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L’orrore di Lourdes Stampa E-mail
Lo sguardo laico di Jessica Hausner sul celebre santuario francese

Al vedere Hotel, il film precedente di Jessica Hausner, ci domandavamo se la regista austriaca fosse furba o, semplicemente, sprovveduta. Vedendo Lourdes, potrebbe rimanere valida la prima ipotesi, di certo non la seconda. Tutto si può dire della pellicola tranne che a realizzarla sia stata una registra sprovveduta. Perché, girando un film nel celebre santuario dei miracoli, la Hausner si guarda bene dall’eludere il problema, dal negare la realtà di certe guarigioni inesplicabili. Così come evita di dare loro delle spiegazioni fideistiche. Si limita a registrarle e a usarle nell’ambito di una vicenda popolata da un campionario molto assortito di umanità, composto da credenti e da miscredenti, da turisti animati dalla fede o da semplice curiosità; ma soprattutto da malati di morbi incurabili, o presunti tali. Alcuni portati là controvoglia, proprio perché scettici, altri invece fiduciosi per principio ma pronti a farsi prendere da livorosa invidia il giorno in cui qualcuno di loro verrà “miracolato”, lasciandoli a bocca asciutta con la domanda: «Perché a lui sì e a me no?».

Il film precedente era un horror anomalo, che si svolgeva in un albergo di lusso, sito sulle Alpi austriache, dove approdava una giovane in cerca di lavoro e lo trovava alla reception in sostituzione di una ragazza, che se n’era andata senza dare spiegazioni. Il finale era aperto e rimaneva il dubbio se l’autrice lo avesse scelto per conferire al film un supplemento di ambiguità, o semplicemente perché non sapeva come chiuderlo.

A ben guardare, anche il nuovo film della Hausner è un horror, per giunta con alcuni tratti in comune col precedente. Anche qui siamo in un hotel popolato da gente strana, spesso dall’aspetto mostruoso dovuto a malattie che deformano il fisico e talvolta pure l’anima. Anche qui nei pressi dell’hotel si rinnovano riti religiosi, ai quali la cinepresa conferisce un che di pagano, mentre il finale aperto è offerto dal miracolo, al quale i sacerdoti danno spiegazioni scontate, mentre la Hausner si limita a constatarlo, evitando di considerarlo manifestazione di un “progetto” o di un “fine”.

di Callisto Cosulich

12 febbraio 2010

 
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