Il cinema del 2010 si apre brillantemente con Io, loro e Lara di Carlo Verdone
l cinema, di preti che prendono a dubitare della loro missione ne abbiamo già visti; ma padre Carlo Mascolo, creato e impersonato da Carlo Verdone in Io, loro e Lara, non assomiglia di sicuro al curato di campagna di Georges Bernanos, tradotto sullo schermo da Robert Bresson e tanto meno al don Giulio di Nanni Moretti, sebbene la parabola percorsa dal sacerdote di La messa è finita sia la fotocopia di quella del Mascolo. Entrambi sono reduci da un’esperienza pastorale vissuta lontano dall’Italia, la quale, invece d’irrobustirli nella fede, li ha precipitati in una drammatica crisi spirituale. Entrambi sperano di ritrovare fiducia nel loro ruolo respirando l’aria di casa, tornando vicino alla propria famiglia. E tuttavia fra i due film non c’è alcun punto di contatto. Perché i rispettivi autori, per ordine e formazione culturale, sono distanti anni luce l’uno dall’altro: entrambi dotati di un’insolita vis comica, ma di opposto carattere; in radicale polemica nei confronti della tradizione del nostro cinema, vale a dire la “commedia di costume”, Moretti; figlio primogenito di quella tradizione, Verdone. Eppure in quest’ultimo film Verdone abbandona gli stilemi della comicità “all’italiana”. Io, loro e Lara pare, semmai, ispirarsi alla screwball comedy, che diede lustro alla Hollywood della seconda metà degli anni Trenta. In certo qual modo ricorda l’Howard Hawks survoltato e frenetico di Ventesimo secolo e Susanna!, l’ironico e pungente Leo McCarey di Il maggiordomo e L’orribile verità, il William Wellman insolitamente satirico di Nulla sul serio. Certo, l’impatto politico della screwball comedy era piuttosto limitato. Robert Sklar, storico della cultura americana del Ventesimo secolo, scrisse che gli iconoclasmi di quelle commedie vennero usati, almeno in superficie, per sostenere lo status quo. Parallelamente potremmo scrivere che la tipica commedia di costume “all’italiana” contiene una carica di denuncia ignota a Io, loro e Laura. Ma la sequela travolgente di scene allineate da Verdone come in un immenso Blob televisivo, rende i suoi bersagli intellegibili anche al più sprovveduto degli spettatori. di Callisto Cosulich 8 gennaio 2010
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