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Un uomo sfortunato Stampa E-mail
Il protagonista di A serious man cerca senza successo di unire la fisica con i consigli dei rabbini

Almeno in partenza c’è qualcosa che accomuna Larry Gopnick, l’“uomo serio” descritto dai fratelli Coen in A serious man, a Primo Spaggiarti, “l’uomo ridicolo” protagonista del film che Bernardo Bertolucci girò nel 1981 e intitolato La tragedia di un uomo ridicolo: il cumulo di avversità che a un certo punto della loro vita si rovescia su entrambi. Per lo Spaggiari, industriale caseario del Parmese, il rapimento del figlio Giovanni coincide con la crisi della sua azienda. Per Larry Gopnick, professore di Fisica alla università di una non specificata città del Mid West, il tradimento della moglie con un uomo che lei ritiene molto più concreto del marito si somma ai problemi causatigli dallo sciagurato fratello, che lui è costretto a ospitare su un divano di casa sua, i pensieri che gli dà il comportamento scolastico del figlio tredicenne, la figlia che gli ruba continuamente i soldi dal portafogli. Diverse però sono le loro reazioni: tragicamente “ridicola” quella dello Spaggiari e tuttavia in linea col capitalismo straccione, di cui il personaggio è un po’ l’emblema; comicamente “seria” quella del Gopnick, intento quotidianamente a cercar di adattare le teorie della sua disciplina (nella fattispecie il “principio di indeterminazione” del fisico Warner Heisenberg) ai consigli dei rabbini, cui chiede conforto a ogni spiacevole contrattempo che gli si para dinanzi.

Come avrete capito, non è un film facile A serious man. Ci domandiamo cosa sarebbe accaduto se un tema così complesso fosse finito nelle mani di un regista, le cui ambizioni erano più alte della sua effettiva capacità di tradurle sullo schermo. In questo caso, però, gli autori si chiamano Joel ed Ethan Coen, la più prestigiosa coppia di cineasti in attività non solo negli Usa ma nel mondo intero. A nostra memoria i Coen finora non hanno sbagliato un film. Come Coppola in Segreti di famiglia, anche i due fratelli riempiono la pellicola di riferimenti autobiografici, che, invece di impoverirla, stimolano la fantasia, sia nel tracciare con precisione il profilo di tutti i personaggi, principali e secondari, sia nel descrivere esterni e interni di Minneapolis, la loro città natale in cui hanno ambientato il film e che poco deve essere mutata dal 1967, l’anno in cui la vicenda si svolge.

18 dicembre 2009

 
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