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Dottor Jekyll e... comunismo Stampa E-mail

di Massimo Fagioli

Fausto Bertinotti, intervistato da Cazzullo che gli chiede «Non c’è più Massimo Fagioli, lo psicoanalista», risponde «Non mi ha perdonato di aver puntato su Vendola. Ora è vicino a Pannella. Non lo biasimo». Poi lessi alcuni passi della lezione di Bobbio dell’85, e l’attenzione si fermò, per un po’ di tempo, su quelle righe. Il titolo dell’articolo de la Repubblica era “La sinistra e il pensiero reazionario”. Vidi nomi noti che, sempre, erano stati presenti nel ricordo cosciente: Nietzsche, Carl Schmitt, Cioran, Junger e lessi la riflessione di Bobbio che osservava come studiosi di sinistra hanno riconsiderato scrittori di destra. E Sorel, scrittore di sinistra, da cui ha origine la sinistra rivoluzionaria. “Ma poi, i seguaci italiani sono diventati notoriamente fascisti, sono stati dei teorici del fascismo. Non lui personalmente, ma i seguaci come Sergio Panunzio che, dopo essere stato uno dei sindacalisti soreliani, diventò un teorico del fascismo. Scrisse Dottrina del fascismo”.
E qui l’attenzione fluttuante diventò concentrata “La tesi di Panunzio era che bisogna distinguere la violenza dalla forza: la violenza è positiva, la forza è negativa. La violenza rappresenta la rottura di una società ed il momento del trapasso dal vecchio al nuovo, la forza è autoritaria. Questa distinzione tra forza e violenza è proprio l’opposto di quella che di solito si fa. Generalmente si attribuisce valore positivo alla forza e negativo alla violenza... una inversione che deriva da Sorel. Per Sorel la violenza è positiva, la forza è negativa. La violenza è eversiva, è «l’ostetrica della storia (Marx)», la forza è autoritaria... Si sposta il fine della violenza (mezzo lecito soltanto in rapporto a determinati fini) e poi la violenza diventa fine a se stessa. La violenza fascista è fine a se stessa... la differenza tra destra e sinistra non esiste più... questo accade perché la sinistra ha perduto la sua identità... anche se la destra conservatrice dice che, ormai, è tutta sinistra”.
Lessi attentamente l’articolo; poi mi rilassai sullo schienale della poltrona e fermai lo sguardo sulle cento cose che avevo davanti. Nella loro varietà di forme e colori, restavano immobili, inanimate, senza vita. Soltanto se la mano dell’uomo le toccava si spostavano da un luogo all’altro, come se avessero un movimento. Ma uno sguardo più acuto vedeva che il movimento non era della cosa senza vita, ma della mano che diceva di una attività della mente umana. Le penne hanno dato vita a parole uguali e diverse: negazione e rifiuto, violenza e frustrazione. Poi la ragione dice che le parole di Sorel e Panunzio sono oggetti inanimati che non muoiono mai perché sono senza vita; ma viene travolta, quasi cancellata dal fiume di segni che sgorgano dal profondo della mente, ed io so che è la manifestazione di tante e tante parole che le penne hanno scritto ma, dopo la breve vita da quando furono lette, dimenticate, scomparvero.   

Rileggo le prime righe scritte poco fa e vedo la coscienza di Bertinotti sincera, leale nella dialettica politica. In poche parole dice la verità. Le tre frasi esprimono un senso, oltre la lettera dei segni scritti sulla carta. Immobili, è come se avessero un suono come se, invece che scritte, fossero parlate; invece di indicare le cose, di dire di fatti accaduti, dicessero di un rapporto. Dicono di un movimento e di una storia. E, come sempre, vengono prepotenti le parole “non violenza”. Ne parlò al Congresso di Rifondazione comunista e poi fu la bandiera nuova con cui si incontrò con le migliaia di persone dell’Analisi collettiva il 5 novembre 2004. Vidi che era anche o, soprattutto, ricerca teorica che doveva culturalmente e politicamente, superare la cultura del ’900 che ebbe come protagonista il pensiero marxista-leninista. Ma nella storia, forse in ombra, c’erano le stesse due parole dichiarate tanti anni fa per una continua rivolta senza violenza, portate avanti da un piccolo gruppo di origine liberale. Sapevo da tempo dei due grandi orizzonti che erano l’aspirazione e la meta di tante lotte politiche, la società liberale e la società comunista. Erano state pronunciate le tre parole magiche dell’Illuminismo e della Rivoluzione francese: libertà, uguaglianza, fraternità, ma poi nella politica, camminarono ognuna per conto proprio. La libertà fu soltanto libertà della produzione e del commercio; l’uguaglianza fu soltanto uguaglianza nella soddisfazione dei bisogni, pagata con la rinuncia alla libertà della ricerca sulla realtà del pensiero umano. Conseguentemente la fraternità rimase ad essere pietà per le sofferenze fisiche che l’amore cristiano aveva scoperto 2000 anni fa; il pensiero infatti non si era riscattato dal vedere l’umano soltanto come realtà biologica del corpo. Tentarono di togliere l’anima e la scissione tra spirito e materia, ma la cosa non riuscì perché, senza l’arte del pensiero del sonno, la ragione non ha le immagini senza coscienza che possono trasformare la mente umana. Il corpo si forma e si disfa, ma non si può trasformare.

