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Lo scenario dello spettacolo audiovisivo è radicalmente mutato. Tanto per cominciare, dal lato tecnologico
Alle soglie del Duemila l’home video viveva ancora sui proventi del vhs. L’unica rivale della sala era ancora la televisione ma nel giro di un decennio lo scenario dello spettacolo audiovisivo è radicalmente mutato. Dal lato tecnologico, l’home video è passato dal vhs al dvd e il suo mercato si è ammalato. Si è scoperto così che i film in dvd, per avere credito, debbono essere preceduti da un concreto successo di pubblico in sala. Si avvererà allora la profezia, quella annunciata da Goffredo Fofi, che prevede la definitiva scomparsa del cinema dai settori dello spettacolo? Facciamo i debiti scongiuri e scegliamo nel mazzo alcuni dei titoli migliori. Cominciamo dall’anno 2000, in cui si assiste al momento magico del cinema asiatico con gli iraniani Il tempo dei cavalli ubriachi di Rahman Ghobadi e Il cerchio di Jafar Panahi, con In the mood for love diretto dal cinese Wong Kar-wai a Hong Long, con Yi-Yi e uno... e due del taiwanese Edward Yang. Per il 2001 scegliamo La città incantata del giapponese Hayao Miyazaki, nonché due film italiani: Il mestiere delle armi di Ermanno Olmi e La stanza del figlio di Nanni Moretti. Nel 2002 L’arca russa, che Aleksandr Sokirov ha girato in un unico piano sequenza di circa due ore all’interno dell’Ermitage; inoltre, L’ora di religione di Marco Bellocchio e Un’ora sola ti vorrei di Alina Marazzi. Nel 2003 abbiamo notato Il dono, opera prima di Michelangelo Frammartino, uno dei migliori debutti. Insieme ci mettiamo Sarabanda, l’ultimo film di Igmar Bergman, che è passato solo in tv. Il 2004 è l’anno di Heimat 3, la terza parte della trilogia di Edgar Reitz, la grande saga tedesca del “secolo breve”. Insieme ci mettiamo Le chiavi di casa di Gianni Amelio, Ingannevole è il cuore sopra ogni cosa, il film americano di Asia Argento e Oh!Uomo della coppia Gianikian & Ricci Lucchi, il film di montaggio che chiude la loro trilogia sulla guerra del ’15-18. Il 2005 è l’anno de Il vento fa il suo giro di Giorgio Diritti. Poi c’è Il sole di Sokurov, il suo terzo film sulla crisi del potere, incentrato stavolta sulla fine dell’imperatore Hirohito. Nel 2005 Robert Altman ci lascia in eredità prima di morire Radio America, uno dei suoi film più belli. Ma segnaliamo pure Anche libero va bene, ottimo debutto del regista attore Kim Rossi Stuart. Inoltre non vanno scordati Cuori di Alain Resnais, il “grande vecchio” del cinema francese, e Daratt del ciadiano Mahamat-Saleh Haroun, l’ultimo capolavoro che ci è pervenuto dall’Africa subsahariana, prima dell’attuale, sconfortante silenzio. Siamo al 2007, che registra 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni, Palma d’oro a Cannes, di Cristian Mangiu, il leader della nouvelle vague rumena (oggi la più vitale d’Europa), Centochiodi di Olmi e Alexandra di Sokirov, due grandi registi che non sbagliano un film. Il 2008 è l’anno di Gomorra e di Il Divo, i due film che hanno riproposto il cinema italiano all’attenzione internazionale. E siamo arrivati al 2009, finora però non abbiamo mai citato Clint Eastwood, che nel corso del decennio ha diretto otto film, tutti da incorniciare. Se, come ci viene chiesto, dobbiamo indicare il film che ci ha più colpito nell’intero decennio, la nostra scelta va al dittico Flags of our fathers e Lettere da Iwo Jima. Nessuno prima di Clint Eastwood aveva avuto il coraggio di raccontare una battaglia, prima secondo l’ottica dei propri compatrioti, poi secondo quella del nemico. di Callisto Cosulich 23 dicembre 2009
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