|
La multinazionale petrolifera è accusata di aver inquinato i terreni e l’acqua di tre villaggi africani a causa delle perdite degli oleodotti. Agricoltori e pescatori chiedono i danni davanti a un tribunale olandese
Al Tribunale civile dell’Aja è iniziato il processo contro Royal Dutch Shell, intentato da quattro cittadini nigeriani, abitanti di tre diversi villaggi, e dagli Amici della terra olandesi, che accusano la multinazionale anglo olandese di inquinamento all’estero, causato dalle perdite degli oleodotti. I querelanti sostengono che la negligenza di Shell abbia causato la devastazione dei terreni agricoli, l’inquinamento dell’acqua potabile, reso inutilizzabili le valli di pesca e danneggiato l’ambiente e la salute delle popolazioni locali.
La denuncia si riferisce a tre prolungate perdite di petrolio avvenute tra il 2005 e il 2007. La prima, avvenuta il 26 giugno 2005 nello Stato nigeriano di Bayelsa, secondo Shell fu causata da un sabotaggio all’oleodotto e il terreno inquinato fu bonificato. I querelanti, invece, accusano la multinazionale di aver impiegato dodici giorni prima di bloccare la fuoriuscita del greggio e poi, dopo quattro mesi, di aver messo il terreno inquinato in alcuni pozzi, appiccando il fuoco, causando così ulteriori danni all’ambiente. Dopo queste operazioni, le zone di pesca sono rimaste inquinate e i pesci hanno continuato a morire, tanto che, fino al marzo 2008, non c’era più traccia di qualsiasi forma di vita ittica.
Gli agricoltori e i pescatori nigeriani chiedono che Shell li risarcisca dei danni subiti e che bonifichi i terreni ancora inquinati. È il primo processo del genere che si tiene in Olanda e la multinazionale da una parte contesta la competenza del tribunale olandese a giudicare la propria filiale nigeriana mentre dall’altra sostiene che la casa madre non sia responsabile dei comportamenti della Shell petroleum development corporation (Spdc). Secondo Michel Uiterwaal, avvocato dei denuncianti, invece, «la politica del gruppo, in particolare sui temi ambientali, viene decisa al quartier generale». La pronuncia del tribunale su questa eccezione è prevista per il 30 dicembre.
Per gli Amici della terra olandesi, «è triste ma prevedibile che Shell ricorra a tecnicismi legali per evitare di assumersi le proprie responsabilità», dato che le perdite d’olio nei tre villaggi da cui provengono i quattro querelanti non costituiscono episodi isolati ma la routine dell’attività della multinazionale, che da quarant’anni manifesta disprezzo nei confronti dei diritti delle popolazioni locali. L’azione giudiziaria in Olanda è stata decisa dopo che Shell si è rifiutata di accogliere le richieste dei residenti, perché, afferma l’associazione ecologista, «una società con 27 miliardi di dollari di profitti non può sfuggire dalle conseguenze delle proprie attività». di Beniamino Bonardi 18 dicembre 2009
|