|
Vendicami di Johnnie To è un felice connubio tra i due elementi. Forma ma anche sostanza
Un padre arriva a Hong Kong per vendicare la figlia, la cui famiglia è stata distrutta. Ufficialmente è un cuoco francese. Vent’anni fa era un killer. Questa la sinossi distribuita alla stampa di Vendicami. Laconica: d’altra parte non c’era altro di essenziale da aggiungere sulla vicenda dell’ultimo film di Johnnie To. Perché il resto è fumo che copre l’arrosto con una sarabanda pirotecnica di virtuosismi, che amalgamano noir, crime movie, western, film di gangster, melodramma, in un pot-pourri postmoderno, dove si possono individuare echi di Sergio Leone e di Jean Pierre Melville ma non dei registi cinesi, che si sono cimentati negli stessi generi. È il marchio che caratterizza il cinema di Hong Kong, terra di nessuno, un tempo colonia britannica, dal primo luglio 1997 “territorio nazionale” della Repubblica Popolare Cinese con l’impegno di mantenere invariato per i successivi 50 anni il sistema vigente sotto la precedente amministrazione. Di fronte a un quadro siffatto, giudicare i film di Hong Kong secondo i comuni dogmi estetici non avrebbe senso. Anzi, ci porterebbe fuori strada, ci farebbe cedere in parecchi equivoci. Sarebbe errato cercare di distinguere il grano dal loglio, accusare questi film di privilegiare il fumo sull’arrosto, la forma sulla sostanza, perché qui è il fumo a dettare la sostanza, non viceversa. Nella fattispecie, non è solo il fascino delle strabilianti scene di massa a dar valore a un film come Vendicami ma anche il contrasto che si viene a creare tra le stesse scene di massa e la tragedia del padre venuto da Parigi a vendicare l’assassinio dei suoi; contrasto reso più evidente dalla presenza di Johnny Hallyday nel ruolo del padre: l’ex cantante divenuto attore, già sperimentato in parti del genere, come è accaduto in L’uomo del treno di Patrice Leconte, polar dagli accenti esistenziali vicino alla poetica di Georges Simenon. Vendicami è un felice esempio di operazione commerciale tra cinema francese e cinema di Hong Kong, che riesce a creare un rapporto virtuoso tra arte e industria. 30 aprile 2010
|