Ed ora tornano le parole di Bertinotti ricordate nelle prime righe che, come un fascio di luce nelle tenebre, cercano di illuminare qualcosa, alcune frasi o, forse un pensiero nel caos di discorsi che, negli ultimi tempi, hanno fatto tanto rumore. Privato e pubblico, uomo politico e privato cittadino. Qual è il dovere di un politico? Rendere conto della sua realtà privata o soltanto del suo comportamento pubblico? E, oltre le domande, è certo che un politico debba rendere manifeste le sue idee sulla cultura e sulla storia. Ed è altrettanto certo che ogni individuo è libero di condividere o rifiutare le idee di chi si propone come governatore politico della cosa pubblica. E ricordo che io dissi, il 23 luglio del 2008, “Vendola è una aporia vivente: cattolico, comunista ed omosessuale. è mai possibile conciliare queste identità?”. è evidente che in queste parole, con cui lui stesso si presenta, non ci sono insulti e denigrazioni, ma certa stampa di sinistra gridò al “cattivo reazionario... nazista... ecc.” che uccideva gli omosessuali. E, nonostante che più e più volte abbia detto e ripetuto che non mi ha mai interessato la sessualità di un uomo uguale a me, ma che il rapporto l’ho svolto con l’essere umano come me ma diverso da me, anche poche settimane fa, dopo il bellissimo incontro e ricerca con Emma Bonino, è tornato il manifesto in concordanza con Il Foglio a gridare la condanna per il “giudice” degli omosessuali. Ed io, invece, mi domandavo come potesse stare insieme, in un uomo politico, la contraddizione triplice di idee che sono l’una all’opposto dell’altra.

Ora mi domando perché ho lasciato le alte vette del pensiero teorico per parlare dei fatti quotidiani. Penso alla realtà umana che emerge e si svolge nelle sedute di psicoterapia di gruppo. La diversità della vita che si muove nella veglia, coscienza e comportamento e quella che, nella paralisi del movimento del corpo, riempie l’atmosfera di suoni. Sono le voci diverse di chi racconta il pensiero umano sconosciuto fatto di immagini silenziose che parlano con il loro aspetto, come se giungessero da percezioni dei cinque sensi e il linguaggio le descrivesse. Ma la verità nascosta è che il linguaggio articolato racconta l’incontro con immagini sconosciute mai viste prima, e soltanto il rapporto costante con chi ha l’“altro” linguaggio che trasforma il suono della voce che racconta in pensiero verbale facendolo diventare la realtà umana, che la razionalità ha sempre condannato come animalità, pazzia, realtà non umana. Forse le venti ore settimanali delle sedute di psicoterapia sono diverse perché siamo riusciti a separarci da una cultura comunista che, annullando l’esistenza del pensiero senza coscienza, rendeva impossibile l’evoluzione. Bertinotti ha detto: io sono comunista.

“Se i filosofi hanno sempre interpretato il mondo ora si tratta di trasformarlo”; la realtà materiale non si trasforma. Si trasforma il pensiero; emergono, dalla mente umana, idee nuove. Allora è necessario scoprire che gli altri esseri umani possono soddisfare i nostri bisogni soltanto nell’allattamento del primo anno di vita; ma poi, ogni rapporto ci fa diventare diversi. 2004-2008. Non siamo riusciti a superare il comunismo che era, in verità, cristianesimo. Scoprire la violenza nascosta nella negazione del “venire alla luce”. Scoprire che con lo stimolo esterno, la luce e il tatto, la realtà biologica diventa diversa da quella del feto nell’utero che non ha pensiero. Poi il pensiero “figlio di sua figlia” trasforma la realtà umana senza modificare la realtà materiale.
Grazie a Guzzanti che ha ricordato gli anni passati in cui si cercava, oltre la soddisfazione dei bisogni, una migliore realizzazione umana. E, continuando la ricerca, propongo di guardare un po’ il non evidente, ovvero che la divergenza nella ricerca comparve prima del 21 luglio, ovvero il 19 gennaio, quando discutendo del film La signorinaeffe, si disse della Kollontaj e di Lenin che la emarginò, perché voleva la donna più libera e non soltanto sposa e madre... come predica la chiesa cattolica.

 
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