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Con Attraversami il cuore Paola Turci ha iniziato un progetto impegnativo. Una trilogia che dai sentimenti profondi ci condurrà fino al nostro tempo presente
Con il suo ultimo disco affronta l’amore in ogni sfaccettatura, canta versi che arrivano dal cuore per raggiungere il profondo dell’anima. Nella vita Paola Turci non perde il suo impegno e la voglia di lottare. Si sente un pesce fuor d’acqua tra politici che si urlano addosso, vecchi problemi irrisolti e una sinistra ormai scomparsa e così, con Attraversami il cuore, si chiude tra i sentimenti. Il disco è il primo passo di un progetto ampio, una trilogia che darà voce, oltre al cuore, anche alle donne, fino a scandagliare il nostro tempo presente. «Un progetto impegnativo - racconta la cantautrice romana -. Nasce dal bisogno di rendere i dischi concettuali, dividerli per argomento. Non ne avevo mai scritto uno sull’amore e mi sono tolta questa soddisfazione. Dopo racconterò le donne e farò un terzo disco che affronterà la nostra società e il nostro vivere».
Oggi la musica è frammentata e si consumano solo singoli. Presentare un progetto così articolato è una grande sfida? Sì, perché si scontra con difficoltà enormi. Non c’è solo una fruibilità sempre più ridotta del prodotto ma c’è una crisi dell’intera industria discografica. Inoltre c’è una crisi economica che dovrebbe portare le persone a cercare di salvare quello che possono e guadagnare come possono. Con i dischi non si guadagna, per questo ho pensato di farne tre (ride, ndr). A maggior ragione, essendo una indipendente che fa album da sola, autogestendomi con l’etichetta del mio management, è tutto più difficile. Il rischio è di non arrivare al terzo disco ma ce la metto tutta per affrontare questo progetto perché ci credo, è una sfida nuova. Le idee sono molto più importanti dei soldi, anche se vanno finanziate.
Il primo passo è fatto. Attraversami il cuore si apre e si chiude con “Sono io”: è autobiografica, una sorta di manifesto? è una confessione inconscia, l’ho scritta una notte in cui mi sono svegliata all’improvviso, qualcosa si stava muovendo dentro di me. è stato come mettermi di fronte a uno specchio e dire a me stessa quello che sono, dove sono arrivata, in cosa credo.
Sul tuo blog si legge: «La scrittura mi placa», e poco tempo fa è uscito un tuo romanzo. Sono molto inquieta. Prima che accada qualcosa mi sento insoddisfatta, sono alla ricerca, mi sento nervosa. Ho uno stato d’animo agitato e quando scrivo mi sento come se avessi compiuto il mio dovere con me stessa, non riferito alle canzoni, succede anche con semplici appunti. Sviscerando qualcosa mi sento meglio.
Tra le canzoni dell’album c’è “Dio come ti amo” di Domenico Modugno. Come mai questa scelta? Tutto l’album è nato da questa canzone. La scelsi alcuni anni fa, tra le tante di Modugno, e iniziai a riproporla dal vivo. Insieme a quella ce n’erano tante altre che volevo cantare, così ha iniziato a prendere vita il desiderio di scrivere un disco sull’amore. Domenico Modugno, come artista, è stato quello che ha definito meglio questa mia necessità e poi ritengo “Dio come ti amo” una delle canzoni più belle che siano state scritte sul tema. Su quel brivido, quell’emozione mai uguale che dà un senso alla vita.
Poi c’è “La mangiatrice di uomini”, scritta da Francesco Bianconi dei Baustelle. Un brano dal titolo equivocabile: la canzone dice il contrario, è per questo che mi ha affascinato. Questa apparente ambiguità è proprio il volersi affrancare dal giudizio, il poter dire non giudicate, far capire agli altri il motto “chi è senza peccato scagli la prima pietra”. In questa storia la donna sembra una femme fatale che si ribella e reagisce.
Al di là della musica c’è il tuo impegno civile. Ultimamente hai partecipato al No B-Day. Cosa pensi di quello che sta accadendo oggi nella politica italiana? Si parla di dialogo ma il dialogo non esiste, si parla di amore ma anche questo non c’è, così come le riforme condivise. Si parla di opposizione ma l’opposizione non c’è. Si dichiarano tanti buoni propositi che diventano solo specchietti per le allodole. Bisogna ritornare all’etica politica, a un rapporto più diplomatico. Almirante e Berlinguer erano degli avversari di grandi valori etici. Quando c’erano degli scontri, quelli duri degli anni di piombo e delle stagioni calde, loro si mettevano in prima linea per dire basta e placare gli animi. Oggi bisogna misurare i decibel a tutti. Sono per abbattere ogni tipo di aggressione, anche quella verbale. Leggo tutti i giorni Travaglio, a volte è inqualificabile per il sarcasmo pesante che usa, ma poi alla fine non è solo sarcasmo e soprattutto ci informa, si adopera, si muove, non sta lì solo per offendere qualcuno.
Sei ancora di sinistra? Sono di sinistra perché mio padre mi ha insegnato che ci sono dei valori imprescindibili nella vita di un uomo, sono cresciuta con quei valori, il principio di uguaglianza, solidarietà, bene comune. è un principio cristiano alla fine. Mi sono riconosciuta in esso. Allo stato attuale non si fa più politica, sono rimasti in pochi quelli che la fanno davvero e vengono presi in giro. Non ci sono state neanche le riforme giuste, quelle che potevano permettere alla democrazia di essere tale. Sono tra quelli che ancora parlano di conflitto d’interessi. La sinistra non l’ha risolto ma ciò non vuol dire che non debba essere fatto. Deve essere il presidente del Consiglio il primo ad assumersi la responsabilità. Chi governa ha il diritto e il dovere di avere la coscienza pulita e sgombra dai possibili sospetti di conflitto d’interessi. Il potere mediatico da noi funziona in modo enorme, totale e totalizzante. Se pensi a “Sanremo”: la metà dei partecipanti arriva dalla tv, non da una formazione o da una carriera artistica. Oggi è la televisione che stabilisce tutto. è inutile che si critichi Santoro, è l’unica trasmissione rimasta a fare informazione, anche se pure a me dà fastidio quando si comporta in modo arrogante. Ma alla fine fa parlare i fatti.
Altro tuo impegno è nei confronti dell’Africa, iniziato anni fa con la canzone “Rwanda”. La musica può fare qualcosa? Anni fa mi indignai del trafiletto che proponevano i giornali mentre lì si verificava un genocidio, e così è nata la canzone. Anch’io all’inizio rimasi imbrigliata nel meccanismo del trafiletto, fermandomi lì, senza andare a cercare qualche informazione in più su cosa stesse succedendo. Ti perdi in tante piccole cose e non ti accorgi che c’è gente che muore ancora di fame. Pensa solo, invece, a quanto costano i nostri politici. di Pierpaolo De Lauro 15 gennaio 2010
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