spacer
la notizia al centro,
il cuore a sinistra.

Dir. responsabile: Donatella Coccoli Dir. editoriale: Ilaria Bonaccorsi
è un sito MyCyrano!


Parla con Left


Americhe
Asia
Europa
Africa e Medio Oriente


Trasformazione
Libri
Cinema
Musica
Teatro
Arte

Mercati


Chi siamo
Contattaci
Redazione
Pubblicità
Credits

Abbonamento cartaceo


 
Zina: Salento chiama Africa Stampa E-mail
A un anno di distanza da Afreeque, il progetto multietnico continua la sua opera di integrazione reale con l’iniziativa “Distribuzione in nero”

Due indizi già ci dicono molto del lavoro discografico intitolato Afreeque. In primis, il nome del progetto artistico che lo ha messo in piedi: “Zina”, cioè come viene definita nel mondo arabo la donna che commette adulterio. Un termine oltraggioso, quindi, scelto per commettere oltraggio e rivendicare la libertà e la parità femminile in molti Paesi dove è ancora un miraggio. L’etichetta per cui esce il disco, inoltre, si chiama 11/8 records, ovvero il tempo musicale più difficile da suonare, quello irregolare per eccellenza. In queste premesse c’è tutta l’audacia dell’artefice, Cesare Dell’Anna, musicista salentino non nuovo a imprese del genere, all’insegna della contaminazione, del meticciato, della musica “sporcata” e, appunto, irregolare. Il disco Afreeque ha messo miracolosamente insieme i Sud del mondo, artisti provenienti da Senegal, Tunisia, Marocco e Palestina a lavoro con colleghi sardi e salentini: un’armonizzazione di tradizioni musicali e riferimenti culturali che dispensa una bella boccata d’ossigeno in questi giorni caldi in cui, più che l’incontro ci è stato mostrato lo scontro tra meridionali italiani e immigrati africani. Di accoglienza, tolleranza, speranze, sogni ma anche delusioni, parlano i quindici brani contenuti nel lavoro, specchio dell’esperienza artistica dei protagonisti ma anche delle loro condizioni di vita quotidiana. I canti griot di Amadou Faye, il rap dei palestinesi Dam, i testi di GiamP e Cesare Dell’Anna, quelli franco torinesi del marocchino Rachid Sannane, le melodie vocali del tunisino Marzuk Mejri, la cifra musicale senegalese di Idrissa Sarr, Afrobamba e Assan Diop: un mix moderno che affonda le radici nella tradizione, in equilibrio tra stili e approcci distanti ma perfettamente compenetrati. E sulle differenti onde sonore, si inseguono e riproducono quelle storie, ispirazioni e contaminazioni che sono il sale del processo creativo.

La risultante multietnica è un successo concreto, con migliaia di copie già vendute, una ristampa in arrivo e tanti concerti in archivio. Una formula che oggi, ad alcuni mesi dall’uscita di Afreeque, vede crescere altri frutti, non solo sul piano artistico, come racconta Cesare Dell’Anna: «Sulla scia dell’esito positivo di questa produzione, il progetto Zina sta continuando con quella che è la nostra reale forza: l’integrazione reale, non quella a parole. Abbiamo infatti avviato l’iniziativa  scherzosamente chiamata “Distribuzione in nero”, per permettere ad alcuni dei ragazzi, soprattutto senegalesi e magrebini, di trasformare il loro lavoro, cioè la vendita di cd e libri senza bollini, in un’impresa commerciale legale». Uscire dal nero dell’ombra e dell’illegalità in cui si è costretti, e venire alla luce, integrandosi nella società dopo averlo fatto sugli spartiti musicali. Nel progetto aperto “Zina”, c’è chi vive in Italia da tempo e si è sposato con una ragazza italiana, come il cantante Marzuk Mejri, chi parla ormai salentino meglio della lingua madre ma anche chi è stato rispedito in patria nel giro di tre giorni perché non era in regola e chi non ha invece possibilità di rientrare e ha nostalgia della famiglia a cui manda i soldi guadagnati con fatica nel nostro Paese. «Lavoriamo con veri professionisti - racconta Dell’Anna - ma anche con persone ingenue che si sono trovate per caso davanti al microfono a cantare una ninna nanna sentita per la prima volta dalla voce della mamma. Afreeque è solo un biglietto da visita, dietro al quale c’è il rispetto reciproco, frutto di maturazione e crescita giorno per giorno». Un prezioso incontro tra persone, che non è un miracolo ma esempio alto di quale forma può prendere la naturale curiosità e condivisione tra uomini. 

