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Rip! A remix manifesto è un documentario che sposa la causa degli utenti internet
Abbiamo visto con Avatar come il 3D cerchi di archiviare il cinema a due dimensioni. Tuttavia il progresso della tecnologia sta provocando una rivoluzione ben più estesa, che coinvolge non solo il cinema ma anche e soprattutto la musica. Le leggi che tutelano il diritto d’autore non sono più applicabili dal momento in cui con il computer e l’uso di internet ciascuno può prendere un video o un audio e modificarlo o ripubblicarlo, sfuggendo a ogni controllo. Qualcuno ritiene che il web rappresenti una discontinuità tecnologica molto più profonda della televisione e del telefono; qualcosa che può essere paragonato all’invenzione della stampa a caratteri mobili di Gutenberg. Con la tecnologia digitale chiunque può passare, manipolando, dal ruolo di consumatore a quello di autore. Matt Mason nel volume intitolato Punk capitalismo, edito da Feltrinelli, chiama il manipolatore “remix”: «Remixare significa prendere qualcosa che già esiste e rielaborarlo nel proprio spazio creativo, reinterpretando a proprio modo il lavoro di qualcun altro». Nato per una coincidenza fortuita nella musica, il “remixaggio” è diventato un’idea controversa. Oggi è uno standard industriale in numerosi settori produttivi. L’impegno resta quello di liberarsi dai vincoli, in primo luogo giuridici, del passato. I sostenitori di questa teoria l’hanno condensata in quattro principi: «La cultura è sempre costruita sul passato: il passato cerca sempre di controllare il futuro; il nostro futuro sta diventando meno libero; per costruire società libere dobbiamo limitare il controllo del passato». Resta comunque assodato, aggiungiamo a nostra volta, che il futuro è già nel passato. Le tesi qui sopra esposte costituiscono l’ossatura del documentario statunitense Rip! A remix manifesto, realizzato in coproduzione con il Canada, scritto e diretto da Brett Gaylor, pubblicato in dvd da Feltrinelli real cinema, accompagnato da un prezioso volumetto intitolato Back to the Future, contenente un’intervista a Juan Carlo De Martin, professore di Ingegneria informatica presso il politecnico di Torino, un capitolo tratto dal volume Rip, mix, burn di Lawrence Lessig e altri due appartenenti al già citato Punk capitalismo di Matt Mason. di Callisto Cosulich 5 febbraio 2010
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