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Il film di Polanski è più nero di qualsiasi noir. Ben riflette lo stato d’animo del regista
Apparentemente L’uomo nell’ombra sembra una variazione sul tema di L’uomo che sapeva troppo, il film che Hitchcock girò due volte: la prima negli anni Trenta, dove si partiva dalle nevi di Saint Moritz; la seconda negli anni Cinquanta, che iniziava invece a Marrakesh. Sia Polanski che Hitchcock scelgono come protagonisti dei testimoni loro malgrado di fatti, che la politica vuole mantenere segreti. Ma il paragone si limita alle premesse, poiché Hitchcock era geniale nel dare una terza dimensione a vicende che in partenza ne possedevano solo due mentre la terza dimensione di Polanski lascia spesso trapelare la sua infanzia da incubo, vissuta nel ghetto di Cracovia, dove vide scomparire i suoi genitori e si salvò per miracolo. Sarebbe vano cercare serenità nel finale di L’uomo nell’ombra, un film noir che più nero non si può immaginare, dove i due protagonisti, un uomo politico e il suo ghost writer, cioè un ex ministro laburista, incriminato per abuso di potere e per avere partecipato all’invasione dell’Iraq, pur sapendo che le armi nucleari in possesso di Saddam Hussein erano una menzogna, e un romanziere affamato di quattrini, assoldato per 250mila dollari al fine di riscrivere in uno stile avvincente l’autobiografia che l’uomo politico aveva buttato giù in modo quasi illeggibile. Il romanziere raggiunge l’uomo politico su un’isola in vicinanza della costa atlantica degli Usa, dove il suo predecessore con lo stesso incarico è stato trovato morto sul bagnasciuga; un’isoletta che, come la Shutter Island di Scorsese, vista da lontano, ricorda maledettamente L’isola dei morti, il dipinto dello svizzero Arnold Bocklin, il cui lirismo romantico tanta influenza esercitò sull’espressionismo tedesco e sul primo De Chirico. Tuttavia, mentre Scorsese divora e fa proprie le esperienze altrui, Polanski incupisce in misura esponenziale la sua personale Weltanschauung, facendo sì che i due protagonisti si muovano come acrobati senza rete di protezione e che per giunta, invece di aiutarsi a vicenda, diffidano l’uno dell’altro. di Callisto Cosulich 16 aprile 2010
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