Una babele di suoni e voci. Addio al nichilismo degli anni 90 e al grunge. La sperimentazione premia i Radiohead. Il pop piange la scomparsa di Michael Jackson e in Italia la scena indie fa il salto
Gli anni zero in musica sono stati un po’ strani e sfuggenti tra revival degli anni Ottanta, il ritorno di grandi gruppi, la seconda ondata della british invasion; raccontare un decennio diventa una babele di suoni, nomi e voci. Finisce il nichilismo degli anni Novanta, si dimenticano le paranoie del grunge. Sull’onda del post 11 settembre la musica cerca di far dimenticare tutto ciò che non va, allo stesso tempo però si ritrova la passione per l’impegno e la politica. Il decennio si apre con una canzone quella “Yellow” che lanciò nel mondo della musica una band come i Coldplay. In molti criticarono la marcata strizzata d’occhio ai primi Radiohead, nulla di particolarmente innovativo dissero, ma poi grazie ad album come Parachutes o il successivo A rush of blood to the head conquistarono l’olimpo del rock. Possono piacere o non piacere ma Chris Martin e soci sono stati l’unico grande prodotto di rock mainstream nato e cresciuto negli anni zero, gli unici in grado di raccogliere l’eredità degli U2 anche per i prossimi anni. Gli unici in grado di competere sono i Muse con i loro testi apocalittici e loro sferzate elettriche adatte a riempire i grandi stadi.
Roskilde Negli anni Novanta tornò in auge la stagione dei grandi concerti rock, raduni chilometrici di musica che iniziavano all’alba e si chiudevano al sorgere del sole successivo. Ma l’inizio del nuovo millennio fu macchiato da una tragedia. Così come vent’anni prima la stagione dell’amore, l’epopea di Woodstock, si chiuse con le coltellate degli Hells Angels a Meredith Hunter ad Altamont durante il concerto dei Rolling Stones, il 30 giugno del 2000 a Roskilde, celebre festival danese otto giovani furono schiacciati dalla folla mentre sul palco risuonavano le note dei Pearl Jam. E proprio l’inizio degli anni zero non è stato fortunato per Eddie Vedder e soci. Dopo la tragedia, stop alle esibizioni live e per lunghi anni la band non è più tornata in Europa. Album come Binaural o l’omonimo del 2006 nulla ricordavano dei fasti del periodo grunge e anche l’appoggio a Move on per indurre a votare gli americani negli stati in bilico e le campagne per mandare a casa George W. Bush non porteranno i frutti sperati. Anni bui, dicevamo, ma che per i Pearl Jam segnano una nuova nascita sul finire del decennio. Prima Eddie Vedder tutto solo sforna la colonna sonora di Into the wild, un capolavoro di struggente bellezza, e in compagnia dei suoi soci dà alle stampe Backspacer, un ritorno per la band di Seattle vivo e frizzante dove riscoprono tutta l’energia del rock. Che sia frutto della nuova ventata di ottimismo portata da Barack Obama?
La rivoluzione A sovvertire le regole del business ci pensano i Radiohead. La band capeggiata da Thom Yorke inizia il decennio con due lavori a distanza di pochi mesi Kid A e Amnesiac, ritmi ossessivi, elettronica a go go, un viaggio nella sperimentazione proseguito con Hail to the thief fino all’ultimo In rainbows. Ma la sperimentazione per la band inglese è anche dal punto di vista commerciale e proprio In rainbows viene distribuito gratuitamente in Rete, ognuno poteva pagare quello che voleva, anche nulla, e ottenere tutte le tracce dell’album. I soldi ormai nel rock si fanno con i concerti, gli album sono solo un’ottima scusa per mettersi su un bus e girare il mondo suonando. Non solo, per primi decidono di organizzare un tour col più basso impatto ambientale possibile, scegliendo di suonare solo in luoghi raggiungibili con mezzi pubblici e limitando al minimo gli spostamenti. E l’impegno non è mancato negli decennio passato. A vent’anni dal celebre Live Aid in favore dell’Africa il mondo della musica si è ritrovato il 2 luglio 2005 a suonare in contemporanea su otto palchi per il Live 8 e spingere i grandi della terra a cancellare il debito alle nazioni più povere. Tra i partecipanti, stelle di primo piano della musica ma soprattutto un’inaspettata reunion dei Pink Floyd.
