contrarie alla legge sull’interruzione volontaria di gravidanza sono molto importanti e molto potenti - ricorda il ginecologo -. Se l’ulipristal venisse venduto in farmacia come contracettivo, seppur prescritto da un medico, è certo che risalterà fuori (se non sarà ancora stata approvata) la proposta di legge sull’obiezione di coscienza dei farmacisti.
Oppure, se fosse considerato un abortivo assisteremmo allo stesso surreale dibattito sull’obbligo di ricovero che si è abbattuto sulla Ru486». Che i tempi non siano maturi per l’introduzione in Italia di un’altra pillola indigesta al Vaticano lo dimostra la guerra senza quartiere alla Ru486 tuttora in corso, 22 anni dopo la sua invenzione. «Questa settimana - racconta Melega - circolava in Regione un volantino anonimo raccolto in una parrocchia di Bologna. C’è scritto che la Ru486 è una portatrice di morte, che non bisogna avvicinarsi, che i medici che la danno sono degli assassini. Una disinformazione di matrice cattolica che confonde le idee a parecchie persone. Tutta gente che difficilmente vedremo fare il confronto con pubblicazioni scientifiche e libri che smontano una a una tutte le assurde e ideologiche accuse mosse contro questo medicinale definito essenziale dall’Organizzazione mondiale per la sanità e considerato sicuro ed efficace da tutte le più prestigiose istituzioni farmacologiche internazionali». 21 maggio 2010
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