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A un anno di distanza da Afreeque, il progetto multietnico continua la sua opera di integrazione reale con l’iniziativa “Distribuzione in nero”
Due indizi già ci dicono molto del lavoro discografico intitolato Afreeque. In primis, il nome del progetto artistico che lo ha messo in piedi: “Zina”, cioè come viene definita nel mondo arabo la donna che commette adulterio. Un termine oltraggioso, quindi, scelto per commettere oltraggio e rivendicare la libertà e la parità femminile in molti Paesi dove è ancora un miraggio. L’etichetta per cui esce il disco, inoltre, si chiama 11/8 records, ovvero il tempo musicale più difficile da suonare, quello irregolare per eccellenza. In queste premesse c’è tutta l’audacia dell’artefice, Cesare Dell’Anna, musicista salentino non nuovo a imprese del genere, all’insegna della contaminazione, del meticciato, della musica “sporcata” e, appunto, irregolare. Il disco Afreeque ha messo miracolosamente insieme i Sud del mondo, artisti provenienti da Senegal, Tunisia, Marocco e Palestina a lavoro con colleghi sardi e salentini: un’armonizzazione di tradizioni musicali e riferimenti culturali che dispensa una bella boccata d’ossigeno in questi giorni caldi in cui, più che l’incontro ci è stato mostrato lo scontro tra meridionali italiani e immigrati africani. Di accoglienza, tolleranza, speranze, sogni ma anche delusioni, parlano i quindici brani contenuti nel lavoro, specchio dell’esperienza artistica dei protagonisti ma anche delle loro condizioni di vita quotidiana. I canti griot di Amadou Faye, il rap dei palestinesi Dam, i testi di GiamP e Cesare Dell’Anna, quelli franco torinesi del marocchino Rachid Sannane, le melodie vocali del tunisino Marzuk Mejri, la cifra musicale senegalese di Idrissa Sarr, Afrobamba e Assan Diop: un mix moderno che affonda le radici nella tradizione, in equilibrio tra stili e approcci distanti ma perfettamente compenetrati. E sulle differenti onde sonore, si inseguono e riproducono quelle storie, ispirazioni e contaminazioni che sono il sale del processo creativo. La risultante multietnica è un successo concreto, con migliaia di copie già vendute, una ristampa in arrivo e tanti concerti in archivio. Una formula che oggi, ad alcuni mesi dall’uscita di Afreeque, vede crescere altri frutti, non solo sul piano artistico, come racconta Cesare Dell’Anna: «Sulla scia dell’esito positivo di questa produzione, il progetto Zina sta continuando con quella che è la nostra reale forza: l’integrazione reale, non quella a parole. Abbiamo infatti avviato l’iniziativa scherzosamente chiamata “Distribuzione in nero”, per permettere ad alcuni dei ragazzi, soprattutto senegalesi e magrebini, di trasformare il loro lavoro, cioè la vendita di cd e libri senza bollini, in un’impresa commerciale legale». Uscire dal nero dell’ombra e dell’illegalità in cui si è costretti, e venire alla luce, integrandosi nella società dopo averlo fatto sugli spartiti musicali. Nel progetto aperto “Zina”, c’è chi vive in Italia da tempo e si è sposato con una ragazza italiana, come il cantante Marzuk Mejri, chi parla ormai salentino meglio della lingua madre ma anche chi è stato rispedito in patria nel giro di tre giorni perché non era in regola e chi non ha invece possibilità di rientrare e ha nostalgia della famiglia a cui manda i soldi guadagnati con fatica nel nostro Paese. «Lavoriamo con veri professionisti - racconta Dell’Anna - ma anche con persone ingenue che si sono trovate per caso davanti al microfono a cantare una ninna nanna sentita per la prima volta dalla voce della mamma. Afreeque è solo un biglietto da visita, dietro al quale c’è il rispetto reciproco, frutto di maturazione e crescita giorno per giorno». Un prezioso incontro tra persone, che non è un miracolo ma esempio alto di quale forma può prendere la naturale curiosità e condivisione tra uomini. di Diego Carmignani 22 gennaio 2010
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