|
La settimana del 29 gennaio |
|
|
Usa Un talebano per amico Il leader della missione delle Nazioni unite a Kabul ha dichiarato che alcuni tra i principali capi talebani verranno depennati dalla lista dei terroristi, una mossa che rientra nella strategia di riconciliazione nazionale perseguita dagli Stati Uniti in Afghanistan. «In più il rappresentante speciale Onu Kai Eide», scrive il New York Times, «ha implorato l’esercito Usa di far presto con il riesame dei circa 750 detenuti nelle carceri militari - un altro motivo di lagnanza per i talebani». Finora, gli americani hanno tenuto questi prigionieri in un centro di detenzione improvvisato presso la base aerea di Bagram e si sono rifiutati di rendere noti i loro nomi.
Belize Una dura opposizione C’è aria di maretta nella vita politica del Belize, dopo l’infiammata conferenza stampa del maggior partito di opposizione lo scorso 21 gennaio. «Ci siamo stufati, è ora di dire basta», ha affermato John Briceno, leader del People’s united party (Pup), citato dal Belize Times. «Per due anni siamo stati un’opposizione seria e responsabile, e non abbiamo mai attaccato frontalmente il governo per la sua gestione, sperando che così si potesse uscire dalla crisi economica. Ma quel tempo ora è finito». A far saltare i nervi al Pup, i problemi che sta attraversando l’industria saccarifera, su cui si basa l’economia del Paese caraibico. «Le esportazioni sono calate del 50 per cento», ha spiegato l’economista Mark Espat. «Ci sono almeno 20mila persone in cerca di lavoro, il 10 per cento della popolazione, e il 43 per cento dei beliziani vive sotto la soglia di povertà».
Canada Debito liberale «Quattro anni dopo aver dato battaglia per la leadership del loro partito, sette deputati del Partito liberale devono ancora finire di pagare i debiti contratti per la campagna elettorale». A scriverlo è il quotidiano canadese Le Devoir. «Sei di loro si trovano costretti adesso a chiedere alla Corte federale di concedere una seconda dilazione per rimborsare il debito, che ammontava a 830mila dollari». Erano 11 i candidati che nel 2006 si erano messi in lizza per conquistare la direzione del partito, poi affidata a Stéphane Dion. Tutti loro avevano tempo fino al giugno 2008 per rimborsare il debito, ma non riuscendoci avevano ottenuto una proroga di sei mesi. «Il 31 dicembre però la proroga è scaduta», spiega Le Devoir, «e i soldi non ci sono ancora». |