Derogati i risparmi di spesa decisi da Tremonti. Milioni di euro per i controlli e super compensi per dirigenti e militari impegnati nei cantieri aquilani di Manuele Bonaccorsi
Deroga su deroga, i pochi fortunati dirigenti della Protezione civile finiti nelle grazie del grande capo festeggiano a champagne. Grazie all’abolizione, a loro esclusivo vantaggio, di una norma voluta dal censore dei conti pubblici Giulio Tremonti ai tempi della prima manovra del governo (decreto 112, estate 2008). Il decreto tagliatutto (nelle sue forbici finivano 35 miliardi di spesa) dimezzava i compensi dei pubblici dipendenti impegnati nei collaudi di opere pubbliche. Bertolaso, uomo al di sopra delle leggi, ha impiegato pochi minuti a scavalcarlo, con un’ordinanza nascosta agli occhi dei più, la 3817 del 10 ottobre 2009. Nella quale si stabiliva che ai dipendenti della Protezione civile impegnati nei collaudi tecnico amministrativi viene assegnato «forfettariamente» lo 0,3 per cento dell’intero valore delle opere. «Un’enormità, se a svolgere questo compito è un funzionario pubblico», dicono a denti stretti ingegneri e architetti a cui abbiamo chiesto consulenza. D’altronde parliamo di circa tre milioni di euro, non proprio spiccioli. Per i dirigenti pubblici impegnati in questo tipo di lavori si fa ancora riferimento a una tabella risalente al 1949, dove ai collaudatori viene assegnato lo 0,15 per cento. Chi ha verificato la correttezza delle procedure sui mega appalti aquilani, secondo il decreto di Tremonti, avrebbe dovuto versare metà del compenso allo Stato, in un fondo destinato ai contratti pubblici. In un sol colpo, invece, Bertolaso ha quadruplicato i costi, aumentando la percentuale tabellare e derogando alla norma del 2008.
Non solo, il 19 gennaio 2010 arriva una nuova ordinanza, che assegna ai collaudatori un ulteriore 0,1 per cento dell’importo dei lavori - un altro milioncino di euro circa - per le verifiche statiche. Il tutto in deroga a un’altra norma, l’articolo 24 del decreto legislativo 165, che regola la retribuzione dei dipendenti pubblici. I destinatari di cotanta ricchezza sono tutti dirigenti della Protezione civile, come dimostrano i decreti di nomina che abbiamo in mano. Qualche esempio: Massimiliano Severino, dell’ufficio sismico della Protezione civile, presiede 9 commissioni di collaudo ed è componente di altre 2, per opere che valgono 39 milioni di euro (lo 0,3 per cento ammonta a 177mila euro). Accumulare così tanti incarichi non è del tutto corretto: «Il soggetto che è stato incaricato di un collaudo in corso d’opera da una stazione appaltante», afferma il regolamento (Dpr 554/1999) relativo alle opere pubbliche, «non può essere incaricato dalla medesima di un nuovo collaudo prima di sei mesi dalla chiusura delle operazioni del precedente collaudo». Ma un collaudo non si nega a nessuno: tra i nomi c’è pure un certo ingegnere Giuseppe Fasiol, già molto impegnato nel suo ruolo di vicecommissario straordinario per la realizzazione della Pedemontana veneta, in costruzione grazie ai poteri emergenziali della Protezione civile (ordinanza 3802 per «l’emergenza determinatasi nel settore del traffico e della mobilità nel territorio delle province di Treviso e Vicenza». E ancora, impiegati dell’Ufficio sismico del dipartimento e amici del ministero delle Infrastrutture.
Per tutti gli altri impegnati nei cantieri aquilani, dirigenti della Protezione civile o militari, l’ordinanza offre un altro bel regalo, direttamente concesso da palazzo Chigi: un extra da 3.800 euro al mese. «Al personale della Protezione civile e delle Forze armate incaricato delle attività di Responsabile unico del procedimento, di redazione dei progetti, di direzione dei lavori, di coordinamento alla sicurezza», vengono assegnate 200 ore «forfettarie» di straordinario-festivo notturno. Come se lavorassero venti domeniche notte al mese: 19 euro all’ora fa 3.800 euro. A cui potranno aggiungere, se le faranno, 150 ore di straordinario. I fondi? Quelli del decreto Abruzzo. Dietro ogni deroga c’è sempre un motivo, anche nell’ordinanza 3817 che rende inapplicabile un articoletto, il 92, del codice degli appalti pubblici (legge 163 del 2006). Un articolo che definisce i «corrispettivi per la progettazione» e stabilisce che «una somma non superiore al 2 per cento dell’importo posto a base di gara di un’opera o di un lavoro» va divisa tra le seguenti figure: responsabile del procedimento, progettisti, incaricati del piano della sicurezza, direttore dei lavori, collaudatori e i relativi collaboratori. Per intenderci, se una pubblica amministrazione decide di gestire la costruzione di un’opera al suo interno, può spendere per le prestazioni dei suoi dipendenti solo il 2 per cento della spesa. Percentuale che la scure di Tremonti aveva ridotto allo 0,5 (art. 18 della legge 28-1-2009, n.2). Per i cantieri aquilani lo 0,4 per cento è già stato stanziato per i soli collaudi, ma a quanto ammontano le altre spese? Al 5 per cento, a credere al sito del consorzio For case, la struttura di missione preposta al progetto C.a.s.e., costituita dalla Protezione civile e dall’Uecentre di Gian Michele Calvi, che prevede «costi contenuti in un importo massimo di € 10.000.000». Nel prospetto degli appalti relativi al piano C.a.s.e. si parla di spese «tecnico amministrative» per 24 milioni di euro, il 3,4 per cento sul totale degli appalti. Bertolaso si è vantato in Parlamento di aver ridotto i costi, rinunciando ad affidare gli appalti a un general contractor. Potrebbe non essere del tutto vero. Ma è impossibile averne conferma. Il Consorzio For case si era reso disponibile a fornirci i dati esatti in poco tempo ma prima serviva il via libera dell’ufficio stampa del dipartimento. Dove la pratica, in questi giorni convulsi, si è arenata. 18 febbraio 2010
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