Le dichiarazioni dei pentiti, i patronati dell’Mpa frequentati da pregiudicati, gli strani corsi di formazione, il libro mastro dei favori. Dove appare anche il Pd. Le mani del governatore sull’isola di Antonio Condorelli
Quando ho fatto riferimento a Catania facevo riferimento solo a politici». Francesco Campanella, quando nel 2008 fa il nome di Raffaele Lombardo, è collaboratore di giustizia e ha già patteggiato un 416bis (associazione mafiosa). Per Campanella è il frutto di un passato in cui l’ascesa politica è stata proporzionale a quella mafiosa fino al punto di collaborare, attraverso il clan dei Mandalà, alla gestione della latitanza di Bernardo Provenzano, lo “Zu Binnu”. Divenuto capostipite dell’area “innovatrice” di Cosa nostra col motto “la mafia deve farsi impresa”. I dettami del padrino si concretizzano con la costruzione di un ipermercato da 200milioni di euro, grazie all’alleanza con la romana Asset development. L’obiettivo di Campanella è farne uno gemello pure a Catania. Ma senza politica non si fa impresa. «Parlavo - continua Campanella - dell’Asset development che nella sua discesa in Sicilia per questi ipermercati Colbrend, Auchan, Warner Bros, aveva scelto sia Palermo che Catania. Allora io, in funzione dei miei rapporti politici con Raffaele Lombardo, accompagnai personalmente i titolari dell’Asset da Raffaele per un incontro finalizzato a snellire le pratiche amministrative, burocratiche per l’apertura di questo centro commerciale».
Prosegue Campanella: «Allora Raffaele era vice sindaco del comune di Catania e io accompagnai personalmente Marussig (Francesco Paolo Marussig, ad dell’Asset condannato per corruzione e poi prescritto, ndr) da Raffaele perché avessero questo rapporto di tipo politico per lo snellimento di questo tipo di procedura». Quindi quelle catanesi sarebbero solo operazioni politiche. Ma ai boss, per l’operazione palermitana, sarebbe toccata la gestione di un terzo dei lavori per costruire il centro commerciale, il venti per cento delle assunzioni e il pizzo sui negozi, come emerso al processo ai clan di Villabate. L’affare non si concretizza soltanto perché Campanella, vecchio amico “politico” di Lombardo, all’improvviso diventa collaboratore di giustizia.
Cose che capitano. Del resto, anche Lombardo fa la sua scalata, istituzionale però, e da vice sindaco del comune di Catania (2000) diventa presidente della provincia (2003) e in poco tempo crea il movimento per l’Autonomia (2005), inserito in maniera capillare nei quartieri, nelle periferie e sulle falde dell’Etna, attraverso una marea di patronati e centri di assistenza fiscale, dove si fanno dichiarazioni dei redditi, si assistono gli anziani per la pensione. E in tempo d’elezioni in alcuni casi - viene documentato in un’inchiesta di La7 - si distribuiscono pacchi di pasta e generi alimentari. Una volta, nel 2007, dentro a un patronato autonomista, la polizia scopre Mario Tipo, “un infermiere” scrive La Sicilia. In realtà è un consigliere di quartiere dell’Mpa, trovato dalle forze dell’ordine insieme a suo cugino che però è latitante: Giovanni Fontanino detto “formaggino”, precedenti per furto, rapina, armi, stupefacenti e associazione mafiosa, condannato a 6 anni per 416bis.
