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In Amabili resti, Peter Jackson ci parla di creature in cerca di vendetta
Due fenomeni ai quali si è soliti non fare caso. Il primo riguarda il numero di registi, che provengono dalla cosiddetta “spazzatura splatter” (gli horror di serie B), passati poi alle superproduzioni dall’alto costo (Coppola, Cameron sono i primi nomi che vengono in mente). Il secondo concerne la moda del soprannaturale, che attualmente domina vicende altamente drammatiche, destinate in precedenza a essere raccontate tramite la registrazione impassibile dei fatti, o addirittura con la tecnica del documentario. In Amabili resti si avvertono entrambi i fenomeni. A dire il vero, il neozelandese Peter Jackson, che l’ha diretto e aveva iniziato la carriera con gli orridi alieni di Fuori di testa alla ricerca di carne umana per una catena di fast food intergalattica, proseguendo con Gli schizzacervelli, dove una madre morta per il morso di una scimmia-vampiro veniva trasformata in zombie, non ha atteso il 2010 per cambiare registro, contando nel suo carniere già il remake di King Kong e la trilogia di Il signore degli anelli. Ma Amabili resti rientra anche nel secondo fenomeno, trattandosi di una vicenda raccontata da una ragazza che è stata stuprata e uccisa da un serial killer e viene trattenuta nel limbo, da dove assiste al dramma dei suoi genitori, della sorella minore e del fratellino, che hanno trovato soltanto i suoi “amabili” resti. La giovane cerca in tutti i modi di indicare loro il colpevole, un distinto vicino di casa, esempio tangibile della “banalità del male”. Se pensiamo a Creature del cielo, il primo film che diede fama a Peter Jackson, dove si rievocava un episodio di cronaca nera che ne 1954 aveva riempito di orrore l’opinione pubblica neozelandese, senza però rinunciare a sequenze fantastiche che ci introducevano nel mondo onirico di Pauline e di Juliet, le due ragazze legate da una passione lesbica, che uccidevano la madre della prima, che si opponeva alla loro relazione; se pensiamo a quel film del 1994 che mancò poco non vincesse il “Leone d’oro” a Venezia, potremmo intitolare Amabili resti “Creature del limbo”, perché nel limbo Susie Salmon, la vittima, trova altre ragazze, tutte uccise dal quieto assassino, reso ancor più inquietante dalla recitazione sottotono di Stanley Tucci. di Callisto Cosulich 18 febbraio 2010
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