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Escono in dvd i film sull’arte che il regista ha realizzato nel corso della sua lunga carriera
Luciano Emmer ci ha lasciati in silenzio, dandoci in eredità la raccolta dei suoi documentari, riuniti in una collana, che ha voluto intitolare Parole dipinte. Il cinema sull’arte e che ha affidato alla Cineteca del Comune di Bologna, acciocché li restaurasse, conservasse e pubblicasse in dvd. Emmer è noto ai cinefili per alcuni dei suoi lungometraggi di successo, realizzati tra il ’50 e il ’60, e frettolosamente catalogati tra gli esempi di quel “neorealismo rosa”, che accompagnò gli italiani in quel periodo, quando dimenticarono le paure e le miserie del tempo di guerra e di dopoguerra. L’ultimo suo film di quel decennio, La ragazza in vetrina, incappò nei rigori della censura clericocristiana ed ebbe il nulla osta dopo una lunga battaglia, che certamente non l’aiutò a imporsi sul piano del mercato. Sarà per questo incidente, o per altri motivi, fatto sta che il nome di Emmer scomparve dalle sale, per ricomparire in televisione, non per realizzare come tanti suoi colleghi degli sceneggiati ma da personaggio centrale della pubblicità televisiva, limitata allora al Carosello. A trent’anni di distanza, Emmer tentò uno sfortunato ritorno sul grande schermo, realizzando di seguito tre film, che non ottennero alcun successo, né di pubblico, né di critica. Successivamente, il regista e sceneggiatore si è dedicato a una straordinaria antologia sull’arte. Parole dipinte, come recita il titolo, spesso proferite dallo stesso regista, che commenta in campo le emozioni suscitategli dai singoli dettagli del dipinto, talvolta rischiarati a lume di candela. Si pensa a Scorsese, all’antologia dei film italiani, per cui il regista italoamericano professa un culto. Come Scorsese, anche Emmer non è un critico, non è uno storico. Come Scorsese traduce nelle immagini le sue emozioni. I dettagli degli affreschi di Giotto, avulsi dal quadro entrano nell’universo del suo film, così come le donne di Raffaello, come i mostri di Goya. Rimangono uguali ma sembrano mutare con l’età del regista, che se ne è appropriato. Emmer ci ha lasciato una preziosa eredità, che servirà, speriamo, a farlo uscire dall’oblio in cui era caduto. di Callisto Cosulich 26 marzo 2010
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