Tutti rockstar Prima ancora dei talent show all’American Idol o X factor, scovare nuovi artisti era lavoro per talent scout dotati di fiuto e inventiva, finché non è arrivato MySpace, un social network creato nel 2003 da Tom Anderson e Chris DeWolfe. Ogni iscritto ha a disposizione una pagina dove caricare facilmente foto e musica e, in men che non si dica, si popolò di musicisti in erba che potevano far ascoltare al mondo intero le loro composizioni. Un sistema semplice ma al tempo stesso innovativo che colpì anche il magnate Rupert Murdoch che attraverso la sua News corps decise di acquistarlo per 580 milioni di dollari nel 2005. Peccato che l’avvento di facebook ha quasi mandato nel dimenticatoio MySpace, utilizzato oggi perlopiù come vetrina per band affermate. Dalle sue pagine però sono esplosi fenomeni come gli Arctict Monkeys, Mika e Lily Allen. Proprio le “scimmie artiche” sono una delle new sensation del decennio, una band giovane che partita da Sheffield ha conquistato il mondo a suon di indie rock. Con l’esordio Whatever people say i am, that’s what i’m not nel 2006 vendono oltre un milione di copie in soli 8 giorni e con l’ultimo album Humbug si dimostrano ancora più maturi e agguerriti grazie anche alla produzione di un protagonista degli anni 2000 come Josh Homme, il motore della musica alternativa statunitense. È lui la mente dietro i Queen of the stone age, la band che più di ogni altra ha ridato linfa alla scena musicale d’oltreoceano. Se si parla di Stati Uniti non si possono non mensionare i The Strokes, la band che nella prima metà degli anni 2000 ha ridato vita alla scena newyorkese sepolta sotto le macerie delle Twin Tower. Un ritorno al passato quello segnato da Julian Casablancas e soci che grazie a sonorità grezze ma melodiche al tempo stesso ha riportato la grande mela alla fine degli anni Settanta quando sul palco del Cbgb si esibivano i Ramones.
Suoni dal Nord Ma non si vive di solo rock. Ed ecco che direttamente dal passato arriva l’elettronica del Nord Europa capeggiata da una band su tutte: gli islandesi Sigur Ros che sfornano negli anni 2000 album come (), Takk... e l’impronunciabile Með Suð Í Eyrum Við Spilum Endalaust. Anche l’hip hop, dopo i fasti degli anni Novanta trova nuova linfa grazie a un ragazzetto bianco, Marshall Bruce Mathers III, più noto come Eminem che scalerà le classifiche a suon di milioni di copie vendute e testi politicamente scorretti. Sul fronte del pop poco sembra cambiare, a dare una sferzata oltre alla solita Madonna, sempre in testa alle classifiche, arrivano ventate retrò come Amy Winehouse che gettano l’occhio a melodie anni Sessanta, Norah Jones che scalerà le hit parade col suo soffice jazz o il meltin pop di Mika che fonde Queen, Abba ed Elton John. Per molti però il pop è finito il 25 giugno 2009 a Los Angeles con la morte dell’unico grande re: Michael Jackson. Fortuna che nuove stelle si preparano sempre a nascere. E mentre nel pop si cerca un erede del re, gli anni zero hanno visto il ritorno sul palco di una vera leggenda: i Led Zeppelin. Anche se solo per una sera il 10 dicembre 2007 alla 02 Arena di Londra sono risuonate le note del “martello degli dei” mandando in estasi migliaia di fan. E sul fronte reunion dopo più di vent’anni si sono rincontrati sullo stesso palco anche i Police, protagonisti di un tour che ha infiammato gli stadi di tutto il mondo.
Il canto del Belpaese E in Italia? Persi tra scialbe edizioni di Sanremo, trasmissioni televisive che lanciano hit da una stagione e un’industria discografica che ha paura del nuovo, anche da noi la crisi del disco è arrivata inesorabile. Per fare un esempio, ormai la Fimi, la Federazione industria musicale italiana, ha sostituito la classifica dei singoli più venduti con quella dei brani più scaricati. Ma c’è una nota positiva negli anni zero, finalmente, la cosiddetta scena indie italiana compie il salto affacciandosi alle classifiche, anche ai primi posti, grazie a fenomeni come Negramaro, Baustelle, Marlene Kuntz e Afterhours. E tante altre spingono nelle retrovie dimostrando che c’è un Paese che pensa e suona con tanta energia. I nomi? Su tutti, il Teatro degli Orrori e i Ministri, due band che in molti ne sentiranno ancora parlare ma soprattutto suonare. di Pierpaolo De Lauro 8 gennaio 2010
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