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Se il mondo discografico è in profonda crisi, la cantautrice valdostana Naif Herin mostra una via d’uscita. E con il suo ultimo disco è tempo di raccolto fa tutto da sola

È facile definire Naif Herin cantante di frontiera. Nata in Val d’Aosta, ha sempre vissuto con un piede in Italia e l’altro in Francia. Una cantautrice che fonde la sua anima col funky e se il mondo della discografia è in profonda crisi lei ha deciso che è tempo di raccolto, come il nome del suo nuovo album, tutto senza etichette o distributori, vivendo in contatto diretto con i suoi estimatori grazie a un sito (www.midistribuisco.com) dove poter acquistare il suo album e scegliere noi quanto pagare. E dalla prossima primavera e pronta a sbarcare oltralpe con un nuovo progetto discografico.

Come nasce l’idea del sito “mi distribuisco”?

Fondamentalmente sono un’artista che non ha nulla da perdere nelle scelte che fa e poi non ho paura di prendermene la responsabilità. Con l’uscita del disco avevo pensato a una forma di distribuzione alternativa. Ormai nei negozi di musica non entra più nessuno, le forme di distribuzione sono diverse e io voglio tornare al rapporto artista-pubblico, voglio leggere tutte le mail che arrivano, voglio che le persone capiscano che dietro a un cd c’è la fatica e la convinzione di una serie di persone che credono in questa cosa.

Tornare a una visione artigianale?
Sì, un rapporto io-tu, e non con la discografia che se ne infischia sia del pubblico che dell’artista e ha portato alla situazione deprimente di oggi. Pensa ai dischi che escono dai talent show, vengono distribuiti negli autogrill, tu li guardi e capisci che la gente perde il valore dell’opera con un disco con tre pezzi e quattro cover. Il mio è un bisogno di far capire all’ascoltatore di aver fiducia nell’artista. Chi è interessato si iscrive al sito, gli spediamo il cd personalizzato con la dedica e sto in contatto con loro. Le persone che diventano sostenitrici come prima cosa passano la parola e ricevo tante mail. È un lavoro lungo ma sono abituata a lavorare lentamente e a conquistare delle piccole soddisfazioni che però sono durature e reali.

Sei valdostana, la dicitura di cantante di frontiera ti si addice, come vivi questa situazione?

Ho uno strano rapporto con il concetto di confine. Fondamentalmente non lo accetto, non esiste il confine. Però, crescendo in una situazione del genere, mi sono resa conto che non sono mai stata intesa né come cantante italiana né francese, sono questo ibrido culturale e fino a pochi anni fa questa cosa mi aveva un po’ penalizzato perché ti fa sentire fuori dai giochi, non compresa del tutto. Nell’ultimo anno, con l’uscita del disco e la pubblicazione del mio imminente album francese questa è diventata una delle mie caratteristiche migliori, soprattutto in un periodo come questo in cui bisogna essere flessibili. Essere un’artista di confine oggi mi permette di avere una visione più ampia.

Quale dei due mondi è più facile per un musicista?

Sono due situazioni culturali diverse, il mercato francese dà ancora spazio alla qualità e alla pluralità, ci sono molti prodotti diversi, validi o meno, c’è sia la parte commerciale e televisiva, c’è tutta una scena live. In Italia, purtroppo, questa pluralità è sparita, il sistema si è plastificato, qui se un artista vuole avere un briciolo di ascolto, l’unico canale possibile è quello televisivo. 

di Pierpaolo De Lauro

12 febbraio 2010

 
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