di Diego Carmignani

22 gennaio 2010

 
< Precedente   Prossimo >
 
Federalismo, governo in bilico
Arsenico e vecchi rubinetti
L'Aquila, e la chiamano ricostruzione
La guerra di Gianfranco
Da Tangentopoli a mani sporche
Fiat, ciao Italia e grazie di tutto
Verbali volant
Protezione civile: Tremonti “azionista”
Fiat, Punto su Belgrado
Cie, diritti “sedati”
Balcani, imperialismo energetico
Agazio Loiero: «È l’ora di cambiare rotta»
Troppe attese per il nuovo Pd
Territorio, Sabina cuore di cemento
Antonio Di Pietro: Bertolaso dica ciò che sa
Gioacchino Genchi: se provano a fermarmi...
Puglia, peggio di Tangentopoli
I servitori infedeli nell’era delle stragi
Obama, la sua Africa
G8, quel che resta di Genova
L’altra faccia dell’Iran


Crociate d’Olanda
Cecenia infinita
L’incognita iraniana
Niger, colpo di Stato democratico
Usa, il domani che verrà
Messico e inferno
Dubai, sogni infranti nella sabbia
Tempo d’India
Derivati, la rivincita
Obama alla corte del Dragone
La sete di Baghdad
Chi ha paura del Balucistan
Africa, in fila per la democrazia
Di carbone e di altre sciocchezze
Un po’ di rosso sopra Berlino
Tutti pazzi per l'atomo
Chernobyl bosniaca
Kurdistan, quale futuro
Gabon, il voto sa di broglio
Afghanistan, aspettando il futuro
Duello al Sol Calante
Iraq, il bottino impossibile


Lombardo, uomo del “fare”
Preti & prede
Nome in codice Oriente
La decapitazione del Gotha
È Mafiagate
La Capitale alemanna
Lo sciopero della fame dei malati di Sla
Calvario Cucchi
Nucleare? Signorsì
Appalti, e il controllore finì sotto inchiesta
La guerra delle pale a vento
Sindona fa sempre scuola
Processi, ora Marcello ha paura
Emergenza casa, business della Chiesa
Berlusconi ha fatto un Boffo
Fiumicino, atterraggio nel Terzo mondo
I veleni di Tito Scalo
I prof di religione non danno voti
Lo Stato fallisce, la mafia fa profitti


L’essere umano al centro della politica
La Pietra dello scandalo
Ulipristal, una pillola tutta da scoprire
Un papato di passaggio
Lo scienziato che cerca l’io
L’avventura chiamata Raistereonotte
Ru486, la piccola Commissione degli orrori
Signori, non siamo la tv
In ricerca di pace
Il flusso libero di Zaha Hadid
Il logos e le donne
Joumana Haddad: donne e libertà
La fabbrica delle donne
La laicità non è una bestemmia
In cerca della Terra gemella
Quando il regime confinò il pensiero
Gobetti, libertà e rivoluzione
L’altra faccia del socialismo
Cartesiani ancora tra noi
La scelta di Rebiya
Dopo Nietzsche, Lilith
La democrazia apparente
Il Dna non è razzista
Cristianesimo, la superstizione vantaggiosa


Euro: né alto né basso, né sopra né sotto
L’autostrada della sola
Il quarto sindacato
La rivolta di Atene
Chiesa radioattiva
I furbetti della crisi
Fondi Fas, uno scippo al Mezzogiorno
Tutti gli abusi delle statistiche
Padrone di casa esentasse
La sostenibile pesantezza del debito
Dove Sacconi separa Brunetta unisce
Una morsa globale stritola la Nortel
Un milione di posti di lavoro. In meno
Innse, i guai non finiscono
Enasarco, la resistenza degli inquilini
L’Italia in paradiso. Fiscale
Fiat, con i quattrini degli altri
Luciano Gallino: il crack coi nostri soldi
I bugiardi dell’ottimismo

Ed. Altritalia soc. coop.
P.I. 06811331005
Libertà Eguaglianza Fraternità Trasformazione
LEFT Avvenimenti © 2009
 
spacer