Asso di Monnezza di Ulderico Pesce, inchiesta in forma di teatro sullo scandalo dei rifiuti
Ci sono tutti: centrodestra e centrosinistra, camorristi e pubblici amministratori delinquenti, imprenditori del Nord criminali e periti chimici corrotti. Dentro Asso di monnezza - i traffici illeciti di rifiuti (all’Orologio di Roma) ci sono gli italiani che stanno distruggendo l’Italia, ne avvelenano i fiumi, i mari, la terra, con i rifiuti industriali che il Nord scarica a Sud. Lo spettacolo di Ulderico Pesce - un’inchiesta trasformata in teatro e basata su atti della magistratura e sul Rapporto ecomafie di Legambiente - lascia affranti. Viene voglia di scappare da un Paese che la classe politica, collusa o nella migliore delle ipotesi cieca e menefreghista, ha lasciato in balia di banditi colpevoli di vere e proprie stragi per cancro. In alcune zone meridionali, gli abitanti muoiono come mosche uccisi dai veleni delle discariche abusive. Eppure non si ribellano. Subiscono supini nell’osservanza di un servilismo atavico, episodicamente interrotto dai brevi scoppi d’ira collettivi che connotano le plebi straccione. Viene voglia di scappare da un Paese bellissimo ma che i suoi abitanti evidentemente odiano, visto che acconsentono alla sua sepoltura sotto milioni di tonnellate di liquidi chimici o contribuiscono con ferocia a ischeletrire. Pesce fa nomi e cognomi, indica i colpevoli, cita le aziende che alimentano l’illegalità, ricorda le nefandezze di governi centrali e locali, ricostruisce il percorso che produce la progressiva invivibilità delle nostre coste e delle nostre campagne: le bugie, le certificazioni false, i depredamenti, le complicità fra la camorra e l’imprenditoria dal volto legale. Tutte vicende note a grandi linee ma che, dettagliate e messe in fila, generano la consapevolezza di una situazione lontana ormai dalla vecchia e quasi bonaria questione morale e descrivono una distruzione di civiltà, l’autocannibalizzazione di un popolo che sembra aver deciso di suicidarsi lentamente bevendo acqua ai polifenoli e mangiando mozzarelle alla diossina o pomodori al cromo. Con molta pacatezza, con una buona dose di umorismo, Pesce usa i fatti per lanciare un allarme disperato. Leggere i giornali il mattino dopo lo spettacolo con le vacue dichiarazioni dei politici, con la cronaca dei loro piccoli interessi e delle loro ridicole beghe, fa tornare alla mente i famosi versi del Petrarca che di amore parlavano ma al cinismo di molti nostri governanti s’attagliano: «Passa la nave mia colma d’oblio/ per aspro mare, a mezzanotte il verno,/ enfra Scilla et Caribdi; et al governo/ siede ’l signore, anzi ’l nimico mio». di Marcantonio Lucidi 29 gennaio 2010
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