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Dalla cultura millenaria dello Yemen, la sensibilità dei suoi nuovi scrittori
Di questi tempi vi verrebbe voglia di visitare lo Yemen? La Farnesina lo include da tempo tra i Paesi a rischio, al Qaeda sembra averne fatto il proprio santuario prediletto, vi si chiudono ambasciate, il fronte della cosiddetta Guerra al terrore minaccia di spostarsi verso quelle latitudini… Eppure anche per questo concitato venire alla ribalta dello Yemen sento personalmente una forte curiosità verso un luogo per me così esotico, verso la sua cultura, i suoi costumi, il suo mix di tradizione e modernità. Quale migliore occasione questa antologia di racconti del “Paese dei profumi e degli incensi”- Perle dello Yemen - curata da Maria Avino e Isabella Camera d’Afflitto per Jouvence (mentre la traduzione dall’arabo è stata affidata a giovani dottorandi e laureandi). Isabella Camera d’Afflitto nella presentazione ci ricorda il fascino esercitato dallo Yemen su innumerevoli visitatori italiani, da Renzo Manzoni (nipote di Alessandro) alla fine dell’800, a Pasolini che vi girò nel 1979 Il fiore delle Mille e una notte e che lo definì il Paese architettonicamente più bello del mondo. Come l’architettura yemenita si caratterizza per la pluralità di stili (risalenti a epoche diverse), così colpisce subito nei racconti selezionati dalle due curatrici la notevole varietà stilistica e tematica. Le sezioni in cui sono stati raccolti si intitolano, tra l’altro, “Migrazioni e ritorni”, “Solitudini ed emarginazioni”, “Ai confini della realtà”, “Satira sociale”, “Il prezzo dell’emancipazione”… Prevale una prosa poetica, intessuta di metafore e preziose figure retoriche, fatta di rapimento e incanto, di sguardo stuporoso dell’infanzia, senso panico della natura, gusto dell’abnorme e del fantastico, estro fiabesco. Non siamo lontani da una suggestione che nel nostro immaginario è legata proprio al mondo arabo. Ma, accanto a queste narrazioni, delicate e intense, e a volte ai limiti del manierismo, troviamo qui un vivacissimo côté satirico-comico-grottesco, anche a testimoniare un certo fervore intellettuale e una cultura per niente allineata. Mi limito a due esempi. I miniracconti di Zayd Salih al-Faqih, critico letterario e segretario della Lega degli scrittori. Possono competere alla pari con quelli del guatemalteco Augusto Monterroso, celebre autore (amato da Calvino) dei racconti più brevi della letteratura mondiale. Inoltre condensano in poche righe un giudizio storico politico. Ad esempio questo sulla rivoluzione yemenita del 1962: «Trentatré anni fa… il dormiente si svegliò… ma non riuscì ad alzarsi». E poi il giovane Wajdi al-Ahdal (autore anche di testi teatrali) con “Il naso molesto”, straordinaria variazione sul tema gogoliano (voglio sottolineare come la rinascita del racconto nel mondo arabo proviene sia dalla tradizione autoctona delle Mille e una notte, sia dalla conoscenza del racconto occidentale moderno). Vi si narra di un tale il cui naso prodigioso riesce a sentire l’odore dei sentimenti e delle intenzioni degli altri, il “fetore di mediocrità” di una annunciatrice televisiva e la “dolce fragranza” dell’amore in una vecchia compagna. di Filippo La Porta 15 gennaio 2010
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