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Le ferie di Delphine Stampa E-mail
Arriva in dvd Il raggio verde di Rohmer, Leone d’oro a Venezia nel 1986

Lo scorso 11 gennaio, all’età di 90 anni, se ne è andato Eric Rohmer, che mezzo secolo fa, con Chabrol, Godard e Truffaut, aveva dato vita alla nouvelle vague. Ci ha lasciato in eredità 51 film, la massima parte dei quali divisi in 3 capitoli (“racconti morali”, “commedie e proverbi”, “racconti delle 4 stagioni”), realizzando di quando in quando alcuni titoli inclassificabili, sui temi ecologici, erotici, storici, politici. Alcuni gli hanno rimproverato di fare un uso eccessivo della parola; al che non aveva difficoltà a ribattere di trovarsi quasi sempre in situazioni nelle quali si parla. Le altre in cui non si parla, sono l’eccezione. Del resto, se così non fosse, quanti capolavori del cinema andrebbero buttati? Pensiamo a Lubirsch e al suo celebre “tocco”. Esiste anche il “tocco di Rohmer”, presente in tutti i suoi film, qualunque sia il tema prescelto, nonché lo stile impiegato a realizzarlo. Esemplare il caso di Il raggio verde.

È il film che nel 1986 vinse il Leone d’oro e ora è stato rieditato in dvd dalla Bim. Leggendo la vicenda, la pellicola pare simile alle commedie vacanziere che Aurelio De Laurentis ci propina per Natale. Racconta la futile angoscia di Delphine, una segretaria parigina che non riesce a trovare compagnia per le vacanze natalizie. Le colleghe di ufficio hanno già preso impegni con i loro compagni mentre lei ha appena rotto il rapporto con il suo. Alla fine decide di partire all’avventura da sola. L’esperienza però prende una pessima piega, come del resto dettava il suo oroscopo del mese. Sta per tornare delusa a Parigi, quando da un tavolo vicino al suo sente un signore citare Il raggio verde, romanzo minore di Verne, dove si allude all’ultimo raggio del sole nel momento in cui scompare all’orizzonte. Il verde, cioè il colore della speranza, che coronerà i sogni del primo in grado di captarlo. Il raggio, che, captato, consentirà a Delphine di raddrizzare nel miglior modo l’esito della vacanza. Visto a Venezia, il film piacque per la grazia della sua scrittura. Visto oggi, sorprende la sua straordinaria vicinanza a certe esperienze del cinema del Duemila, ai “docu-dramma” della nostra epoca.

di Callisto Cosulich

26 febbraio 2010

 
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