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di Massimo Fagioli Nei primi giorni di gennaio si udì il nome di Emma Bonino ed il suo volto comparve, bello, su tanti giornali e su tanti schermi televisivi. Poi tutti ne parlarono, tanti ne dissero bene, alcuni benissimo, pochi con una esplosione di entusiasmo. “è una fuoriclasse”. Ed io, nel ricordare, è come se sentissi le parole del titolo dell’articolo “Non è comunista, non è cristiana” . Ed anch’io fui invaso dalla contentezza che esprimeva un’antica stima per la donna coraggiosa, onesta, anticonformista. Ed organizzai un incontro con lei ed il suo vecchio amico, Pannella, al teatro Eliseo. Anche oggi spero fortemente che, ricevendo il consenso dei più, venga eletta governatrice del Lazio. Poi seguii i movimenti della candidata della sinistra con interesse quotidiano. Era passato un mese e, una sera di domenica, guardai un film alla televisione che raccontava la storia di Basaglia, psichiatra. Pensai che la fiction aveva detto qualche verità, alcune cose non vere ma, in modo brutto, aveva presentato una figura di un santo cristiano, tipo il fra Cristoforo de I promessi sposi, che assiste gli appestati e diventa come loro. E mi sembrò che la cosa fosse finita nella notte. Il venerdì della settimana dopo, al risveglio, vidi tutta l’aria che mi circondava bianca, e pensai che le nuvole bianche di un cielo azzurro terso erano scese in terra per fare una coltre morbida che, come le braccia di una madre affettuosa, invitava a dormire e sognare. Non ero veramente sveglio e le fantasie dominanti nella notte svanirono presto e vidi che era una nevicata fitta in cui i fiocchi leggeri rivelavano la loro violenza perché venivano giù in linea retta come gli atomi di Democrito. Non ondeggiavano come alla fine dell’84 quando, ormai collocato in via del Pellegrino, vedevo nei fiocchi che si avvicinavano e si allontanavano l’uno dall’altro le linee sfumate che delineavano il movimento dei piedi nudi di una ballerina. Ma ormai la vista chiara chiamò il pensiero verbale della coscienza, che fece emergere il ricordo degli articoli di giornale che comparvero il giorno dopo. E tornò il rumore del tamburo che, in maniera ripetitiva e monotona tenta spesso, vanamente, di fare un ritmo. In verità riproduceva i colpi spaventosi dei tamburi del plotone di esecuzione che precede il condannato a morte. Fu come se l’immagine del santo cristiano, che avevo visto la sera prima, si fosse spezzettata e fosse caduta nei giornali su cui i singoli frammenti segnavano le parole: Basaglia eroe della psichiatria... ha liberato i malati... la libertà è terapeutica... grande pensatore...grande rivoluzionario... Ed i segni che cadevano sotto gli occhi erano, in verità, fiocchi di neve che cadevano sul dorso della mano e, gelidi, forse provocavano un po’ d’angoscia. Ma istantaneamente, sciogliendosi, sparivano per una trasformazione che faceva due gocce d’acqua che erano lacrime che scivolavano via.
Poi la sfuriata bianca della neve passò in tre ore. Nel pomeriggio, era febbraio, mi accorsi che la luce del giorno era aumentata. Aprendo left lessi molte verità che cacciavano il buio dei commenti falsi di alcuni giornali. Il giorno dopo sentii la mia voce che rispondeva alle domande che mi fecero nella trasmissione di left, a Radio radicale. Mi chiedevano “Cos’è la salute mentale? Perché la sinistra politica esalta tanto Basaglia?”. Dissi quale era il mio pensiero sulla sanità e malattia della mente. Dissi “è una ricerca enorme quella del legame, nesso, rapporto della politica con la psichiatria o, viceversa quella del rapporto della psichiatria con la politica”. E compare, di nuovo, l’immagine della Bonino che, una volta governatrice, dovrà occuparsi della salute dei cittadini del Lazio e, quindi, anche di salute mentale e... quindi di psichiatria. E le parole vengono e suonano come il violino lamentoso che non c’è più da tempo perché, forse, non ho dato abbastanza soldi al suonatore. è possibile impegnarsi per dare salute mentale ai cittadini se non si fa psichiatria? è possibile affrontare la terribile ed angosciante perdita del buon funzionamento della mente senza idee sulla realtà dell’essere umano? Perché la sinistra...? E ricordo il rapporto ed il dibattito di anni fa con Rifondazione comunista che si fermò perché Bertinotti propose, come leader politico, un portatore di idee comuniste e cattoliche. Ritenni inammissibile che si potesse ritenere che una persona con tali idee potesse, poi, avere un comportamento non corrispondente ad esse. Comparve così l’immagine del leader radicale che, subito, domandò della ricerca teorica. E non fu mai comunista... come Riccardo Lombardi. E ricordo che adolescente, sostenni il conflitto tra l’entusiasmo per l’avventura della guerra partigiana contro il nazifascismo e “quel certo qual sospetto” nei riguardi del fascinoso comunismo. E così penso che il fatto del mio rifiuto, che ha ricordato Bertinotti, sia soltanto un episodio di un confronto tra una prassi politica ed una ricerca che vuole comprendere la realtà della mente umana.
