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Esce per Chiarelettere, Il patto. Da Ciancimino a Dell’Utri. La trattativa tra Stato e mafia nel racconto inedito di un infiltrato
di Nicola Biondo e Sigfrido Ranucci

Questo libro racconta la storia straordinaria e misconosciuta di un uomo infiltrato nel cuore di Cosa nostra. Luigi Ilardo, nome in codice Oriente, dopo una vita da mafioso decide di tradire. Lo fa nel modo più clamoroso possibile: per anni, dal 1993 al 1996, opera sotto copertura per conto di un ufficiale dei carabinieri. Fa decapitare i vertici mafiosi nelle province di Catania, Messina, Caltanissetta e Agrigento; ricostruisce in diretta la nuova mafia di Bernardo Provenzano, le strategie segrete e gli appoggi di cui gode; indica precise responsabilità per le stragi del ’92-’93. Con un obiettivo preciso: consentire l’arresto dell’imprendibile fantasma di Corleone.

La storia di Ilardo non è solo una storia siciliana. è una storia tipicamente italiana, di spie e tradimenti, di errori e omissioni, di patti innominabili e di stragi. Una sorta di pellicola dimenticata che manda in pezzi molte leggende sulla mafia e sull’antimafia. Ilardo parla di servizi segreti e di mafia, delle stragi del ’92-’93 e di politica con nomi e cognomi, di imprenditori e di patti eversivi. Un racconto che trova conferma nelle recenti indagini sulla trattativa tra Stato e mafia.
A causa di una talpa istituzionale, nel maggio del 1996 Oriente viene ucciso. Per anni i rapporti che il suo referente, il colonnello Michele Riccio, ha scritto sono stati blindati. La sua infiltrazione, i suoi racconti, le lettere che si scambiava con Provenzano, il luogo dove lo ha incontrato, dovevano essere dimenticati. L’uomo che parlava con lo zio Binnu, che sapeva come la nuova mafia si stava riorganizzando, che conosceva le modalità con le quali le istituzioni trattano con i mafiosi, avrebbe potuto raccontare tutto questo in un’aula di giustizia. Da tutto ciò è scaturito un processo che oggi vede il generale Mario Mori e il colonnello Mauro Obinu imputati per aver omesso la cattura di Bernardo Provenzano. La mancata cattura sarebbe - secondo la Procura di Palermo - uno dei tasselli di una lunga trattativa tra Stato e mafia.

Il Patto che oggi siamo in grado di ricostruire - attraverso una mole di inchieste, alcune delle quali tutt’ora aperte - riguarda la fondazione della Seconda repubblica. Le chiavi d’accesso che Ilardo ci ha fornito vengono provate e si incastrano perfettamente in una contro-storia della mafia e dell’antimafia. Una vicenda che incrocia quella del papello, un accordo in nome del quale si è consentito a Cosa nostra di inabissarsi dopo le stragi. Quella stagione si è conclusa proprio perché lo Stato ha chiuso un accordo. Il patto è stato siglato ancora una volta. Dal papello di Riina alla trattativa tra Mori e Vito Ciancimino, dalla fine della Prima repubblica all’entrata in scena di un nuovo schieramento politico, cambiano gli attori ma non le regole generali di un accordo fuori scena che lega uomini del passato a quelli del presente. Con la fine della Guerra fredda, con la fine della Prima repubblica dovevano per forza nascere “cose nuove”: nel mondo legale come in quello criminale. Le “cose nuove” le abbiamo tutti i giorni davanti agli occhi.
Questo libro racconta come esse si siano potute verificare. E cosa ci potrebbero portare in futuro.

29 gennaio 2010

 
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