Nelle sale arriva Invictus, un film di Morgan Freeman diretto da Clint Eastwood
In Invictus Clint Eastwood e Morgan Freeman, il suo attore feticcio, si sono scambiate le parti. È Freeman il vero autore del film, mentre Eastowood si è messo disciplinatamente al suo servizio. E certamente l’avere al proprio servizio un regista del calibro di Eastwood non è una fortuna da nulla. Perché il progetto di fare un film su Nelson Mandela presentava non pochi trabocchetti. In primo luogo quelli presenti in ogni film biografico, qui moltiplicati dal fatto che si tratta di un personaggio tuttora vivo quindi non ancora consegnato alla storia. Nel caso di Invictus, però, il film giunge in un momento storico assolutamente inedito: per la prima volta nella storia un sudafricano nero guida il Paese che prima di lui trattava i neri da schiavi e li relegava nei ghetti; per la prima volta uno statunitense nero ha preso la guida della superpotenza, dalla quale dipende in buona parte il nostro futuro. Obama, ovviamente, non viene mai nominato nel film ma è presente nella passione con cui Freeman interpreta il personaggio di Mandela, una missione che fa di Invictus un manifesto della “negritudine”, della consapevolezza e affermazione della propria identità razziale, consapevolezza e affermazione che qui divengono orgoglio. Ciò premesso, bisogna onestamente ammettere che il film non è privo di difetti. Perfetto nel primo tempo, dove racconta le difficoltà pressoché insormontabili cui Mandela si è trovato di fronte appena uscito dal carcere nel quale era rimasto rinchiuso per ben 27 anni, perde dei colpi nel secondo, quando si concentra tutto sulla scommessa di attuare la riconciliazione tra le due etnie attraverso la vittoria dei mondiali di rugby, una vittoria che appariva quanto mai improbabile, dato che la nazione del Sudafrica partiva demotivata al massimo, essendo composta quasi interamente da afrikaner epperciò odiata dai neri, che nelle partite tenute a Città del Capo tifavano regolarmente per le nazionali avversarie. Tuttavia Invictus resta un film di enorme interesse. Perché oggi con la mondializzazione in atto, i problemi che esso affronta riguardano, sia pure in modo diverso, tutti quanti. di Callisto Cosulich 5 marzo 2010
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