E Pannella mi disse “La politica sono idee!”. Riguardo left e leggo che una giovane psicologa dice che, in quel tempo passato, vide che Basaglia “era un vecchio comunista. Un leninista. Aveva l’urgenza del fare; bisognava «fare»... una prassi che non aveva teoria perché il «sapere» era diventato solo «potere» del medico da abbattere”. E leggo e ricordo che anch’io avevo sempre pensato e detto che nella prassi di Basaglia non c’era nessuna teoria. Ma ora i ricordi di Venezia, Padova e Kreuzlingen diventano memoria-fantasia dell’esperienza vissuta e vedo gli Ospedali psichiatrici e rivedo lo strano caso per cui al Sanatorium Bellevue mi dettero, per il mio abitare, la bella stanza ottocentesca in cui aveva soggiornato Bertha Pappenheim detta Anna O. La storia nota racconta che il famoso medico di nome Breuer tentò, con l’ipnosi, di curare l’isteria della bella fanciulla che non poteva più bere. Scrisse, insieme a Freud, Studi sull’isteria ma la guarigione descritta, in verità non ci fu e Bertha, diventata tossicomane, fu ricoverata a Kreuzlingen. Cattivo inizio per il fondatore della psicoanalisi e “scopritore dell’inconscio”. Poi, è altrettanto noto, scrisse molte non verità. E risento le voci che, a Padova, dicevano che Basaglia non aveva mai visitato un paziente ma aveva soltanto scritto decine di articoli sulla Analisi esistenziale di Binswanger. Ed ora ricordo che, anche nel filmato, viene detto che non aveva fatto mai lo psichiatra. Ma perché tutta la stampa di sinistra ne ha fatto un eroe della psichiatria?
Ed ora, sfogliando left, vedo che insieme alle righe che dicono che non aveva idee, si scrive di Binswanger, Heidegger, Foucault. Allora la prassi non era cieca, seguiva idee espresse da filosofi. Ma non soltanto. Nella misura in cui era comunista seguiva le idee di Marx, Lenin, Stalin. E Marx, nello scontro con Bauer ed i giovani hegeliani, espresse l’idea che la verità della lotta di classe era la prassi. E venne la frase: non si devono usare le armi della critica, ma la critica delle armi. E Gramsci titolò i suoi studi sul marxismo e comunismo come Filosofia della prassi. Ed ora rivedo le immagini del protagonista del filmato e, ricordando che mi sembrò un santo cristiano, penso che il regista e l’attore non abbiano fatto una negazione, né una immagine falsa. Credo che si debba studiare se Basaglia ebbe un comportamento cristiano. Le idee sarebbero quelle del cristianesimo, il rapporto con gli altri esseri umani sarebbe basato sull’amore cristiano che ha l’idea della sofferenza propria alla realtà e vita umana. E con le idee del peccato originale, con l’idea che la realtà dell’essere umano è soltanto coscienza e comportamento, non ci può essere nessuna psichiatria.
Ed ora la memoria indefinita, che viene dai tempi lontani del dopoguerra, disegna linee rette coerenti e, talvolta, si curva, arrotonda delle forme umane che camminano su una stretta via tra due vuoti che non guardo, perché potrei aver paura se vedessi che sono abissi senza fondo. Il pensiero che sta nelle parole inconscio inconoscibile fa una nebbia fitta che impedisce di vedere che, nel comunismo, c’è la cecità del vuoto che si forma per la negazione della realtà umana, allorché si soggiace a quel pensiero illuminista che disse con Schelling, “das Unbewusste”. Inconoscibile perché spirito senza materia; resta soltanto il credere senza pensare. Forse quell’uomo mancato della mitologia greca, che fantasticava sirene e centauri pensando ad una animalità nell’identità umana razionale, divenne assoluto con la ragione illuministica che non negava più alterandolo con un non, non ragione, ciò che non era coscienza, perché la realtà umana era soltanto ragione. Il malato di mente? Non esiste! Chi perde la ragione e diventa pazzo, non è un essere umano! L’assistenza cristiana per i peccatori senza la grazia sarebbe la verità della realtà umana... perché i malati sarebbero sempre creature di dio, soltanto diversi; ed i diversi, nella storia, sono stati eliminati e non curati. |