Gianrico Tedeschi in scena con una rielaborazione di successo dell’Aulularia di Plauto
Gli attori di grande esperienza, Gianrico Tedeschi per esempio, che fra qualche mese compirà novant’anni, sono interpreti per così dire geologici: pescano nei sedimenti del loro ultradecennale mestiere le pietre preziose che di volta in volta sono necessarie all’occasione. Per la sua rielaborazione dell’Aulularia di Plauto, Tedeschi recupera i suoi trascorsi anni Sessanta nella commedia musicale di Garinei e Giovannini e nel varietà televisivo di Antonello Falqui. E allestisce alla Sala Umberto uno spettacolo di squisita tradizione italiana con una compagnia vecchia maniera, familiare, lui essendo il capocomico, nella quale lavorano, fra gli altri, la moglie Marianella Laszlo e la figlia Sveva Tedeschi. Un modo di fare teatro salutato da applausi a scena aperta alla Sala Umberto di Roma dalla platea domenicale del turno pomeridiano: un pubblico di signore quiete eppure non misericordiose verso gli artisti, con i fili di perle scintillanti come ferro nella penombra, i mariti azzimati e teporosi che la commedia con musiche dal titolo invero non aggraziato (“Metti in salvo il tesoretto”) s’incarica di tener desti. Loro sono gli spettatori eterni, in sala vanno a cercare uno stato da lucertoline ferme al sole, un servizio di parole e luci e risate nel beato pigro agio da spettatore che modi teatrali antichi procurano certamente. Tedeschi offre un sopralluogo alle fondamenta dello show moderno, a dimostrazione che il teatro non è, come certuni ritengono, la periferia della modernità ma il sostegno del mondo. Tanto più che l’invecchiamento della popolazione, inesorabile eppure gentile nei confronti dell’intelletto grazie alla medicina, porterà sempre più ondate di pubblico agli artisti della scena.
Siccome la storia è la solita, ripresa anche da Molière nell’Avaro, del vecchiaccio e riccastro Euclione che solo ai sesterzi pensa e crede, il regista Walter Mramor la intorbida di canti e musiche gradevoli e spiritose (di Valter Sivilotti) come fanno i gastronomi francesi con le loro elaborate salse sulla consueta bistecca. E pare quindi d’assaggiare il nuovo, in effetti antelucano e stranoto. Il segreto sta tutto qua, di far credere nell’inedito. Una turlupinatura, si direbbe in una commedia del Seicento, ma sulla scena è come in amore. Recitano tutti con grazia e Sveva Tedeschi possiede, come già si sapeva, voce splendida al canto, mentre Marianella Laszlo sa, da attrice sicura di sé, imbruttirsi per onorare il ruolo. A posto col mestiere anche Marina De Juli, Daniel De Rossi e Ivan Lucarelli. Di Tedeschi non si deve dire, ché ogni complimento al suo indirizzo risulterebbe quasi ingiuria alla sua arte. di Marcantonio Lucidi 11 dicembre 2009
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