I patronati vicini a Raffaele Lombardo uniscono Catania con Palermo. È il caso dell’Efal, ente di formazione professionale emanazione del movimento cristiano lavoratori che dalla Regione ha ricevuto quest’anno 6,5 milioni di finanziamenti. A Catania, quando è tempo d’elezioni, sono più efficienti delle segreterie di partito, con il vantaggio di avere tra i propri ranghi anche i vertici delle pubbliche amministrazioni. Adesso il presidente dell’Efal è Carmelo Reale, già capo del personale del Comune di Catania e contemporaneamente della Provincia quando era governata da Lombardo. Un suo predecessore all’Efal è stato Marco Belluardo, assessore comunale autonomista, che secondo le indagini della Procura di Palermo sarebbe stato in contatto con l’architetto Giuseppe Liga, reggente regionale sempre dell’Efal, per questioni elettorali. Liga è al 41bis perché considerato erede dei boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo. Ai magistrati Belluardo ha sottolineato di conoscere Liga sin dagli anni Novanta: «Certamente - ha detto - l’ho incontrato alla vigilia delle elezioni europee quando il movimento cristiano lavoratori e i suoi dirigenti mi hanno dato una mano. Nessun altro rapporto se non questo se si esclude la partecipazione a qualche convegno».
Anche queste sono cose politiche, uno dei direttori dell’Efal è per esempio Enzo Sottile, capo della segreteria di Angelo Lombardo, il fratello coindagato per mafia di Raffaele. Lo stesso che scambiando file su internet, potrebbe aver condiviso, per sbaglio, la cartella delle raccomandazioni autonomiste finita dentro a un software pirata poi scaricato da migliaia di utenti. Si tratta del famoso “libro mastro” di Lombardo, un database di richieste di raccomandazioni, reni, trapianti di fegato, appalti ma anche un elenco di curriculum e numeri di telefono. Il 1677 è Gianni Villari, ex deputato regionale del centrosinistra, poi ci sono i favori chiesti ad altri uomini di punta del Partito democratico come Dino Fiorenza, da sempre vicino a Lombardo, come sempre lo è stato l’ex rettore di Catania Ferdinando Latteri del Pd, adesso deputato nazionale dell’Mpa.
Il presidente Lombardo riferisce all’Ars. Il contrattacco alle notizie sulle indagini che lo riguardano per presunti rapporti con la mafia. Raffaele Lombardo lo fa davanti a centinaia di telecamere con il sostegno dei propri assessori e deputati in quota al centrosinistra, accanto a loro c’è pure la figlia di Rocco Chinnici, il magistrato ammazzato dalla mafia. Si chiama Caterina, assessore regionale agli Enti locali, e si definisce «garantista». L’atmosfera è calda, anzi asfissiante, da giorni. Lombardo annuncia sulla stampa che avrebbe fatto i nomi dei politici siciliani legati a Cosa nostra. Nessuno s’imbarazza se all’improvviso sembra di trovarsi davanti a una guerra tra politici. Lombardo legge le intercettazioni di un certo Carmelo Frisenna, il consigliere comunale più votato di Paternò (Ct) in quota Forza Italia, arrestato per associazione mafiosa, vicino “politicamente” al delfino di Berlusconi della Sicilia orientale, il senatore Pino Firrarello, fiero oppositore di Lombardo. Ma anche in contatto politico - perché ai tempi era vicesindaco di Paternò - con Salvatore Torrisi, deputato nazionale del Pdl, attuale componente della commissione Antimafia. Pochi giorni dopo Lombardo porta in Procura pure un dossier sui rifiuti siciliani, si dimentica però del comune di Mascalucia (Ct) amministrato da un sindaco dell’Mpa da due anni indagato per associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti. Anche in quel caso il Pd è rimasto fedele e garantista ma soprattutto è rimasto in maggioranza. Anzi, ha dato il meglio di sé con consiglieri comunali come Giovanni Consoli, che proprio a Mascalucia vota una variante urbanistica sul terreno nel quale edificherà la propria villetta. Oppure affidano appalti a colleghi di partito come Mario Bongiorno, vicepresidente del consorzio Zooservice: 140mila euro senza gara pubblica: un vero “partito del fare” che a livello siciliano ha deciso di mantenere in vita il governo di Raffaele Lombardo accanto alla componente del Pdl guidata da Gianfranco Miccichè e Marcello Dell’Utri. Quindi se non c’è un problema mafioso, forse in Sicilia c’è un problema politico. 23 aprile 2010
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